Per cogliere il significato profondo del progetto fotografico “Insula” di Antonio Biasucci, esposto a Capri, è necessario liberarsi dalle immagini convenzionali legate all’isola: icona del jet set, meta turistica patinata, luogo saturo di simboli ed eccessi. Lontano dalla Capri delle folle in cerca di selfie e cocktail da dieci euro, Biasucci ci guida verso un’altra isola, arcana e invisibile, dove natura, mito e spiritualità convivono
Biasucci stesso lo dice chiaramente: “Capri ha un’iconografia potente, che va in una direzione completamente diversa dai miei intenti”. Il fotografo si distacca dalla visione mondana dell’isola per ritrovare, attraverso mesi di immersione e studio, una Capri più antica, quasi primordiale, intrisa di classicismo e mitologia.
Assieme al curatore Gianluca Riccio, l’artista compie un’indagine profonda che scava sotto la patina dell’attualità per riscoprire radici culturali e simboliche oggi offuscate dal turismo di massa.
La mostra si nutre di riferimenti mitologici e racconti classici. Come quello delle Sirene, che Circe indicò a Ulisse durante il suo passaggio nell’arcipelago, o la leggenda dell’imperatore Augusto che, nel 29 a.C., decise di acquistare Capri, colpito dal prodigio di un leccio rinverdito. Questo episodio è raccontato oggi nel Museo Archeologico della Certosa di San Giacomo, uno dei cuori pulsanti del progetto “Insula”.
L’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra numerosi enti e realtà culturali: dal Museo Archeologico Nazionale (MANN) all’Associazione Il Rosaio, dal MADRE all’Accademia di Belle Arti di Napoli, fino al Ministero della Cultura. Un sistema che, come sottolinea l’archeologo Francesco Sirano, promuove l’arte contemporanea come strumento per riattivare il dialogo con i luoghi e le persone.
Il titolo “Insula”, che in latino indica un edificio romano ma anche un’isola, assume qui un doppio significato: spazio fisico e simbolico, aperto e chiuso, soglia e rifugio. Il mare, elemento che isola e connette, è al centro di questo universo visivo carico di simbolismi e metamorfosi. Le immagini in bianco e nero — cifra stilistica di Biasucci — rafforzano questa distanza dal cliché da cartolina, restituendo una Capri oscura, scultorea, quasi esoterica.
All’interno della Chiesa della Certosa di San Giacomo, le fotografie sono collocate in sette blocchi-monoliti che evocano una ritualità sacrale. L’opera fotografica diventa così liturgia visiva, dialogando con l’architettura e la spiritualità del luogo.
“Insula” è visitabile dal 20 luglio al 30 ottobre 2025. Oltre a offrire un’occasione per scoprire il lavoro di Biasucci, è anche un invito a esplorare una Capri diversa, attraverso le sale della Certosa, la collezione Diefenbach e gli echi di una storia che continua a vivere sotto la superficie visibile dell’isola.

