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Websolute: AI e digitale a misura di brand

Websolute premiato per la realizzazione del nuovo sito di Ceramica Sant’Agostino, all’insegna di design, innovazione e qualità dell’esperienza digitale.

Un brand che rappresenta l’eccellenza del design ceramico italiano sceglie di progettare un ecosistema digitale capace di esprimerne estetica, qualità e cultura. Enrico Gualandi, Responsabile Marketing, ed Elena Centin, Project Manager di Websolute, ci raccontano visione, scelte e sfide del progetto realizzato per Ceramica Sant’Agostino.

Websolute lavora da anni all’intersezione tra design, tecnologia e strategia digitale. Qual è oggi la vostra visione nel progettare ecosistemi digitali per i brand?

Enrico Gualandi: Oggi un sito non è più solo un luogo da presidiare online ma un ecosistema che deve rappresentare il brand in modo coerente e, allo stesso tempo, essere utile, performante e integrato con i processi aziendali. La nostra visione è proprio questa: unire design, tecnologia e strategia senza separarli. Un progetto funziona davvero quando è bello, certo, ma anche solido, facile da evolvere e capace di generare valore concreto.

Ceramica Sant’Agostino è un riferimento nel settore ceramico italiano. Come avete affrontato la sfida di tradurre questa identità in un ecosistema digitale?

Elena Centin: Siamo partiti dall’identità del brand. Ceramica Sant’Agostino è un’eccellenza italiana con un posizionamento chiaro e una forte qualità progettuale. Il nostro compito era tradurre tutto questo in digitale senza impoverirlo. L’esperienza maturata nel settore ceramico e, più in generale, nell’home & design ci ha aiutato molto: conosciamo linguaggi, dinamiche e aspettative di questo mercato. Abbiamo lavorato su tre livelli: rafforzare il brand, rendere più efficace la consultazione del catalogo e offrire un’esperienza utile per architetti e interior designer, tra i principali destinatari del progetto.

Il design del sito è essenziale, sofisticato e centrato sulle immagini. Come avete tradotto l’identità premium del brand in un’interfaccia digitale?

Elena Centin: Abbiamo scelto un approccio essenziale. Quando il prodotto ha una forza estetica così evidente, il digitale deve valorizzarlo, non sovraccaricarlo. Per questo abbiamo costruito un’interfaccia pulita, ordinata, centrata sulle immagini e sui ritmi della navigazione. Volevamo trasmettere qualità, equilibrio e controllo. In un certo senso, un’eleganza non ostentata, coerente con il linguaggio del brand.

La gestione degli spazi bianchi e delle immagini in grande formato è un tratto distintivo del progetto. Quali criteri hanno guidato queste scelte?

Elena Centin: La coerenza. Gli spazi bianchi servono a dare respiro, creare gerarchie e valorizzare il contenuto visivo. Le immagini in grande formato erano fondamentali per raccontare superfici, texture e ambientazioni. In un progetto di questo tipo, la qualità percepita passa molto da queste scelte. Ma tutto doveva restare controllato: mai eccessivo, mai gratuito, sempre funzionale al racconto del brand.

Dal punto di vista tecnico, quali sono state le principali sfide e come le avete affrontate?

Elena Centin: Le sfide principali riguardavano performance, mobile e complessità dei contenuti. Avevamo molte immagini di alta qualità, una forte esigenza di ottimizzazione su mobile e un sito multilingua in quattro lingue. A questo si aggiungevano importazione dei dati, sincronizzazione del catalogo e integrazione con i sistemi del cliente. Abbiamo lavorato con grande attenzione sull’architettura del progetto, sull’ottimizzazione della cache e sulla struttura dei contenuti, per tenere insieme impatto visivo e affidabilità tecnica.

Avete scelto Payload come CMS, oggi parte dell’ecosistema Figma. In che modo questa tecnologia supporta la scalabilità futura del progetto?

Elena Centin: Payload rispondeva perfettamente alle nostre esigenze: struttura headless, buone performance e una governance editoriale solida. Per noi era importante avere libertà sul frontend, ma anche una base tecnologica ordinata e pronta a evolvere. Lavoriamo con Payload da anni, quindi la scelta nasce da esperienza concreta. Il fatto che oggi sia entrato nell’ecosistema Figma conferma la direzione. La scalabilità non riguarda solo la parte tecnica ma anche la capacità di gestire contenuti, aggiornamenti e nuove esigenze nel tempo. Da questo punto di vista Payload ci ha dato un framework molto adatto.

L’integrazione bidirezionale con il CRM trasforma il sito in uno strumento operativo. Quanto è stato importante questo aspetto per il cliente?

Elena Centin: Moltissimo, perché ha spostato il sito da una logica puramente comunicativa a una più operativa. L’integrazione con il CRM migliora l’aggiornamento dei dati e la sincronizzazione del catalogo, aspetti centrali per il cliente. Significa più affidabilità, meno ridondanze e una piattaforma più connessa alla vita reale dell’azienda. Quando succede, il digitale diventa davvero utile.

Guardando avanti: come sta cambiando il modo di progettare esperienze digitali per i brand del design e del lusso?

Enrico Gualandi: Sta cambiando molto. Oggi non basta più avere un sito bello: serve un ecosistema che unisca posizionamento, contenuti, servizio e integrazione con i sistemi. E sta entrando con forza il tema dell’AI e della personalizzazione, che renderanno le esperienze sempre più rilevanti e contestuali. Per i brand del design e del lusso la sfida sarà usare la tecnologia per aumentare qualità, relazione e distintività, senza perdere controllo sul linguaggio del brand. È anche la direzione in cui si muove Websolute, con un posizionamento sempre più chiaro come AI First Digital Agency: un approccio in cui l’Intelligenza Artificiale non sostituisce strategia o creatività, ma le potenzia, rendendo i progetti più intelligenti, integrati e capaci di generare valore. Credo che anche il premio Interactive Key Award 2026 ricevuto con questo progetto vada in questa direzione: riconosce un modo di progettare il digitale come espressione concreta del valore di marca.