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Il cinema in salotto

Dall’ultimo rapporto Auditel/Censis emerge che il 2023 ha sancito, in termini di diffusione, lo storico sorpasso delle Smart Tv nei confronti degli apparecchi tradizionali. Fra le altre conseguenze della sempre più marcata convergenza fra televisione e digitale spiccano la personalizzazione dei palinsesti e la crescente abitudine a ‘costruirsi’ in casa una sorta di sala cinematografica privata.

Che le nuove tecnologie siano ormai al centro della vita quotidiana e dei consumi mediatici della popolazione italiana non è certamente una novità: detto questo, l’intensità del processo di convergenza fra il digitale e la televisione ha assunto contorni talmente clamorosi da autorizzare a parlare di ‘svolta epocale’, espressione a volte abusata ed eccessivamente enfatica ma, in questo caso specifico, oggettivamente sostenuta dalla rigidità dei numeri.

La collaborazione fra due soggetti come il Censis, specializzato da ben sessant’anni nell’ambito della ricerca e consulenza in campo socioeconomico, e Auditel, che ha messo a disposizione il patrimonio informativo derivante dalla sua Ricerca di Base, è recentemente sfociata in un’analisi dell’evoluzione dello scenario audiovisivo nazionale e, in particolare, delle dotazioni di apparecchi tradizionali e di supporti digitali, delle connessioni e delle modalità di fruizione dei contenuti.

Il primo dato emerso è il più eclatante dal punto di vista strettamente quantitativo, ma non – come vedremo fra poco – in termini tendenziali: alla fine del 2023 erano 122 milioni gli schermi presenti nelle case degli italiani, pari approssimativamente a cinque per ogni nucleo familiare e a più di due per ogni singolo individuo.

Ma il dato più degno di nota riguarda il numero degli schermi connessi: 97,3 milioni, in virtù di una crescita del +4,4% in riferimento allo scorso anno e addirittura del +31,7% dal 2017 (anno della prima indagine congiunta Auditel/Censis sul mercato in esame) al 2023.

Il fatto che ci siano quattro screen connessi in ogni abitazione e che il traguardo dei cento milioni di apparecchi sia ormai vicinissimo non sono gli unici exploit da sottolineare.

L’anno da poco concluso ha sancito uno storico sorpasso: il numero di televisori tradizionali (20,5 milioni circa) è inferiore a quello delle smart Tv (oltre 21 milioni), protagoniste indiscusse dell’irreversibile evoluzione in atto. Poco meno di 15 milioni di famiglie (il 60,3% del totale) ne ha in casa almeno una; più di un terzo di esse (3,9 milioni) ne possiede due, mentre 1,1 milioni di nuclei hanno deciso che era necessario averne almeno tre o quattro. Per inciso, in uno scenario fatto di rose non mancano mai le spine. Gli artefici del rapporto sottolineano che ancora oggi, mentre si avvicina la fine del primo quarto del terzo millennio, 700mila famiglie italiane (il 2,8% del totale) non possiedono nemmeno un apparecchio televisivo, ‘antico’ o ‘moderno’ che sia: il che significa, in sostanza, che almeno 1,4 milioni di individui sono tagliati fuori dalla possibilità di accedere a qualunque contenuto lineare. Tornando sul versante opposto, ovvero sull’amplissimo ventaglio di opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, era assolutamente impossibile procedere a un’analisi come questa senza mai citare la parola ‘smartphone’.

La loro diffusione esponenziale prosegue senza sosta e li rende, allo stato attuale, i device maggiormente utilizzati dalla popolazione italiana: 50,6 milioni di esemplari, cifra motivata, secondo il Censis, da una serie di elementi chiave tra i quali spiccano la portabilità, la semplicità d’uso e la vocazione al consumo multitasking.

In tema di ‘vocazione’, dal report emerge un’altra tendenza interessante: visto che agli italiani piace il cinema, perché non costruirsene uno in casa? Il processo di trasformazione del salotto in un ‘multisala’ è ovviamente agli albori, ma resta il fatto che il connubio fra le dimensioni degli screen e la qualità delle immagini consente di ‘pensare in grande’. Oltre sei milioni di apparecchi televisivi (il 14,1% del totale) hanno una dimensione di 50 pollici o più; ben il 97,5% degli apparecchi stessi ha lo schermo al plasma, a cristalli liquidi o al LED, mentre sono già 8,2 milioni i televisori a 4K.

La fruizione ‘comoda’

La possibilità di attrezzarsi nella propria abitazione per vivere momenti di entertainment che in passato potevano essere offerti solo dalle sale cinematografiche sembra essere molto gradita dai consumatori.

Il Censis, in un altro recente studio, ha quantificato in 91 individui su 100 la quota di chi giudica ‘comoda’ la casa in cui vive; il 77,5% ritiene che sia ‘ben accessoriata’ e il 60,9% (percentuale da non sottovalutare, in un’epoca in cui l’incremento del tempo speso ‘out of home’ dagli utenti condiziona in modo rilevante anche la curva degli investimenti pubblicitari) dichiara di aver ricominciato a trascorrere più tempo, rispetto a qualche anno fa, all’interno delle mura domestiche.

In sostanza, il concetto di ‘fruizione televisiva comoda in una casa comoda’ si sta diffondendo sempre di più presso gli user, entusiasti delle nuove opportunità di ascolto e di visione che possono cogliere.

I fattori chiave fin qui analizzati si intersecano fra loro, creando ulteriore valore aggiunto: se gli apparecchi televisivi diventano smart e moltiplicano le proprie funzionalità, se l’utilizzo diviene sempre più parcellizzato e personalizzato, se i salotti assomigliano sempre di più a sale cinematografiche in cui è possibile fruire di contenuti audio e video senza rimetterci in termini di dimensioni e qualità delle immagini, se gli schermi sono più grandi rispetto al passato… il ragionamento che si diffonde presso l’utente è “non esco e mi godo lo spettacolo in casa”.

In tema di grandezza degli schermi, il report Auditel/Censis fornisce altri dati eloquenti. I sei milioni di televisori che nell’attuale scenario possono essere definiti ‘grandi’ (dai 50 pollici in su, come già detto) delineano un trend di crescita straordinario: in sette anni sono più che triplicati, visto che nel 2017 erano meno di due milioni e la loro quota d’incidenza galleggiava intorno al 4%. La tendenza è sintonica con il progressivo ridimensionamento dei televisori ‘piccoli’ (under 32 pollici), il cui tasso di penetrazione nelle abitazioni degli italiani è sceso, in sette anni, dal 42,7% al 23,7%.

Tv e digitale: una convivenza possibile

Decisamente degno di nota è anche l’aumento della visione in streaming: come sottolinea Andrea Imperiali, Presidente di Auditel, “lo scorso anno 26,3 milioni di individui (il 45,8% del totale) hanno fruito di contenuti televisivi su piattaforme e siti web. Nel 2017 il valore assoluto era di meno di 16 milioni di persone, per una quota di penetrazione nell’ordine del 27%: la crescita cumulata registrata nei sette anni monitorati è del +66,2% e la spinta decisiva riscontrata nel periodo pandemico non si è esaurita nemmeno dopo la fine della fase emergenziale più acuta (l’incremento 2023 vs 2022, infatti, è stato del +7,3%). Nell’ambito del processo globale di trasformazione delle modalità di consumo, i cui protagonisti sono soprattutto i grandi Gruppi multinazionali, va dato atto ai broadcaster italiani di non essersi fatti trovare impreparati: al contrario, grazie ai loro cataloghi e alle loro piattaforme hanno dimostrato di essere competitivi sul fronte degli ascolti lineari e di saper recuperare quote di audience aggiuntiva sulle piattaforme digitali. Il sesto Rapporto Auditel/ Censis si rivela, una volta di più, uno strumento prezioso per l’intero mercato e per chi ha il compito di guidare il Paese. Emergono molti dati positivi sul percorso di modernizzazione in atto, ma si palesa anche la necessità di implementare l’accesso alla banda larga previsto dal PNRR: in caso contrario, si creerà una situazione di squilibrio e di svantaggio per milioni di famiglie italiane”.

A parere di Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, “associare l’avvento del digitale alla fine della televisione è un’ipotesi del tutto priva di fondamento. È un processo di trasformazione che non prevede ‘estinzioni’: semplicemente, la televisione è diventata smart e consente agli utenti di avere a disposizione un più ampio e variegato ventaglio in termini di scelta (ognuno guarda quello che vuole, dove vuole e quando vuole). L’essenza del concetto di ‘Tv connessa’ è proprio questa: da un lato sancisce l’ascesa della ‘soggettività’ al ruolo di protagonista nella composizione dei palinsesti, dall’altro il grande schermo, la casa, la quotidianità e i comportamenti d’ascolto compensano la crescita dell’‘individualismo’ degli smartphone”.

A proposito di smartphone, il Vicepresidente del Senato della Repubblica, Maurizio Gasparri, ricorda che “con questo strumento, oggi come oggi, chiunque può vedere la televisione, leggere i giornali e fruire di altri servizi, ma si trova anche esposto a molta pubblicità. Il ruolo dei giganti della Rete, che entrano nel sistema televisivo facendo concorrenza sleale, pone un problema di equità fiscale che deve essere affrontato”.

“Oggi assistiamo al sorpasso del mondo streaming nei confronti della televisione lineare”, aggiunge Laura Aria, Commissario AgCom, “e in tale contesto le sfide inerenti il tema della regolamentazione sono molteplici, a cominciare dalla lotta contro la pirateria digitale. Occorre trovare soluzioni sintoniche con le normative sia locali sia europee, per arrivare a una regolamentazione sempre più omogenea. È importante sfruttare le opportunità offerte dalla tecnologia e, al contempo, è fondamentale che le Istituzioni sappiano ridurre al minimo, con senso di responsabilità, i rischi derivanti da tale processo”.

“Siamo al centro di un costante percorso di adeguamento tecnologico”, afferma Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, “vertente sulla diffusione degli apparecchi di nuova generazione. Tale cambiamento comporta nuove modalità di fruizione del mezzo televisivo e rende necessaria una serie di riflessioni da parte degli organi istituzionali, al fine di promuovere l’alfabetizzazione digitale e di sostenere un’industria audiovisiva che è in perenne fase di transizione. Ancora, bisogna favorire l’aggiornamento del quadro normativo a tutela degli operatori del settore e dei consumatori, con particolare riferimento ai minori: il processo di digitalizzazione va completato, per favorire l’accesso alla connessione di tutte le famiglie italiane”.

“Il sorpasso delle smart Tv rispetto agli apparecchi tradizionali”, interviene Alberto Barachini, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria, “delinea la direzione assunta dal percorso di utilizzo e di fruizione del mezzo televisivo, nonché il cambiamento operativo inerente la dieta mediatica degli italiani. Sono però convinto che si debba e si possa fare molto di più, offrendo ai cittadini una continuità di contenuti fruibili sui vari device; abbiamo l’opportunità di trasmettere messaggi informativi e di impronta culturale, veicolandoli con modalità differenti rispetto al passato, senza mai smettere di seguire e di aggiornare il processo di trasformazione. La strada migliore non è quella della sostituzione, bensì quella dell’integrazione e della moltiplicazione delle vie d’accesso”.

Barbara Floridia, Presidente della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, mette l’accento sulla necessità di comprendere che “telefonino e smart Tv non sono solo una mera trasposizione dell’emittenza tradizionale: a essere cambiata è anche e soprattutto la mentalità. È diventato determinante pensare a nuovi prodotti digitali, partendo proprio dal presupposto che la modalità di fruizione si è evoluta, in un contesto in cui siamo tutti sommersi dalla comunicazione”. “Dal rapporto”, sostiene Roberto Marti, Presidente della 7ª Commissione permanente (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato della Repubblica, “emerge in modo evidente che il ‘digital divide’ rappresenta un problema non ancora risolto, soprattutto nelle regioni meridionali del Paese: questa è una considerazione preoccupante, perché sia la scuola sia il mercato del lavoro richiedono competenze digitali sempre più specializzate, in primis nel campo dell’Intelligenza Artificiale”.