- L’Intelligenza artificiale è ormai mainstream: l’88% degli intervistati l’ha utilizzata almeno una volta nella vita e 1 persona su 2 la usa frequentemente;
- In ambito sanitario, viene impiegata soprattutto per interpretare sintomi (57%), comprendere referti (51%) e formulare ipotesi diagnostiche (50%);
- Il 39% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni utilizza l’IA per reperire informazioni su farmaci e terapie, contro una media di oltre il 28% nel campione 35-70 anni;
- La fiducia in questo strumento si colloca al sesto posto nella classifica delle fonti sanitarie, davanti ad amici e familiari, influencer e creator digitali, ma ancora distante dal medico;
- Il 54% del campione di persone analizzato chiede campagne informative e identifica istituzioni sanitarie, medici e agenzie di comunicazione in ambito farmaceutico come garanti;
- È quanto emerso dalla ricerca “L’uso dell’IA in ambito sanitario” realizzata da Havas CSA e presentata da Havas Health Network Italia in occasione degli Healthcare & Pharma Talk, organizzati da RCS Academy.
Il rapporto tra gli italiani e l’intelligenza artificiale è in rapida evoluzione, anche in ambito sanitario, ma procede in larga parte senza guida né bussola formativa. È quanto emerge dalla ricerca “L’uso dell’IA in ambito sanitario”, realizzata da Havas CSA e presentata da Havas Health Network Italia in occasione degli Healthcare & Pharma Talk, organizzati da RCS Academy.
Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 1.015 cittadini italiani tra i 18 e i 70 anni – bilanciato per genere, fascia d’età e macroarea geografica – rivela un paradosso. Mentre l’88% ha già sperimentato l’IA e oltre la metà (51%) la usa con frequenza (21% quotidianamente, 30% più volte a settimana), il 73% dichiara di non aver mai ricevuto alcuna formazione sul suo corretto utilizzo.
Gli strumenti più utilizzati sono ChatGPT (70%) e Gemini (68%), seguiti a distanza da Microsoft Copilot (21%) e Claude (9%). Ma l’adozione massiccia non significa competenza, infatti, solo il 12% si dichiara alto-competente, mentre il 50% si posiziona su livelli bassi o nulli di competenza percepita.
La salute, una frontiera emergente ma ancora marginale
Nonostante la sua capillarità nella vita quotidiana, la salute resta ancora un ambito secondario di adozione, anche se in rapida crescita. Solo il 23% degli intervistati ricorre all’IA per questioni di salute e benessere, dato ben al di sotto della ricerca di informazioni generali (70%) e delle finalità lavorative o di studio (51%). Un divario che rappresenta una significativa opportunità di crescita verso un impiego più consapevole dello strumento.
Tra i giovani, invece, la rivoluzione è in corso: nella fascia 18-34 anni, quasi 4 persone su 10 (39%) utilizzano già l’IA per cercare informazioni su farmaci e terapie, e tra questi oltre la metà ne fa un uso frequente. Un comportamento che delinea un chiaro divario generazionale nell’approccio alla “salute digitale”.
“Questa ricerca ci mostra che l’IA è già entrata nel percorso di molti italiani, soprattutto tra i più giovani. Come Havas Life, vediamo in questo una grande opportunità”, ha commentato Simone Andrea Telloni, CEO di Havas Health Network Italia. “Non si tratta di sostituire il rapporto medico-paziente, ma di rafforzarlo. La nostra sfida è contribuire a un ecosistema in cui tecnologia e umanità dialoghino al servizio del benessere delle persone”.
Ricerca digitale, le persone vogliono risposte chiare
Il 31% degli intervistati dichiara di avere già utilizzato l’IA per cercare informazioni su farmaci e terapie, con un focus dominante sul tema della sicurezza. Il 53% vuole reperire informazioni sugli effetti collaterali di una cura, il 43% cerca informazioni sui corretti dosaggi e il 38% prova a comprenderne al meglio il meccanismo d’azione.
L’IA colma, quindi, il bisogno delle persone di analizzare la propria condizione di salute. Il 57% la usa per interpretare sintomi, il 51% per comprendere referti medici e 1 intervistato su 2 (50%) per formulare ipotesi diagnostiche. Dati che segnano l’emergere di un supporto digitale, ma che convivono con una consapevolezza dei limiti: modificare dosaggi o sospendere farmaci (45%), decidere una terapia (44%) e formulare una diagnosi (40%), restano le aree considerate meno appropriate per l’utilizzo dell’IA.
Fiducia dell’IA in ambito salute crescente, ma il medico rimane al primo posto
Nella classifica della fiducia delle fonti sanitarie, l’Intelligenza Artificiale si posiziona al sesto posto – dopo il medico specialista, il medico di base, il farmacista, i siti istituzionali e i motori di ricerca – ma davanti ad amici, familiari e, con ampio distacco, a influencer e creator digitali. Un posizionamento che riflette una fiducia crescente ma ancora parziale. Il 44% degli intervistati ritiene che l’IA sia affidabile per reperire rapidamente informazioni, il 39% per interpretare informazioni complesse e il 33% per comprendere meglio quanto detto dal medico.
È proprio questa fiducia crescente a generare una domanda di orientamento. Più della metà del campione analizzato che usa l’IA per informarsi su temi di salute (54%), ritiene importante poter fruire di campagne informative sull’utilizzo consapevole dello strumento. Di questa, il 25% lo considera addirittura fondamentale e il 29% molto importante. Un bisogno che i cittadini attribuiscono con chiarezza a precisi attori: istituzioni sanitarie e medici in primis, seguiti da istituzioni pubbliche e agenzie di comunicazione in ambito farmaceutico, identificati come garanti di una corretta informazione.
“La ricerca fotografa un momento di passaggio: gli italiani si affidano sempre più all’intelligenza artificiale per la propria salute, ma dobbiamo chiederci su quali fonti si basa l’IA e come aiutarla ad essere sempre più precisa”, ha dichiarato Corrado Tomassini, Vice Presidente di Havas PR. “Oggi i media di qualità sono quelli in grado di influenzare realmente IA ed LLM. Per questo, diventa fondamentale un nuovo approccio alla comunicazione del settore, che rimetta al centro contenuti di valore, ristabilendo un circolo virtuoso a beneficio della collettività”.
I risultati della ricerca confermano che l’IA in ambito sanitario è già una realtà quotidiana per milioni di persone, ma procede in una zona grigia fatta di sperimentazione individuale e assenza di formazione. Colmare questo gap e definire con chiarezza i confini del suo ruolo nel percorso di cura sono le sfide prioritarie per il sistema. Havas, con il suo approccio integrato e human-centric, si pone come partner strategico per accompagnare istituzioni, aziende e cittadini in questo percorso.

