Il concept store milanese di Antonio Marras invita il pubblico a fare un’immersione nell’immaginario – fatto di musica, volti e sogni condivisi – del creatore di uno dei luoghi più iconici della città di Milano.
Nel pieno della fashion week milanese Nonostante Marras inaugura LES GARÇONS des RÊVES, una personale di Nicola Guiducci, celebre dj e art director del Plastic Club di Milano, luogo iconico della notte internazionale per oltre trent’anni che ha chiuso i battenti definitivamente all’inizio di settembre 2025, segnando la fine di un’era. La mostra, visitabile fino al 31 ottobre, è stata curata da Francesca Alfano Miglietti e raccoglie disegni a matita, acquerelli, grafiche e collage, allestiti da Elvis Furlan e Leonardo Marras e pensati appositamente per dialogare con lo spazio che li accoglie. Uno spazio ibrido per vocazione che ha fatto della contaminazione la sua cifra distintiva: flagship store dell’eclettico stilista sardo Antonio Marras ma anche caffè, galleria d’arte, libreria e un incubatore di progetti che intrecciano linguaggi e discipline diversi. “Dipingo da quando sono nato”, racconta Guiducci. “Dal nulla mi metto a disegnare e poi se ne esce qualcosa che trovo interessante approfondisco il soggetto, il tratto, le caratteristiche che mi piacciono. Non mi interessa tanto il periodo quanto l’‘attitude’: quella non cambia con l’estetica”. Nei suoi lavori emergono giovani sospesi tra realtà e sogno: ragazzi belli e spavaldi, mai del tutto perduti, provenienti dalle periferie dell’immaginario occidentale. Figure minimali, gesti universali: uno sputo per terra, una sigaretta fumata appoggiati a un muro, uno sguardo dolce e insieme tagliente. Una gioventù eterna, fragile e ribelle, che attraversa i decenni senza esaurirsi.
La carriera di Nicola Guiducci si intreccia indissolubilmente con la storia del Plastic, locale che fondò nel 1980 insieme a Lucio Nisi e che ha segnato un’epoca, diventando punto di riferimento mondiale per arte, musica, moda e cultura underground. Nativo di Pistoia, Guiducci arrivò a Milano alla fine degli anni Settanta, dopo aver vissuto la scena notturna londinese tra il Blitz Club e il New Romantic, accanto a figure come Derek Jarman, John Maybury e Andrew Logan. Cantante nei gruppi Niagara Falls e Gaz Nevada, poi solista, nel 2001 fonda Angle Records & Books, etichetta indipendente e casa editrice, con cui produce musica di ricerca e progetti editoriali. Parallelamente porta avanti la fotografia, la rivista Envelope e oggi NG magazine. I tre volumi di This is Plastic hanno raccolto migliaia di immagini del club, restituendo un diario visivo di notti leggendarie. Non a caso Keith Haring, suo amico personale, scriveva nei suoi diari che il Plastic era il suo locale preferito in Europa.
Guiducci ha sempre mostrato un talento unico nel mescolare ambienti e linguaggi: musica, arte, moda, design. Le sue selezioni musicali originali e le scenografie visionarie hanno accolto nel tempo personalità come Elio Fiorucci, Elton John, Grace Jones, Madonna, Freddie Mercury e Andy Warhol. Una creatività trasversale, capace di generare spazi in cui convivono sperimentazione e glamour, libertà e rigore estetico. Con LES GARÇONS des RÊVES, Guiducci trasporta la sua attitudine dall’universo della notte a quello delle arti visive. I giovani che popolano le opere non sono semplici ritratti: incarnano un archetipo eterno di ribellione e vulnerabilità. “Non volevo fare casino”, spiega l’artista. “Ho chiuso la scelta di questo capitolo a quel periodo, ma quel tipo di gioventù esiste da sempre ed esisterà per sempre”. Lontani dalle mitologie patinate, i suoi ragazzi sono figure quotidiane e marginali, presi da gesti minimi che diventano universali: un coltello nello stivale, un lampione sotto cui fumare, la dolcezza improvvisa di uno sguardo. Sono i protagonisti di una narrazione visiva che restituisce un’epopea intima e popolare, tra poesia e realismo urbano. Se, infatti, la musica e il clubbing hanno segnato la sua carriera pubblica, il disegno rappresenta per Guiducci una forma di racconto personale, un diario che oggi si apre alla condivisione. La mostra non si limita a presentare un corpus di lavori ma diventa occasione per leggere in controluce un’intera generazione e il suo modo di stare al mondo.

