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Stampa: al servizio della democrazia

Nonostante il calo delle vendite e delle risorse pubblicitarie, le testate intendono continuare a svolgere il loro ruolo a tutela della libertà d’informazione.

All’inizio del 2026 AgCom, nell’ultima edizione del suo Osservatorio sulle Comunicazioni, ha dipinto un quadro inevitabilmente poco confortante dello stato dell’arte dell’editoria quotidiana.

In riferimento ai dati dei primi nove mesi del 2025, gli ultimi disponibili, emerge una dinamica negativa sintonica con la crisi strutturale che si era già manifestata negli anni precedenti.

Prendendo in esame le copie complessivamente vendute da tutti i quotidiani sull’intero territorio nazionale, pari a 327 milioni di unità, si registra una flessione del –7,6% su base annua e addirittura del –30,6% estendendo il confronto a un arco temporale più ampio (primi tre trimestri del 2025 vs 2021).

Considerando sia le testate che riportano prevalentemente notizie di interesse nazionale sia quelle essenzialmente focalizzate sull’informazione locale, i quotidiani appartenenti alla prima categoria hanno registrato un decremento annuo più contenuto rispetto a quelli della seconda (–7,0% vs –8,3%); le maggiori difficoltà della stampa locale sono confermate anche dalle flessioni sul periodo più lungo (–32,4% nel suddetto quadriennio, contro il –29,1% delle vendite di testate nazionali).

Anche sul versante delle copie complessivamente vendute nel solo formato cartaceo (circa un milione al giorno, sempre nel gennaio/settembre 2025) i dati sono decisamente amari: –8,6% (ovvero da 303 a 277 milioni di copie) rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e –32,6% in rapporto al 2021, anno che, per inciso, viene spesso considerato un termine di paragone significativo in quanto ‘spartiacque’ fra l’emergenza pandemica e il tentativo di risalita intrapreso in tutti i settori, non solo in quello dell’informazione e della comunicazione.

In riferimento ai quotidiani venduti in formato digitale, ossia le cosiddette ‘copie replica’ della tradizionale versione cartacea, la dinamica non è affatto dissimile, ma il mercato ha avuto almeno la consolazione di trovarsi davanti a cifre meno vistose: –1,9% su base annua e –16,8% sul lungo periodo.

Va anche sottolineato che la distribuzione delle copie digitali è più concentrata, nel senso che la quota di mercato detenuta dai big di questo peculiare segmento è nettamente più alta di quella registrata dai principali competitor del comparto cartaceo.

Più specificamente, nei primi tre trimestri del 2025 le prime cinque testate in termini di ‘digital ranking’ (Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, La Stampa, La Repubblica e Il Messaggero) hanno venduto oltre il 60% delle copie complessive; sull’altro fronte, la quota spettante ai Big Five della stampa quotidiana tradizionale (Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport, La Repubblica, Avvenire e La Stampa) non va oltre il 34%.

Analizzando l’andamento del mercato in esame dal punto di vista degli argomenti trattati, in ordine di copie vendute i primi cinque quotidiani nazionali che presentano contenuti generalisti sono Corriere della Sera, La Repubblica, Avvenire, La Stampa e Il Messaggero: in sostanza, quest’ultimo – rispetto alla graduatoria citata in precedenza – subentra alla Gazzetta dello Sport (che è ovviamente una testata settoriale e non generalista, anche se affronta tematiche che ai lettori italiani interessano più di molte altre…). Anche in questa élite, comunque, la musica non è tanto diversa: la flessione delle vendite è quantificabile, secondo l’Osservatorio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in 8,4 punti percentuali in un anno e in 33,9 punti in rapporto al settembre 2021 (in altre parole, nell’arco temporale che va da quest’ultima data al settembre 2025 il mercato ha ‘perso per strada’ nientemeno che 44,5 milioni di copie cartacee).

Anche nell’ambito della sola stampa generalista il formato digitale reagisce meglio di quello cartaceo alle difficoltà strutturali e congiunturali: il segno algebrico, inevitabilmente, è a sua volta negativo, ma non si va oltre un ‘accettabile’ –1,2% (–5,3% nel confronto pluriennale).

Per le altre categorie monitorate, il calo generalizzato delle vendite di copie complessive non impedisce ad alcune testate con contenuti più specialistici di mettere sul piatto una maggiore resilienza. In particolare, i quotidiani sportivi risultano essere i più stabili degli ultimi anni, con una flessione moderata in campo cartaceo e addirittura una crescita del +31,9% in un solo anno in riferimento al formato digitale.

Un exploit che non possono vantare le testate economiche, in forte calo sul fronte cartaceo e in contrazione, per quanto meno consistente rispetto ad altre citate in precedenza, anche nelle vendite delle copie digitali (–7 punti nel periodo 2021/2025).

L’analisi dei Gruppi editoriali in termini di copie complessivamente vendute attribuisce a Cairo/RCS il ruolo di principale player del mercato (quota detenuta dopo i primi nove mesi dello scorso anno solare: 19,5%, considerando il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport, comprensiva delle edizioni del lunedì). Gli altri due gradini del podio sono occupati dal Gruppo GEDI (13,5%) e da Caltagirone Editore (9,2%).

Seguono Monrif Group (7,4%), Avvenire Nuova Editoriale Italiana (5,0%), il Gruppo 24 Ore (4,8%), Nord Est Multimedia (4,6%), Roberto Amodei (4,4%), Tosinvest/Angelucci (4,0%) e il Gruppo SAE (3,7%). In termini di entità degli investimenti pubblicitari la chiusura del 2025 ha riservato, a sua volta, più delusioni che soddisfazioni: secondo i dati dell’Osservatorio Stampa FCP il confronto su base annua (2025 vs 2024) evidenzia una flessione generale del –5,1%.

Il comparto quotidiani registra un calo del fatturato complessivo nell’ordine del –3,8%, con la Commerciale nazionale che contiene le perdite (–1,4%) e una Commerciale locale in palese difficoltà (–5,1%). Il delta delle altre tipologie è ancora più negativo: –12,0% per la Legale, –7,0% per la Finanziaria, –6,2% per la Classified.

Il dato inerente il comparto periodici è anch’esso eloquente: –8,2% year by year, con i settimanali (–12,1%) che devono fare i conti con una flessione decisamente più consistente rispetto a quella dei mensili (–4,4%).

Edicole: un bene da salvaguardare

L’andamento delle vendite e il trend della raccolta pubblicitaria rappresentano, per ovvie ragioni, un termometro determinante per valutare lo stato dell’arte dell’editoria italiana. C’è però un altro fattore che va necessariamente preso in considerazione e che svolge, al contempo, il ruolo sia di causa sia di effetto della crisi strutturale della carta stampata (nel senso che da un lato la accentua, dall’altro ne subisce le dirette conseguenze): la progressiva, radicale e probabilmente irreversibile contrazione del numero di edicole presenti sul territorio nazionale.

Etichettare tale elemento come ‘marginale’ sarebbe un errore gravissimo e, non a caso, sull’argomento tornano con frequenza e insistenza organismi come FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) o ASIG (Associazione Stampatori Italiana Giornali). Nonostante i dati citati in apertura di questa analisi, non si può ragionevolmente pensare che sia già arrivato il momento di archiviare definitivamente la meravigliosa invenzione di Johannes Gutenberg e di affidarsi esclusivamente alle nuove tecnologie. Che in Italia il numero di chi legge ‘qualcosa’ (il concetto non vale solo per quotidiani e periodici: anche per l’editoria libraria e per i fumetti, ogni volta che si coglie una rosa bisogna stare attentissimi alle spine…) sia amaramente insoddisfacente è un dato di fatto: è però altrettanto vero che non escono solo ricerche e analisi piene di segni algebrici negativi ma anche indagini dalle quali si evince che un consistente zoccolo duro di lettori non ha nessuna intenzione di rinunciare al piacere di sfogliare una testata cartacea, sentire il fruscio della carta, proseguire collezioni che ha magari cominciato molti anni fa.

È per questa ragione che il Problema dei punti vendita deve avere… la P maiuscola: se il lettore dei formati digitali deve solo ricordarsi di mettere in carica il suo smartphone, chi privilegia la carta deve anche fare i conti con un ostacolo – la reperibilità – che diventa sempre più alto.

Per certi versi, nel giro di pochi lustri si è capovolta la situazione: intorno alla fine del secolo scorso i lettori chiedevano di avere a disposizione punti vendita alternativi a quelli tradizionali, mentre oggi ne trovano a iosa ma, se non hanno tempo e voglia di fare la coda al supermercato solo per acquistare un quotidiano, faticano sempre di più a trovare il classico chiosco ‘sotto casa’.

A questa primaria tematica è stato recentemente dedicato un interessante rapporto denominato ‘Le edicole del futuro – Il Futuro delle edicole’, promosso dall’Associazione Stampa Romana e da DataMediaHub e presentato nella Capitale lo scorso 27 gennaio.

Il presupposto di fondo è che la crisi delle edicole non solo è sotto gli occhi di tutti ma va inserita nel più ampio contesto di un processo di cambiamento che sta attraversando l’intero mercato editoriale. Nel 2025 il Governo ha stanziato 17 milioni di euro a sostegno del comparto, ma resta aperta la questione focale: cosa si può fare, ancora, per evitare lo spopolamento informativo e la desertificazione, soprattutto nelle aree più fragili del Paese?

A parere di Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, “è in gioco il sostegno alla libertà democratica, che non può avere colore politico. Dopo gli interventi dello scorso anno, abbiamo intenzione di mettere in campo anche nel 2026 un’attività di sostegno mirato per la filiera delle edicole, affinché restino aperte nei centri delle nostre città e lo facciano anche la domenica, che è un giorno fondamentale per le persone che vogliono avvicinarsi ai giornali, appassionarsi alla lettura, ritrovare quel gusto dell’approfondimento che oggi è un po’ meno ‘vivace’ rispetto al passato. Noi ci crediamo: crediamo al simbolo che le edicole rappresentano nelle città, alle loro capacità in termini di presidio, al fatto che costituiscono un ricordo costante di quanto l’informazione sia vicina alle comunità”.

Un altro tema centrale riguarda l’accessibilità ai giornali, soprattutto per le fasce di popolazione più anziane: in un contesto in cui quasi tutto viene ormai consegnato a domicilio, è stata anche ventilata l’ipotesi di coinvolgere i rider nella consegna dei quotidiani.

“Tutti i dati”, spiega ancora Alberto Barachini, “ci segnalano che i fruitori più attenti hanno più di 55 anni: sono persone abituate al consumo cartaceo e che hanno una vera passione per la lettura. A volte, però, più si va avanti con gli anni e più diventa complesso percorrere certe distanze per trovare un’edicola: ne deriva la nostra volontà di spingere rivenditori ed editori a trovare accordi per portare il giornale alle persone meno giovani. Crediamo che questa misura potrebbe incrementare fortemente le vendite proprio tra chi ha maggior interesse, passione e tempo. Per quanto concerne, invece, il futuro della stampa nell’era della digitalizzazione, è evidente che quest’ultima è al centro di uno sviluppo naturale, ormai scontato in tutti i processi informativi. Seguiamo attentamente questa fase: abbiamo già fatto investimenti pubblici importanti per sostenere la modernizzazione dei sistemi editoriali (giornali, radio, emittenza televisiva locale) e attuato misure a tutto campo, che comprendono il sostegno alle assunzioni di giovani professionisti specializzati. Oggi, tuttavia, il processo di digitalizzazione non è sufficiente: l’incremento dei lettori e delle vendite di copie in tale formato non compensa il calo del tradizionale consumo cartaceo ed è necessario mantenere il giusto equilibrio fra le due modalità di fruizione. Va ricordato che sostenere l’informazione significa dare un supporto anche alla libertà democratica e alla partecipazione dei cittadini: è un impegno che non può avere un colore politico e, al contrario, deve trovare la maggior condivisione possibile in Parlamento. Per fortuna, sembra appartenere al passato la fase in cui il sostegno pubblico non era considerato strategico: dobbiamo continuare a lavorare per una condivisione completa e superare i confini nazionali, trovando un’identità di vedute anche in Europa per combattere un’altra battaglia ancora più delicata, quella con i grandi Over the Top. In caso contrario, i sistemi editoriali nazionali faticheranno sempre di più”.