PAOLO RUFFINI è l'ospite della nuova puntata di "One More time", il podcast di Luca Casadei  - Media Key
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PAOLO RUFFINI è l’ospite della nuova puntata di “One More time”, il podcast di Luca Casadei 

Paolo Ruffini è l’ospite di questa settimana di Luca Casadei nel nuovo episodio del podcast One More Time” (OnePodcast). La puntata è disponibile da oggi, venerdì 27 febbraio, in formato audio su OnePodcast e su tutte le piattaforme streaming, e da martedì 3 marzo in versione video su Spotify e YouTube.

Famiglia, amore, lavoro, ascolto del prossimo e capacità di commuoversi davanti alle piccole cose: ai microfoni di Luca Casadei Paolo Ruffini racconta le varie fasi della sua vita in un’intervista intensa ed emozionante in cui analizza il rapporto con i genitori e i fratelli, l’infanzia e l’adolescenza trascorse a Livorno, ma anche il suo approccio al metodo Hoffman alla ricerca di se stesso, l’amore per il cinema e il rapporto con l’ex moglie Claudia. Ricorda poi il suo percorso lavorativo dal ruolo di animatore all’impiego in un ufficio marketing di Livorno, per arrivare al provino per MTV, al successivo debutto come attore al cinema e, infine, ai suoi più recenti progetti legati a importanti tematiche sociali, tra spettacoli teatrali da tutto esaurito e video podcast sui social da milioni di visualizzazioni in cui intervista bambini, persone con disabilità e anziani.

Sul provino con Paolo Virzì per il suo primo film “Ovosodo”: «Io volevo fare il regista, la vita mi dice: ‘No, fai l’attore’. Viene Paolo Virzì a fare un casting per un film che si chiamava “Ovosodo”. Io ai tempi avevo i capelli lunghi. Mi fa un provino: ‘Perfetto, c’è un ruolo perfetto per te’. Vado dalla mia mamma e le dico: ‘Mamma, devo andare a Cinecittà per questo lavoro’. ‘Non ci andrai mica così, vero? Tagliati i capelli, sistemati’. Quindi io mi presentai a Cinecittà con i capelli a spazzola, in giacca e cravatta. E mi ricordo esattamente la frase che mi disse Paolo Virzì quando mi vide: ‘Sei un coglione’. Infatti, poi mi fece fare il ruolo del fascistone che era dietro di banco al protagonista. Ci rimasi malissimo, ma mi ricordo il film andò a Venezia e io andai a vederlo».

Sull’inizio del suo percorso a MTV e la gratitudine per Luca Bizzarri: «Quasi per gioco guardo MTV e vedo che cercavano dei VJ. Faccio una VHS o e vado a TRL a fare un provino. Finisce quella giornata e mi chiama una persona. Mi dice: ‘sono Luca Bizzarri, ho visto il tuo provino, ma a prescindere da come va il concorso se tu fai quello che ti dico io, secondo me, ci sono buone possibilità che tu possa entrare a lavorare ad MTV’. E mi dà delle indicazioni: ‘Dimagrisci, impara l’inglese e guardati David Letterman’. Aveva in testa una trasmissione che si chiamava Select dove c’era una VJ che stava in studio e io ero un VJ fuori, collegato tutti i giorni dalla Martesana. Ho fatto quello che mi ha detto lui e quindi io devo tanto a Luca Bizzarri».

Sul progetto “Il Babysitter” e le frasi dei bambini: «Nello spettacolo racconto sempre la storia di un bambino che mi dice che il nonno era in cielo e gli dico: ‘È morto?’ Lui mi dice: ‘Non è morto, è in cielo. Ed è legato a un filo invisibile collegato al mio cuore, mi suggerisce le operazioni di matematica’ e gli chiedo: ‘Ma perché?’, ‘Perché mi vuole bene. E se mi vuole bene come fa a essere morto?’. Il contrario di vita non penso sia morte, il contrario di morte non penso sia vita. Il contrario di morte è amore. E quindi se tu continui ad amare una persona, probabilmente quella persona non è morta, vuol dire che è in cielo».

Sull’ “ignoranza emotiva” del presente: «Nei miei format intervisto persone vere che hanno 8 anni o ne hanno 80 e persone con disabilità, tendenzialmente persone che non inizierebbero mai una guerra. Io faccio domande di filosofia. I bambini mi rispondono perché non esiste un bambino ignorante. Gli ignoranti siamo noi, ma ovviamente non sto parlando di un’ignoranza culturale, è un’ignoranza emotiva. Il mio grande timore di oggi a livello politico è che se prima la dittatura attecchiva grazie all’ignoranza culturale di un popolo, temo che adesso possa attecchire grazie all’ignoranza emotiva e alla mancanza di fantasia, perché noi stiamo rosicchiando la fantasia ai bambini. Io su 10 bambini che ho intervistato, 3 mi dicono che non credono a Babbo Natale perché l’hanno chiesto all’intelligenza artificiale: è un mondo che ha perso. È quello che dice la storia infinita: perché Fantasia sta morendo e nulla dilaga? il lupo nella caverna dice: ‘perché è molto più facile comandare un popolo che non crede più a niente e che perde i suoi sogni’. È quello che sta succedendo ora».

Su San Patrignano dove ha realizzato il film “Sospesi” insieme ai ragazzi della comunità: «A San Patrignano ho visto dirigere da un ragazzo che era in comunità lì, che veramente 3 anni prima non aveva motivi per vivere, una scena di massa nella Sala Grande di San Patrignano con 850 ospiti che ballavano un waltzer. Io alla fine ho dato dei diplomi, davo ‘miglior regista’, ‘miglior montatore’, ‘miglior costumista’. Ho dato un diploma come ‘miglior comparsa’. E tu ti vedi questi ragazzi che avevano il diploma in mano e piangevano. E uno l’ho sentito chiamare la mamma e ha detto: ‘Mamma, Paolo Ruffini mi ha dato il diploma come miglior comparsa a San Patrignano’. Cioè, capisci quanto ci sfugge a volte il valore delle cose che per altri è rifiuto e per qualcuno in realtà diventa un valore così importante».

Sul suo rapporto con i genitori e sull’amore per il cinema: «Io ho passato sempre l’estate con mia mamma. E cosa facevo in casa? Guardavo i film. E la sensazione delle coccole ce l’ho soprattutto immaginandomi abbracciato alla mia mamma a guardare dei film. Ecco perché l’abbino così tanto al cinema. La nostra storia d’amore era legata molto al cinema. Con mio papà c’era un distacco. Il momento in cui mio papà mi ha dimostrato più amore è quando è morto. È stata una notte di preghiere, di coccole, di gratitudine, di bellezza. Mi ricordo che gli ho messo il suono del mare sotto il cuscino e l’ho accompagnato. Le persone che mi conoscono bene mi dicono che dal giorno dopo gli assomiglio molto di più. Adesso mi sta coccolando molto di più».

Sulla sua ex moglie Claudia Campolongo: «Claudia, la mia ex moglie, soffre molto di attacchi di panico. Prima ne soffriva in maniera invalidante. Non poteva mai stare sola. Quindi se io avevo da fare una scena, un camera car dove guidavo una macchina, lei stava nel bagagliaio. Lei per amore faceva di tutto straziandosi. Io per amore vivevo la frustrazione che lei stesse facendo di tutto, altresì mi sentivo io in dovere di fare di tutto per lei. E lei nel 2013 mi dice una frase: ‘Io non ti lascio. Ti libero’. Questo è un atto d’amore straordinario. Vedeva che io ero stretto e quindi ci siamo fatti questo patto di libertà».

Link al podcast: https://open.spotify.com/show/2MsuEEO5qrZP2whPkZOlqN?si=445046f019644e57