Roma, AntiGallery inaugura la mostra 'L'Eterna estate'. Il vernissage nello spazio del rione Monti il 12 giugno alle 18.30 - Media Key
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Roma, AntiGallery inaugura la mostra ‘L’Eterna estate’. Il vernissage nello spazio del rione Monti il 12 giugno alle 18.30

Si chiama ‘L’Eterna estate: ontologia del segno e l’immortalità della forma’ la nuova mostra a cura di Barbara Martusciello nell’ambito di FotograficaMonti, rassegna di opere fotografiche arrivata al suo 28esimo appuntamento. L’inaugurazione è per venerdì 12 giugno alle ore 18.30 ad AntiGallery, in via degli Zingari 3, a Roma. Fino al 12 luglio, l’esposizione si potrà visitare tutti i giorni dalle 17 alle 2.

La collettiva fotografica coinvolge Alessandro Cidda, Serena Dattilo, Carmelo Macri, Valentina Malatesta, Roberto Petitti, Andrea Sabatello che hanno diversamente affrontato il tema portante del progetto. Come spiega la curatrice, “si tratta di un richiamo a William Shakespeare e al celebre assunto nel Sonetto 18 – ‘…thy eternal summer shall not fade (…la tua eterna estate non appassirà)’ – scelto qui per indagare il rapporto dialettico tra la caducità della bellezza fenomenica e la persistenza che il sommo elisabettiano vede possibile attraverso la poesia come perpetuazione della memoria e del sentimento della bellezza e che qui in mostra è resa con l’immagine fotografica come dispositivo di conservazione ontologica”.

Prosegue Martusciello: “Se l’estate, nel ciclo naturale, è destinata per necessità fisica al declino e alla corruzione – ‘And summer’s lease hath all too short a date (E la durata del possesso dell’estate ha una data di scadenza fin troppo breve)’ – lo scatto fotografico si pone come atto di resistenza metafisica contro l’entropia del tempo, cristallizzando il continuum temporale in una forma immutabile. Si realizza qui quanto teorizzato da Roland Barthes nella sua pubblicazione seminale La camera chiara: nella fotografia, infatti, l’immobilizzazione del tempo avviene come in una – appunto – ‘cristallizzazione’ in cui ciò che è passato viene intercettato e, al contempo, reso eterno.

L’estate ‘eterna’ (ciò che non deve svanire) di Shakespeare trova il suo corrispettivo tecnico nel ‘Noema’ di Barthes, quel ‘È stato’ (‘Ça-a-été’) che, per l’influente teorico della fotografia, è attestato proprio dallo scatto che li perpetua”.

Alessandro Cidda, Serena Dattilo, Carmelo Macri, Valentina Malatesta, Roberto Petitti, Andrea Sabatello analizzano quindi questa eterna estate “ognuno determinandone una propria versione, ma sempre non solo come stagione climatica, bensì essenzialmente come topos della pienezza dell’essere, catturata attraverso la mediazione dell’obiettivo. Attraverso le immagini scelte- così ancora la curatrice- rileviamo tre concetti portanti insiti nello specifico fotografico e magnificamente espressi dal tema in oggetto. Così, abbiamo l’Istante Sottratto: la fotografia, operando una cesura nel flusso del divenire, riesce a realizzare la trasfigurazione del dato reale auspicata dal poeta elisabettiano, fissando la contingenza luminosa in un presente eterno e incorruttibile; la Scrittura di Luce (Photo-graphia) vede il mezzo fotografico come strumento per evocare quell”eterna estate’ che non conosce crepuscolo. Qui, la luce non è solo oggetto della visione, ma materia sempiterna che rigenera la presenza del soggetto laddove la realtà biologica recede. Infine, con un ‘Archivio dello Sguardo’ si porta avanti un ragionamento anche sulla capacità della stampa fotografica di farsi custode della memoria, operando quella sintesi tra la mortalità dell’attimo e l’immortalità del documento visivo”.

In quest’ottica, “la fotografia non documenta solo il mondo, ma spesso lo trascende”, conclude Martusciello. L’osservatore che visiterà la mostra è pertanto invitato a interrogarsi sulla potenza dello sguardo e dello scatto – qui intesi come il verso eterno di Shakespeare – capaci di rendere perenne ciò che, per sua natura, sarebbe destinato a svanire nell’ombra.