Dopo cinque anni di ricerca coordinata da Zespri insieme a università, centri di ricerca e produttori, emergono nuove conoscenze e strumenti concreti per aiutare il settore ad affrontare una delle principali sfide della coltivazione del kiwi in Italia.
La morìa del kiwi (KVDS) ha ridotto negli ultimi anni di oltre 8.000 ettari le superfici coltivate in Italia, diventando una delle principali minacce per un settore che rappresenta un’eccellenza dell’agricoltura nazionale. Oggi, però, grazie a cinque anni di ricerca e sperimentazione in campo, il settore dispone di nuove conoscenze che consentono di affrontare il problema con strumenti più efficaci.
Sono questi i principali risultati emersi durante il secondo Open Day del progetto KVDS (Kiwifruit Vine Decline Syndrome), promosso da Zespri insieme a Università, centri di ricerca e organizzazioni di produttori per condividere con il settore le evidenze raccolte dal 2020 a oggi.
L’evento si è svolto lo scorso 11 giugno presso l’IIS San Benedetto di Latina per la sessione tecnica e presso l’Azienda Agricola Madre terra di Doganella di Ninfa per le attività dimostrative in campo.
Dalla ricerca alle soluzioni in campo
Negli ultimi cinque anni Zespri ha investito oltre un milione di euro in un programma di ricerca sviluppato insieme ai partner della filiera italiana e a un network composto dall’Università della Basilicata, CREA, i.Ter, Università di Bari, Karposia e altri enti di ricerca.
L’obiettivo del progetto è stato comprendere le cause della morìa del kiwi e trasformare la ricerca scientifica in strumenti concreti per supportare i produttori nella gestione degli impianti e nella tutela della produttività aziendale.
Durante l’Open Day, i professori Bartolomeo Dichio, Alba Mininni e Adriano Sofo dell’Università della Basilicata hanno illustrato i risultati dalle attività svolte negli ultimi anni, evidenziando come una maggiore comprensione delle relazioni tra suolo, acqua, apparato radicale e fisiologia della pianta abbia permesso di individuare nuove strategie e pratiche agronomiche per contrastare il fenomeno.
La successiva visita al frutteto sperimentale, guidata da Egidio Lardo e Massimiliano Natali di Karposia, ha consentito ai partecipanti di osservare direttamente in campo l’applicazione delle tecniche sviluppate nell’ambito del progetto. Le prove hanno dimostrato come un approccio integrato possa contribuire al recupero dell’attività vegetativa e produttiva di piante che manifestano i primi sintomi di morìa.
La salute del suolo al centro della lotta alla morìa
Uno dei risultati più significativi emersi dal progetto riguarda il ruolo della salute del suolo.
Le attività di ricerca coordinate dall’Università della Basilicata hanno confermato che la morìa non è riconducibile a patogeni responsabili della malattia, ma è il risultato di un processo complesso in cui la degradazione della struttura del terreno, eccessi idrici e la carenza di ossigeno a livello radicale svolgono un ruolo determinante.
In queste condizioni, si possono innescare processi di disbiosi che favoriscono l’aumento di funghi e batteri patogeni, normalmente presenti nel terreno, che possono contribuire ad aggravare il problema, accelerando il declino delle piante.
I risultati della ricerca indicano quindi che la gestione della sostanza organica, la tutela della biodiversità microbica e la conservazione della struttura del suolo e la corretta gestione dell’irrigazione rappresentano le leve principali per aumentare la resilienza degli impianti.
Acqua e irrigazione: la gestione fa la differenza
Un altro filone importante di ricerca ha riguardato la gestione dell’acqua, considerata oggi una delle variabili più importanti per la salute degli impianti di kiwi.
Le sperimentazioni hanno evidenziato come un’irrigazione eccessiva possa favorire condizioni di stress radicale e contribuire all’insorgenza o all’aggravamento dei sintomi della morìa. Al contrario, una gestione più precisa e calibrata sulle effettive esigenze delle piante può contribuire a migliorare la funzionalità dell’apparato radicale e la resilienza dell’impianto.
Le prove hanno inoltre dimostrato che una corretta strategia irrigua può svolgere un ruolo importante non solo nella prevenzione, ma anche nel recupero degli impianti quando il fenomeno viene intercettato nelle sue fasi iniziali.
In questo contesto, strumenti di monitoraggio, tecnologie digitali e sistemi di agricoltura di precisione assumono un ruolo sempre più rilevante nel supportare le decisioni agronomiche dei produttori.
Nuove varietà per affrontare le sfide future
Le attività sperimentali hanno inoltre evidenziato il potenziale di nuovi portainnesti, tra cui il portainnesto Bounty, che hanno mostrato una maggiore tolleranza agli stress ambientali e agli eccessi idrici.
Pur rappresentando un’opportunità interessante per il futuro della coltura, i risultati confermano che nessuna innovazione genetica può sostituire una corretta gestione del suolo e dell’acqua, elementi che rimangono alla base della sostenibilità degli impianti.
Innovazione e sostenibilità per il kiwi italiano
Le evidenze emerse dal progetto KVDS rafforzano una convinzione condivisa da ricercatori e produttori: il futuro del kiwi passa attraverso una gestione sempre più sostenibile delle risorse naturali e una maggiore attenzione alla salute del suolo.
Migliorare la fertilità biologica dei terreni, ottimizzare l’utilizzo dell’acqua e adottare pratiche agronomiche più attente agli equilibri dell’ecosistema significa non solo contrastare la morìa, ma anche costruire impianti più resilienti e capaci di adattarsi alle nuove condizioni climatiche.
In questo contesto, il progetto promosso da Zespri rappresenta un esempio concreto di come ricerca scientifica, innovazione tecnologica e collaborazione lungo la filiera possano tradursi in benefici tangibili per il territorio e per la competitività del kiwi italiano.
“Cinque anni fa la morìa rappresentava un fenomeno ancora poco compreso. Oggi disponiamo di conoscenze molto più solide che ci permettono di supportare i produttori con indicazioni tecniche concrete e basate sull’evidenza scientifica. Il nostro obiettivo è continuare a trasformare la ricerca in innovazione applicata, contribuendo a rendere la coltivazione del kiwi sempre più resiliente e sostenibile“, ha dichiarato Dario Vegetti, Head of Innovation & Productivity per l’Emisfero Nord di Zespri.
Prospettive future
Alla luce dei risultati emersi, il progetto proseguirà con nuove attività sperimentali dedicate alla gestione irrigua di precisione, allo studio dei portainnesti e all’approfondimento delle relazioni tra salute del suolo, biodiversità e resilienza degli impianti.
Attraverso la collaborazione con il mondo della ricerca e con i produttori, Zespri continuerà a investire nello sviluppo di soluzioni innovative per contribuire alla sostenibilità e alla competitività della filiera del kiwi in Italia e in Europa.

