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I top manager guidano la transizione delle blue chip italiane

Le grandi quotate italiane stanno trasformando l’impegno e la rendicontazione ESG in uno strumento di governance, reputazione e competitività.

Per anni la sostenibilità è stata raccontata dalle grandi aziende soprattutto attraverso campagne corporate, iniziative ambientali o progetti di responsabilità sociale. Oggi il baricentro si è spostato. Per capire realmente come le imprese italiane interpretano il proprio ruolo nella transizione economica, energetica e sociale bisogna entrare nei bilanci, o meglio nella Rendicontazione di Sostenibilità, che nei primi mesi del 2026 le società quotate hanno pubblicato per raccontare quanto realizzato nel 2025.

Con l’introduzione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e dei nuovi European Sustainability Reporting Standards (ESRS), la sostenibilità ha smesso definitivamente di essere un tema accessorio. Le società quotate sono oggi chiamate a misurare e rendicontare in modo sempre più dettagliato rischi climatici, governance, capitale umano, impatti ambientali e relazioni con gli stakeholder.

Il passaggio dalla precedente Dichiarazione Non Finanziaria alla nuova rendicontazione ESG europea segna un cambio culturale prima ancora che normativo.

Governance ESG e nuovi ruoli manageriali

La sostenibilità entra, così, nei consigli di amministrazione, nei sistemi di incentivazione manageriale, nei processi di gestione del rischio e nei piani industriali. Cambia anche il linguaggio delle aziende: il bilancio integrato non serve più soltanto a dimostrare conformità alle regole ma diventa uno strumento di posizionamento strategico e reputazionale.

Parallelamente cresce il peso della governance ESG all’interno delle strutture manageriali delle grandi quotate italiane, soprattutto nel FTSE MIB. Investitori istituzionali, regulator, comunità locali, rating agency ESG e mercato richiedono oggi interlocutori sempre più qualificati e specializzati. Per questo stanno assumendo crescente centralità figure come Head of Sustainability, Chief Sustainability Officer (CSO), ESG & Stakeholder Relations Director o Corporate Affairs & Sustainability Director. La governance ESG sta così diventando sempre più multilivello, coinvolgendo board, top management e funzioni operative dedicate.

Come stanno cambiando le quotate italiane

Le grandi quotate italiane stanno affrontando questa trasformazione con approcci differenti ma convergenti. Banche, Assicurazioni, Utility e Telecomunicazioni interpretano la sostenibilità secondo la propria natura industriale, ma emergono alcuni elementi comuni: centralità della governance, integrazione tra ESG e business, attenzione agli impatti sociali, focus sulla transizione energetica e crescente rilevanza della qualità dei dati. Secondo Standard Ethics, il sistema italiano mostra livelli di integrazione ESG particolarmente avanzati soprattutto nei comparti Bancario e Utility.

Il bilancio integrato come leva strategica e reputazionale

Gli esempi di Intesa Sanpaolo, UniCredit, Unipol, Enel, A2A e TIM mostrano come la sostenibilità non venga più raccontata come insieme di iniziative isolate, ma come architettura strategica che attraversa governance, finanza, organizzazione, innovazione e relazione con gli stakeholder. I bilanci integrati stanno diventando, così, strumenti di competitività e reputazione, capaci di descrivere non soltanto risultati economici ma anche la capacità delle aziende di affrontare rischi climatici, trasformazioni sociali e nuove aspettative del mercato.

Intesa Sanpaolo, l’Esg come infrastruttura sociale

Nel panorama italiano, Intesa Sanpaolo rappresenta uno degli esempi più avanzati di integrazione tra strategia industriale, sostenibilità sociale e governance ESG. Sotto la guida del CEO Carlo Messina, il gruppo ha costruito negli anni un modello che lega crescita economica, inclusione sociale e finanza sostenibile.

Nel bilancio integrato la sostenibilità non appare come un capitolo separato, ma come parte della missione della banca. Il Gruppo presenta il proprio ruolo come infrastruttura economica e sociale capace di sostenere famiglie, imprese e territori nelle grandi trasformazioni in corso.

I numeri mostrano la scala di questo approccio. Nel periodo 2022-2025, come esempio di intervento di impatto capillare, il programma ‘cibo e riparo’ ha superato 68 milioni di interventi a favore di persone in difficoltà, tra pasti distribuiti, posti letto, medicinali e aiuti concreti. Parallelamente, a livello generale di impegno ESG, Intesa Sanpaolo ha destinato 26,7 miliardi di euro a social lending e urban regeneration, mentre circa un miliardo è stato investito in iniziative contro le disuguaglianze e la povertà.

La sostenibilità sociale viene affiancata da una forte attenzione alla transizione ESG delle imprese. Intesa ha sviluppato prodotti dedicati come gli S-Loan e una rete di laboratori ESG territoriali per accompagnare le PMI nei processi di trasformazione ambientale e digitale.

Un ruolo centrale nell’evoluzione della governance ESG è svolto da Paola Angeletti, Chief Sustainability Officer, che coordina l’integrazione dei criteri ESG nei processi industriali e finanziari del gruppo. La sostenibilità viene, infatti, incorporata nelle strategie di business, nei sistemi di controllo e nella gestione dei rischi, grazie anche all’impegno di manager attenti alla sostenibilità come Laura Maida, Head of ESG Steering.

Molto rilevante anche il tema dell’occupazione e della formazione. Il programma ‘Giovani e Lavoro’ ha coinvolto migliaia di studenti e aziende, mentre partnership con scuole e università puntano a rafforzare inclusione e mobilità sociale. Intesa Sanpaolo interpreta, così, la sostenibilità come leva sistemica, in cui credito, impatto sociale e competitività economica convergono in un’unica strategia.

UniCredit, sostenibilità europea e trasformazione industriale

Anche UniCredit ha trasformato la sostenibilità in un asse portante della propria strategia industriale europea. Il CEO Andrea Orcel ha più volte evidenziato come il Gruppo voglia integrare gli obiettivi ESG nel modello operativo della banca, superando una visione puramente reputazionale della sostenibilità. Nel 2025 UniCredit ha registrato 11,3 miliardi di euro di finanziamenti ambientali e 5,5 miliardi di finanziamenti sociali, accompagnati da emissioni di obbligazioni sostenibili per 5,9 miliardi di euro.

La sostenibilità del Gruppo si sviluppa lungo tre direttrici principali: finanza sostenibile, trasformazione delle imprese e inclusione sociale. UniCredit punta, infatti, a costruire un ecosistema ESG europeo che coinvolga clienti corporate, PMI e filiere industriali. Un progetto centrale in questa strategia è Open-es, piattaforma collaborativa sviluppata insieme a partner industriali e finanziari per supportare le aziende nella misurazione e nel miglioramento delle proprie performance ESG. Il sistema coinvolge decine di migliaia di imprese e rappresenta uno dei più importanti ecosistemi italiani dedicati alla sostenibilità delle filiere produttive.

Nel modello ESG del Gruppo assume un ruolo importante anche l’Head of Client Strategies Italy, Annalisa Areni, impegnata nello sviluppo di strategie commerciali e iniziative ESG dedicate ai territori e al mondo imprenditoriale.

Grande attenzione viene riservata anche ai temi educativi e sociali. UniCredit Foundation ha rafforzato i programmi contro la povertà educativa attraverso la piattaforma Edu-Fund, mentre Skills for Transition punta a sviluppare competenze legate alla transizione green e digitale. Anche sul fronte della governance il gruppo ha rafforzato l’integrazione ESG. Gli obiettivi ambientali e sociali entrano nei sistemi di remunerazione manageriale, mentre diversità, inclusione e multiculturalità vengono considerate elementi strategici del modello organizzativo. Nel caso di UniCredit, la sostenibilità assume, quindi, una forte dimensione europea e industriale, orientata alla costruzione di infrastrutture finanziarie capaci di accompagnare la trasformazione sostenibile dell’economia reale. Parlando del futuro della banca, nel presentare i risultati 2025 agli azionisti Pietro Carlo Padoan, Presidente UniCredit, ha sottolineato: “Siamo pronti a compiere scelte ambiziose per tradurre la direzione strategica in risultati misurabili e duraturi, a beneficio degli azionisti e di tutte le comunità in cui operiamo”.

Unipol, protezione, welfare e resilienza climatica

Nel settore assicurativo, la sostenibilità viene interpretata in modo differente rispetto al mondo bancario. Per Unipol il tema ESG è strettamente legato ai concetti di protezione, resilienza e gestione del rischio.

Il Presidente Carlo Cimbri e l’Amministratore Delegato Matteo Laterza hanno più volte evidenziato come il ruolo delle assicurazioni stia cambiando profondamente di fronte all’aumento dei rischi climatici, sociali e sanitari. In questo scenario, la sostenibilità viene interpretata come capacità di rafforzare sicurezza economica e resilienza di famiglie, imprese e territori. “Le fragilità ambientali e sociali chiedono soluzioni di protezione che vadano oltre la tradizionale copertura del rischio”, scrive Cimbri nella lettera agli azionisti sul bilancio 2025.

Il piano ESG del Gruppo si sviluppa attorno a quattro direttrici: salute e benessere, resilienza climatica, valorizzazione delle persone e transizione ambientale. La sostenibilità entra, così, nei processi assicurativi, nella gestione del rischio e nella governance.

Un ruolo centrale viene svolto dal Comitato Sostenibilità presieduto da Claudia Merlino, che supervisiona l’integrazione ESG nelle strategie del gruppo. Parallelamente, strutture manageriali dedicate lavorano sulla misurazione degli impatti ambientali e sociali e sull’integrazione dei criteri ESG nelle attività operative.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda l’utilizzo di sistemi di scoring ESG applicati alle imprese clienti. Unipol ha sviluppato modelli per valutare le performance ambientali e sociali delle aziende assicurate, integrando i criteri ESG nei processi di underwriting e gestione dei rischi.

Accanto alla dimensione assicurativa emerge un forte investimento sul welfare e sulla cultura della sostenibilità. Attraverso Fondazione Unipolis, il gruppo promuove iniziative legate a sicurezza stradale, educazione, inclusione sociale e mobilità sostenibile.

Nel modello Unipol, la sostenibilità non coincide soltanto con la riduzione delle emissioni o con la compliance normativa, ma con la costruzione di un sistema economico più resiliente e capace di affrontare le nuove fragilità sociali e climatiche.

Enel, la sostenibilità come strategia industriale globale

Nel comparto utility, Enel rappresenta uno dei casi più avanzati di integrazione tra sostenibilità, governance e trasformazione industriale. La transizione energetica non viene presentata come semplice percorso ambientale, ma come ridefinizione strutturale del modello energetico globale.

Sotto la guida del CEO Flavio Cattaneo, il Gruppo continua a sviluppare strategie focalizzate su elettrificazione, reti, energie rinnovabili e decarbonizzazione. Il target Net Zero entro il 2040 resta uno degli elementi centrali del piano industriale.

Nel modello ESG di Enel assume oggi un ruolo centrale Michela Mossini, Head of CEO Office, Strategy and Sustainability, figura che coordina strategia, sostenibilità e stakeholder engagement del Gruppo. La storia ESG di Enel è stata valorizzata da diverse figure fondamentali. Una delle più rilevanti è Giulia Genuardi, per anni Head of Sustainability del Gruppo e oggi Managing Director della Enel Foundation. Ha avuto un ruolo molto importante anche Alberto De Paoli, ex Chief Financial Officer del Gruppo, che negli anni ha contribuito a integrare finanza sostenibile, KPI ESG e accesso ai mercati dei capitali. Enel è stata, infatti, una delle prime utility europee a collegare strumenti finanziari e obiettivi ambientali.

Oggi, la sostenibilità del Gruppo Enel non riguarda soltanto il clima. Il bilancio integrato dedica grande attenzione alla tutela della biodiversità, alla gestione delle risorse naturali, all’economia circolare e alla relazione con le comunità locali.

Molto sviluppata anche la governance ESG. I temi di sostenibilità vengono affrontati sistematicamente nelle riunioni del Consiglio di Amministrazione e integrati nei sistemi di incentivazione manageriale. La sostenibilità diventa, così, parte del processo decisionale industriale.

Tra gli stakeholder centrali della strategia ESG di Enel c’è esplicitamente anche la ‘società civile’. Il Gruppo punta, infatti, a rafforzare il proprio ruolo sociale attraverso progetti dedicati al sostegno delle comunità, con particolare attenzione a temi come la povertà energetica e l’accesso all’energia. La sostenibilità viene, quindi, interpretata anche come inclusione e tutela delle fasce più vulnerabili della popolazione. Enel investe anche su percorsi di accompagnamento per i territori coinvolti nella riconversione energetica. In particolare, il gruppo sta lavorando su piani d’azione per favorire lo sviluppo di iniziative commerciali e industriali nei territori coinvolti dalla chiusura delle centrali a carbone, con l’obiettivo di accompagnare la trasformazione energetica, limitando gli impatti economici e occupazionali sulle comunità interessate.

In sintesi, Enel interpreta il proprio ruolo di motore di sviluppo sostenibile non soltanto come produttore di energia ma come infrastruttura sociale della transizione energetica.

A2A, economia circolare e sostenibilità urbana

Nel caso di A2A, la sostenibilità si intreccia direttamente con il concetto di città e qualità della vita urbana. Renato Mazzoncini, Amministratore Delegato del Gruppo, definisce infatti A2A una ‘Life Company’, sottolineando il ruolo della multiutility nella gestione sostenibile delle infrastrutture urbane.

Il bilancio integrato del Gruppo mostra una forte integrazione tra sostenibilità e servizi essenziali: energia, gestione dei rifiuti, reti, mobilità elettrica, illuminazione pubblica ed economia circolare vengono presentati come elementi di un unico ecosistema industriale.

Grande attenzione viene dedicata alla governance ESG. Il Gruppo dispone di un Comitato Sostenibilità e Territorio e di strutture manageriali dedicate all’attuazione del piano ESG.

La governance ESG di A2A coinvolge figure manageriali dedicate come Carlotta Ventura, Chief Communication, Sustainability and Regional Affairs Officer, e Manuela Baudana, Head of Sustainability Development, a conferma di una struttura sempre più integrata tra sostenibilità, territori e strategia industriale.

Tra le figure coinvolte si colloca anche Laura Colombo, Responsabile Heritage and Foundations di A2A, impegnata da tempo sui temi di sostenibilità e stakeholder engagement.

A2A punta molto sull’economia circolare come leva industriale. La gestione dei rifiuti e il recupero energetico vengono interpretati come strumenti per ridurre consumo di materie prime, emissioni e dipendenza energetica. Parallelamente, il Gruppo investe nello sviluppo delle reti intelligenti, nelle infrastrutture elettriche e nella mobilità sostenibile. La sostenibilità viene, quindi, letta come capacità di costruire città più efficienti, resilienti e vivibili.

Nel bilancio integrato emerge anche una crescente attenzione ai temi della biodiversità e del capitale naturale, che stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nella rendicontazione delle utility europee.

TIM, la sostenibilità digitale delle infrastrutture

Nel settore telecomunicazioni, TIM collega la sostenibilità alla trasformazione digitale dell’Italia. Sotto la guida dell’Amministratore Delegato Pietro Labriola, il Gruppo ha integrato gli obiettivi ESG nel piano industriale 2025-2027, puntando su infrastrutture digitali, inclusione e innovazione tecnologica.

La sostenibilità si sviluppa soprattutto lungo tre direttrici: efficienza energetica, sviluppo delle competenze e accessibilità digitale.

TIM ha raggiunto il 100% di approvvigionamento elettrico da fonti rinnovabili certificate per le attività italiane e ha sviluppato progetti di efficientamento energetico nei data center e nelle reti. Tra i progetti più significativi emerge il recupero di calore del data center di Rozzano per il teleriscaldamento urbano, esempio di integrazione tra infrastrutture digitali e sostenibilità ambientale.

Nel modello ESG di TIM assumono un ruolo centrale Laura Esposito, Sustainability Officer, impegnata sui temi della decarbonizzazione e della sostenibilità della filiera, e Maria Enrica Danese, Corporate Communication & Sustainability Director, figura chiave nel coordinamento della comunicazione ESG e delle relazioni con gli stakeholder.

A livello operativo ricopre un ruolo importante Elisabetta Romano, Chief Network, Operations & Wholesale Officer, impegnata sullo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche e sulla sostenibilità operativa delle reti. Romano ha espresso più volte in modo molto chiaro la sua visione sulla sostenibilità e sui temi ESG, inquadrando TIM in un duplice ruolo: quello di abilitatore e quello di contributore dello sviluppo sostenibile.

Grande attenzione in TIM viene riservata anche alla formazione. Nel 2025 oltre 11mila persone hanno partecipato a percorsi formativi legati all’Intelligenza Artificiale e alle competenze digitali, mentre il Gruppo continua a investire su inclusione, diversità e valorizzazione del capitale umano.

Interessante anche il crescente peso della sostenibilità nel business delle telecomunicazioni.

Le richieste di compliance ESG nelle gare sono più che raddoppiate nel corso del 2025, segnalando come i parametri ambientali e sociali stiano diventando sempre più rilevanti anche nel settore tecnologico.

TIM interpreta, così, la sostenibilità come capacità di costruire infrastrutture digitali efficienti, resilienti e inclusive, in grado di sostenere la competitività del sistema economico.