A quasi trent’anni dall’iconica (e discussa) apparizione televisiva in Is Painting Dead?, Tracey Emin arriva a Palazzo Strozzi con Sex and Solitude, un’esposizione che segna un momento di maturità nella sua carriera. Con oltre sessanta opere tra installazioni, dipinti, sculture e neon, la mostra propone un racconto più intimo che provocatorio, lasciando volutamente fuori alcuni dei lavori più controversi dell’artista britannica.
Celebre per l’approccio autobiografico e spiazzante, Emin è stata per anni identificata come la “bad girl” dell’arte contemporanea. Eppure, in questa personale fiorentina, il focus si sposta sul corpo come territorio di solitudine, desiderio e memoria. Opere come Exorcism: The Last Painting I Ever Made o i suoi celebri neon poetici mostrano una vulnerabilità quasi rituale, confermando la forza espressiva di un linguaggio visivo coerente, anche quando depurato dallo scandalo.
Curata con attenzione, Sex and Solitude evita il sensazionalismo e restituisce una visione più stratificata dell’artista, lontana dagli stereotipi mediatici. Un’occasione per rileggere il suo lavoro al di là delle etichette e riflettere sul modo in cui arte, corpo e confessione possono ancora dialogare con il presente.

