Il contributo delle atlete agli eccezionali risultati del Team Italia ha caratterizzato un’Olimpiade Invernale che potrebbe fare da punto di riferimento per le prossime edizioni.
“Sono Giochi magici”. Con tre sole parole, pronunciate mentre le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 erano ormai entrate nel vivo, Kirsty Coventry, Presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale), ha fatto felici molte persone, tra organizzatori, sponsor, media, tifosi e ogni genere di attori coinvolti. Anche perché altri suoi commenti sono stati dello stesso tenore: “da tutte le sedi di gara sono arrivate notizie positive. Abbiamo visto spettatori e famiglie godersi le varie discipline, con moltissima interazione, e le prestazioni degli atleti sono apparse al top in tutti gli impianti. Abbiamo imparato a conoscere e capire il ‘modello diffuso’, che è sicuramente complesso e non privo di criticità, ma che ha dato feedback molto positivi nell’esperienza di tutti i partecipanti. C’è stato uno straordinario lavoro anche da parte dei volontari e gli atleti hanno apprezzato molto le iconiche sedi delle gare; il Comitato organizzatore, dal canto suo, ha fatto in modo che le esperienze fossero le stesse ovunque e per tutti”.
In sostanza, alle straordinarie prestazioni degli atleti Azzurri potrebbe corrispondere, in prospettiva futura, un lascito altrettanto importante sia in termini di gestione delle specifiche attività sportive (alle quali è imprescindibile assegnare una funzione educativa primaria), sia dal punto di vista economico, sociale, territoriale, ambientale e via di questo passo.
Che il Team Italia che ha partecipato a Milano Cortina 2026 sia entrato nella Storia – con la S volutamente maiuscola – dello sport nazionale è un dato di fatto: il record assoluto di medaglie d’Oro e di podi complessivi, gran parte dei quali attribuibili alle grandi imprese delle atlete di sesso femminile, resterà scolpito nell’Albo d’Oro e nella memoria dei tifosi.
Le premesse sembrano davvero buone per ripetere l’exploit, a riflettori spenti, anche al di fuori delle piste e dei palazzetti.
Un Paese ‘all’altezza’
Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sottolinea che è scesa in campo “un’Italia che costruisce, che investe, che realizza. Dalle piste di bob e di slittino, considerate tra le migliori al mondo, al palazzetto del curling e alle infrastrutture che stanno cambiando il volto dei territori, abbiamo dimostrato che quando ci mettiamo impegno e visione sappiamo essere all’altezza di qualsiasi sfida. Le Olimpiadi non fanno leva solo sulle medaglie, che restano il frutto del talento e dei sacrifici degli atleti: lasciano un’eredità concreta fatta di opere, di lavoro, di turismo, di opportunità per i giovani. Milano avrà il più grande studentato universitario convenzionato d’Italia, mentre Bormio, Lecco e Tirano saranno collegate dopo una serie di interventi che erano attesi da anni. Stiamo regalando al mondo un’immagine dell’Italia forte, moderna e concreta. A Cortina, dal nulla è nato un Villaggio Olimpico che è un modello di sostenibilità: dove c’era solo asfalto sono subentrati 377 moduli accoglienti, destinati a essere riutilizzati dopo i Giochi, perché qui non si intende sprecare niente. Le delegazioni di oltre sessanta nazioni hanno potuto usufruire di spazi dedicati, camere confortevoli con letti in legno Made in Italy, una sala da pranzo da 500 posti, il tutto all’insegna dello spirito Olimpico e dell’incontro tra culture, lingue e sogni.
Gli atleti stessi lo hanno confermato ogni giorno: rispetto al passato, è un’altra storia. Per noi è motivo d’orgoglio dimostrare che l’Italia sa fare, sa costruire, sa guardare avanti e lo fa davanti agli occhi del mondo intero, non con parole ma con fatti concreti”.
“Noi viviamo per questi grandi momenti”, spiega Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani, “ma, al di là della gioia di uno spettacolo universale caratterizzato dal formidabile appeal dello sport, conterà ancora di più quello che resterà dopo. La spinta culturale, la promozione turistica, il miglioramento degli impianti, sono tutti elementi che continueremo a curare. Oltre la data di chiusura delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi conteranno il lavoro del Governo, con le Regioni e le Province autonome, e l’attuazione di quello che recita il Comma 7 dell’Articolo 33 della Costituzione, con il quale si riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme. I Giochi rappresentano la sublimazione e l’elemento più visibile e clamoroso di una visione dello sport come strumento di benessere individuale e sociale”.
Per quanto concerne l’esperienza delle ‘Olimpiadi diffuse’, che alla prova dei fatti sembra aver apportato benefici e registrato un gradimento superiore a quelli che erano i dubbi e le perplessità iniziali, anche Abodi ritiene che “diventerà un modello. Si è perso qualcosa della compattezza che le Olimpiadi e le Paralimpiadi avevano sempre dimostrato negli anni, con tutti gli atleti nello stesso luogo, ma abbiamo potuto contare su un territorio di 22.000 chilometri quadrati: è stato un progetto innovativo, coraggioso, complicato (la logistica, i trasporti e la sicurezza hanno previsto un impiego di uomini e di tecnologie molto elevato) ed ha anche avuto ripercussioni positive in termini di rispetto dell’ambiente e di distribuzione del turismo. Sentendo l’umore degli atleti, delle delegazioni e anche dei tifosi, si può dire che il modello è stato apprezzato: vuol dire che abbiamo lavorato bene e un ringraziamento particolare va ai 18.000 volontari che si sono messi a disposizione. È una ‘famiglia’, una comunità silenziosa e operosa, quella che ha saputo dare il senso dell’ospitalità e dell’accoglienza. È bello aver sentito parlare dei ‘Giochi più belli di sempre’ e pensare che diventeranno un modello per il futuro”.
Anche le aziende che hanno legato i loro brand all’evento non possono certo dirsi insoddisfatte della visibilità ottenuta.
L’audience nazionale e internazionale è ovviamente legata all’interesse per le singole gare e a fattori contingenti come la giornata festiva o feriale, l’orario e le possibilità di medaglia dei partecipanti, ma basta vedere i riscontri ottenuti dalla Cerimonia d’Apertura per confermare la centralità della manifestazione nella narrazione mediatica delle ultime settimane. La diretta televisiva su Rai1, infatti, ha incollato davanti ai teleschermi quasi 9,3 milioni di persone, con uno share nell’ordine del 46,2%, portando suggestioni ed emozioni ben al di fuori delle sedi fisiche. La menzione d’onore va allo stadio di San Siro, leggendario tempio del calcio milanese e teatro, in questa occasione, di momenti indimenticabili di spettacolo, all’insegna della fratellanza ma anche del Made in Italy.
Secondo i dati forniti da COO Division di IOC Insight & Analytics su un campione di 14 Paesi (Italia, Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Messico, Regno Unito, Repubblica di Corea, Sudafrica e Stati Uniti), lo show è stato apprezzato da nove spettatori internazionali su dieci e da otto su dieci tra il pubblico italiano.
L’aspetto più interessante dell’indagine riguarda l’effetto trainante della Cerimonia: la stragrande maggioranza degli intervistati, infatti, ha dichiarato di essersi sentita ancora più motivata a seguire i Giochi proprio in virtù del gradimento per lo show d’apertura.
Durato circa tre ore, quest’ultimo ha alternato momenti di performance artistica (balli, musica, scenografie suggestive) ad altri più specificamente focalizzati sull’esaltazione dello sport, dell’eccellenza e della cultura tricolori.
È opinione comune che lo ‘Spirito italiano’ sia stato rappresentato alla perfezione, in una serata caratterizzata anche dalla presenza di innumerevoli ospiti di rilievo: fra questi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, cui è stato affidato – dopo uno spettacolare arrivo a San Siro su un tram guidato da Valentino Rossi! – il compito di aprire ufficialmente la XXV° edizione delle Olimpiadi Invernali. E, naturalmente, c’è un altro tema cui è d’obbligo dedicare qualche riga: quell’universale eccellenza nazionale che è la gastronomia. Il ringraziamento, in questo caso, va ai diversi concorrenti di ogni parte del mondo che hanno espresso giudizi lusinghieri e, in particolare, alla pattinatrice olandese Jutta Leerdam, una delle più avvenenti e ‘fashion’ (sui social vanta un seguito eccezionale) fra le atlete in gara, vincitrice dell’Oro nello Speed Skating sulla distanza dei 1.000 metri – con tanto di tempo record ‘all time’ della manifestazione – e dell’Argento nei 500 metri.
Nell’indicare ai follower e ai media la causa principale del suo successo, Jutta non ha avuto dubbi: “l’iconica pasta italiana che ho mangiato al Villaggio Olimpico”. Le crediamo sulla parola…

