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Prada: crescita e sostenibilità 

Fra le notizie che, negli ultimi giorni, hanno lasciato un segno nello scenario imprenditoriale italiano spicca il ritorno in Patria della maison Versace, acquisita da Prada per la modica cifra (che potrebbe leggermente variare al momento del closing, previsto per il secondo semestre dell’anno) di 1,25 miliardi di euro. 

Indipendentemente da quanto durerà la fase di rilancio del brand Versace, l’accordo consente a Prada di proseguire un percorso di crescita che appare migliore (come testimonia il +17% registrato nel 2024 sul versante dei ricavi netti) rispetto a quello del mercato di riferimento e di lanciare una non facile sfida ai colossi francesi LVMH e Kering.

Uno dei punti cardine della filosofia strategica di Prada, certamente non destinato a ridimensionarsi in seguito all’accordo in esame, è l’importanza attribuita alla sostenibilità a 360°. 

Pochi giorni prima dell’annuncio ufficiale dell’acquisizione di Versace il Gruppo è stato collocato da Ononclusive, che ha realizzato un apposito report sulla Brand Influence, al secondo posto al mondo in termini di capacità di creare ‘influenza mediatica’ sul fronte della sostenibilità e delle politiche varate in ambito DEI (Diversità, Equità e Inclusione).

Il punteggio ottenuto (89/100) è altissimo e ribadisce non solo il tradizionale impegno del brand in direzione delle best practice sostenibili, ma anche la capacità di comunicarle adeguatamente ed efficacemente.

Come detto, la ‘vocazione sostenibile’ del Gruppo presieduto da Patrizio Bertelli va intesa nell’accezione piu ampia: dalle pratiche responsabili nella produzione e nell’approvvigionamento delle materie prime al codice di condotta per i fornitori, volto a garantire che tutte le parti della filiera rispettino elevati standard ambientali e sociali. Come sottolinea Lorenzo Bertelli, Head of Corporate Social Responsibility di Prada, “la sostenibilità è conveniente a ogni livello, non solo sociale e ambientale, ma anche economico. Senza ovviamente dimenticare la comunicazione: i giovani,  ad esempio, possono essere i maggiori consumatori di fast fashion, ma bisogna saper parlare con loro”.