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Cinello estende le frontiere dell’arte

L’azienda italo-danese ha ideato un modello di business sostenibile che utilizza il digitale e un sistema brevettato per sostenere e promuovere il patrimonio culturale del nostro Paese.

Insieme a Giacomo Nicolella Maschietti, Responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Esterne di Cinello, abbiamo parlato di come l’azienda – specializzata nella produzione limitata di ‘serigrafie digitali’ dei capolavori dell’arte – coniughi cultura e ricavi attraverso l’utilizzo del digitale.

Qual è la mission di Cinello e come nasce?

Giacomo Nicolella Maschietti: Cinello è un’azienda impegnata nel delicato compito di promuovere e valorizzare il patrimonio artistico attraverso il digitale, su scala nazionale e internazionale. L’idea nasce dall’intuizione di John Blem e Franco Losi, due ingegneri provenienti dal mondo dell’Information Technology (entrambi hanno lavorato per molti anni in California nella Silicon Valley) che condividono la passione per la cultura e il patrimonio culturale, storico e artistico del nostro Paese. Fondano Cinello nel 2015 e, contemporaneamente, inventano e brevettano a livello internazionale i DAW® (Digital Artwork), ‘estensioni uniche digitali certificate’ dei maggiori capolavori del nostro patrimonio artistico.

Attualmente Cinello è partner di ben undici musei italiani e utilizza i DAW® per realizzare mostre o per offrirli al mercato dei privati. I DAW® sono prodotti in edizioni limitate, numerate e autenticate, in scala 1:1, non riproducibili e sono protetti con un sistema di crittografia digitale brevettato.

Cinello ha attualmente uffici in Italia, a Firenze e Milano, e in Danimarca, a Copenaghen.

Quali sono le sue principali attività?

Giacomo Nicolella Maschietti: L’idea di Cinello è quella di far interagire il maggior numero possibile di utenti attraverso il digitale e coinvolgere un pubblico sempre più ampio, proveniente da tutto il mondo, nella conoscenza inclusiva, nella condivisione e nella promozione del patrimonio culturale, storico e artistico, nonché di quello contemporaneo. La digitalizzazione e la diffusione sostenibile, attraverso la piattaforma Cinello, dei nostri capolavori possono contribuire a valorizzare gli originali conservati nei musei italiani e possono aiutare a portare più pubblico nelle città e nei borghi storici, custodi del nostro patrimonio culturale. Chi è rimasto affascinato dalle versioni digitali, infatti, vuole spesso vedere gli originali e visitare le istituzioni che li conservano. Il brevetto di Cinello consente alle ‘estensioni uniche digitali certificate’ di essere acquistate da collezionisti o di essere concesse in prestito a terzi – privati, musei e fondazioni – per realizzare mostre di capolavori altrimenti non movimentabili. E questa è un’opportunità straordinaria per la disseminazione sostenibile della conoscenza dell’arte e della cultura del nostro Paese.

In che modo Cinello sostiene l’arte e il patrimonio artistico italiano?

Giacomo Nicolella Maschietti: Il modello di Cinello prevede che i musei ricevano un’importante percentuale dei ricavi – al netto dell’IVA (ove applicabile), dei costi di produzione e di promozione e dei costi operativi sostenuti dall’azienda – derivanti dalla vendita ai privati dei DAW® o dalla loro esposizione al pubblico. Per fare un esempio, tutti i ricavi provenienti da una mostra (bigliettazione, servizi aggiuntivi ecc.), ove incassati da Cinello, sono divisi, in modo proporzionale, con i musei detentori degli originali. Nel biennio 2022/23 l’azienda, completamente autofinanziata, ha retrocesso ai musei partner 300mila euro grazie alle attività espositive e di vendita. 

Dal sito ufficiale dell’UNESCO risulta che, su un totale di 936 tra siti culturali (725), ambientali (183) e misti (28), l’Italia abbia 47 siti riconosciuti (di cui 44 culturali e 3 ambientali). La digitalizzazione di questo patrimonio è un passaggio cruciale del futuro del nostro Paese. Cinello e il suo brevetto, interamente sviluppato in Italia, consentono di effettuare una digitalizzazione protetta e consapevole del patrimonio culturale, storico e artistico di proprietà pubblica.

Quali sono le mostre e gli eventi attualmente in corso? Ci fa qualche anticipazione sul calendario?

Giacomo Nicolella Maschietti: Attualmente Cinello sta collaborando con il Bonnefantenmuseum di Maastricht nella mostra ‘Pixel Perfect?’. Espone un DAW® di Pieter Bruegel il Vecchio (ca. 1525/1530-1569) proveniente dal Museo di Capodimonte di Napoli e uno di Sano di Pietro (Siena, 1405-1481) di proprietà della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. La Parabola del Cieco di Bruegel è, infatti, troppo fragile per lasciare il Museo di Capodimonte e con l’aiuto dei DAW® è possibile ammirare la sua versione digitale. Accanto a esso è esposto, in conversazione, il Paesaggio invernale con trappola per uccelli della bottega di Pieter Brueghel il Giovane (1564-1638), di proprietà del museo olandese. Questa è una delle 127 copie dell’originale dipinto da suo padre Pieter Bruegel il Vecchio.

Sono in programma, inoltre, nuove mostre nel golfo degli Emirati Arabi, dove Cinello ha recentemente partecipato alla fiera Art Dubai nella sezione digital. Chi fosse interessato alle prossime esposizioni in arrivo può consultare il nostro sito (www.cinello.com).

Ci spiega la differenza tra DAW® e NFT?

Giacomo Nicolella Maschietti: I ‘Non-fungibile tokens’ (NFT) sono asset digitali inseriti di in archivio immutabile chiamato catena di blocco, o blockchain, all’interno dei quali alcune informazioni (metadati) vengono salvate in modo permanente. Questi dati non sono tecnicamente alterabili o manomettibili e contengono informazioni visibili a tutti attraverso un sistema di lettura dei token. Gli NFT sono ‘certificati di proprietà’, privi di contenuto. Un diritto di proprietà, a oggi, ancora non riconosciuto da standard condivisi a livello nazionale o internazionale. Un Digital Artwork (DAW®) è, invece, formato da un insieme di elementi materiali e immateriali. Le estensioni digitali create da Cinello sono una combinazione di maestria fisica (le cornici) e digitale (l’opera) e includono: un file ad alta risoluzione dell’opera e un piccolo supporto hardware (myGal) sul quale è installato il software Cinello che implementa l’oggetto del brevetto. Si tratta di un modello che lega, attraverso un algoritmo crittografico, il file digitale ai dispositivi mediante i quali viene visualizzato (myGal stesso e Monitor), in modo che non possa essere riprodotto e condiviso. Infine, è allegato un certificato di autenticità (COA) numerato e firmato da Cinello e dal proprietario o dal detentore autorizzato dell’opera (per esempio il direttore del Museo). Insieme al DAW® viene consegnata una cornice riprodotta artigianalmente in scala 1:1 sulla base dell’originale. Come dicevo, il DAW® è protetto da brevetto depositato e concesso in diversi Paesi del mondo e, pertanto, è garantito e riconosciuto a livello internazionale.

C’è da sottolineare, poi, un’altra grande differenza. Nell’attuale panorama di sviluppo tecnologico della blockchain, gli NFT possono essere trasferiti o ‘bruciati’ (cancellati). In tal caso, le vendite di NFT possono essere effettuate su altre piattaforme decentralizzate, diverse da quella originariamente usata per la prima transazione posta in essere dal creatore dell’NFT (artista, museo o collezionista), non garantendo il controllo sulla circolazione e lo scambio di NFT successivi alla prima vendita, quindi sulla royalty su ogni successiva vendita. Allo stesso tempo, le informazioni potrebbero essere cancellate o trasferite su un’altra blockchain, non garantendo anche in questo caso il controllo sulla circolazione e lo scambio di NFT successivi alla prima vendita. Contrariamente, i DAW® non possono essere né trasferiti né ‘bruciati’, ovvero rimossi dalla blockchain, in quanto protetti dal brevetto di Cinello. Questo significa che ogni DAW® unisce fisico e digitale in un’unica soluzione, creando un legame fra il COA e il numero dell’edizione insieme al numero identificativo del monitor e del file criptato.

La tecnologia che contributo può dare all’arte e alla cultura in generale?

Giacomo Nicolella Maschietti: Cinello vuole creare, attraverso il digitale, una nuova fonte di ricavi per il patrimonio artistico. Con i proventi generati da queste inedite forme di vita digitale delle opere d’arte, è possibile finanziare campagne di catalogazione, conservazione, restauro, digitalizzazione ed esposizione al pubblico del patrimonio custodito dalle istituzioni culturali pubbliche italiane, in primo luogo di quello che non è accessibile. Come noto, una porzione significativa delle opere dei nostri musei non è al momento esposta. Attraverso la sua digitalizzazione, sarà possibile valorizzarla (anche le opere meno note) e creare nuove modalità sostenibili di gestione e di fruizione.

Ciò detto, il business model di Cinello si potrebbe definire ‘sostenibile’?

Giacomo Nicolella Maschietti: Cinello può già vantarsi di essere una realtà ampiamente sostenibile grazie al suo modello espositivo che non prevede la movimentazione di opere ma esclusivamente di file. Attraverso il suo brevetto è in grado di progettare e realizzare mostre digitali in tutto il mondo, a impatto molto basso (movimentare file emette molta meno CO2 rispetto al trasporto e all’allestimento/disallestimento delle opere d’arte fisiche), gestendo tutte le attività operative, dalla logistica agli aspetti curatoriali, grazie alla collaborazione con rinomati esperti del settore. Cinello è, inoltre, membro dell’associazione internazionale ‘Gallery Climate Coalition’ che vanta tra i suoi partecipanti i maggiori player del mercato dell’arte. L’obiettivo di GCC è di facilitare la decarbonizzazione del settore delle arti visive e promuovere pratiche di zero rifiuti. Un esempio è la mostra ‘Leonardo da Vinci: Masterpieces & Flying Machines’, organizzata di concerto con il Consolato Italiano, a fine 2019, presso la Sharbatly House di Gedda, in Arabia Saudita. Mai in precedenza i capolavori del Codex Atlanticus di Leonardo da Vinci, assieme a pezzi pregiatissimi come La Scapigliata, custodita al Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, e il Ritratto di Musico della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, erano stati esposti contemporaneamente nella penisola arabica.

Venendo al collezionismo, in che modo viene stabilito il costo di una ‘serigrafia digitale’?

Giacomo Nicolella Maschietti: Il limite plastico della transizione digitale è che spesso distrugge valore economico, anziché crearlo, senza offrire alternative sostenibili: una volta che un’opera viene digitalizzata ad alta risoluzione, il costo pressoché nullo di distribuzione induce istituzioni e imprese a vendere le riproduzioni a prezzi irrisori, puntando più sulla quantità di acquirenti che sulla loro qualità; in tal senso vi sono in commercio diversi prodotti digitali che offrono per cifre modestissime l’accesso a migliaia di opere: i proprietari degli originali, con questi modelli di business, non incassano quasi nulla e perdono completamente il controllo sugli usi e i riusi (si pensi al merchandising) dei loro file.

L’approccio di Cinello è andato sempre in direzione opposta: ha investito anni, lavoro e milioni di euro per far affermare il principio che l’unicità e l’originalità hanno un valore intrinseco che va riconosciuto anche alle versioni digitali, riuscendo a ottenere prezzi importanti che gli acquirenti sono disposti a corrispondere perché sono perfettamente consapevoli che l’operazione ha la finalità di sostenere le attività dei luoghi della cultura proprietari degli originali. I prezzi dei DAW® (9 edizioni uniche per ciascuna opera, destinate al mercato dei privati) sono concordati assieme ai musei detentori degli originali.

Cinello si occupa anche di arte contemporanea? Se sì, in che modo?

Giacomo Nicolella Maschietti: Assolutamente sì. Il brevetto dei DAW® si presta perfettamente alla tutela e alla diffusione di opere d’arte native digitali, poiché protegge il file. Il team curatoriale di Cinello – che vanta nello staff la presenza di Serena Tabacchi (protagonista delle più recenti esposizioni italiane e internazionali dedicate all’arte digitale) – ha recentemente selezionato alcuni tra i migliori talenti contemporanei impegnati nella ricerca digital. Sulla nuova piattaforma CINELLO UNLIMITED è possibile entrare in contatto con alcuni dei migliori artisti che hanno concepito le proprie opere in un formato immateriale. Si va da autentici pionieri del ’900 – come Fabrizio Plessi, che ha deciso di affidarsi a Cinello per la tutela dei suoi lavori – sino ad arrivare a giovanissimi interpreti della poetica contemporanea.

La selezione effettuata su CINELLO UNLIMITED consente al visitatore della piattaforma di non restare disorientato davanti a migliaia di opere, bensì di entrare in immediato contatto con alcuni dei più interessanti talenti del momento. Tra i primi artisti selezionati: Guido Albanese, Francesco Allegretti, Agron Hoti, Vittorio Bonapace, David Golzio, Danilo Falà, Fuse, Felice Limosani, Fabrizio Plessi, Emiliano Ponzi, Alessandro Pongan, Jean Marie Reyner, Joaquina Salgado, Fabiano Speziari, Nicola Verlato, Valentiniaki, Marcello Silvestre.