In occasione della Art Week e della Design Week milanesi, la galleria di Antonio Colombo approfondisce il rapporto con l’artista milanese Arduino Cantàfora trasformando radicalmente gli allestimenti della precedente mostra, Anamnesi, in una nuova esposizione, intitolata Cantàfora Reload e l’utopia razionalista di Columbus, dedicata al confronto tra il linguaggio moderno degli arredi razionalisti prodotti negli anni Trenta, con il marchio Columbus, dalla Ditta A. L. Colombo di Milano e la grammatica postmoderna e citazionista della pittura Cantàfora. Unica eccezione è la sala d’ingresso della mostra, rimasta inalterata, in cui è possibile vedere per la prima volta insieme due opere storiche di grandi dimensioni, La città banale (1980) e Stanza di Città – Roma (1983), esposte rispettivamente alla Biennale di Architettura di Venezia del 1980 e alla Biennale d’Arte di Venezia del 1984.
L’idea di questa mostra, rinnovata nel concetto e nei contenuti, nasce dai curiosi destini incrociati di Arduino Cantàfora e Antonio Colombo. Il padre del pittore, Alfonso Cantàfora, è stato, infatti, per molti anni il direttore tecnico dell’azienda fondata dall’industriale milanese Angelo Luigi Colombo, padre del gallerista, che ne ha poi continuato l’attività fino al 2023. Da un lato, l’artista è cresciuto osservando i mobili Columbus, costruiti con tubi di acciaio senza saldatura, trafilati e curvati a freddo e poi cromati, perfetti esempi di una concezione razionale e avveniristica dell’arredamento d’interni; dall’altro, Antonio Colombo ha visto nascere e crescere il talento pittorico di Arduino Cantàfora, seguendone gli sviluppi e le evoluzioni nel corso del tempo e finendo per diventare suo gallerista.
Cantàfora Reload e l’utopia razionalista di Columbus è, dunque, una mostra che muove dalle vicende biografiche dei due protagonisti, per avviare un confronto tra due concezioni estetiche apparentemente opposte – quelle del Modernismo e del Postmodernismo – che trovano un punto d’incontro nella sottile trama di analogie e corrispondenze che legano la pittura di Cantàfora al rigoroso design dei mobili Columbus.
Tra i mobili Columbus prodotti negli anni Trenta, sono stati selezionati per questa mostra alcuni oggetti di grande valore storico, come, ad esempio, il tavolino tondo e la sedia a sbalzo esposti per la prima volta nel 1933 al Padiglione Futurista della V Triennale delle Arti Decorative e Industriali moderne, la prima tenutasi a Milano nel palazzo costruito da Giovanni Muzio. Gli oggetti prodotti dalla Ditta A. L. Colombo, con il loro design ultramoderno, facevano parte degli arredi della sala d’attesa di una Stazione per aeroporto civile progettata da Enrico Prampolini e costruita nel Parco Sempione.
Molto importante è anche lo sgabello a sbalzo esposto, sempre alla V Triennale, all’interno della Casa sul lago per l’artista progettata dal Gruppo di Architetti e Ingegneri Comaschi, rappresentanti di punta del Razionalismo lariano.
In mostra è presente anche il prototipo di una poltrona di Piero Bottoni, esposta nella Sala di attesa per un medico, alla VI Triennale del 1936. Si tratta di una “Poltrona da grande riposo” con innovativa sospensione elastica a telaio incrociato.
Nella pittura di Cantàfora l’esattezza e la razionalità che contraddistinguono le produzioni Columbus si ritrovano nel modo in cui le visioni architettoniche e urbane obbediscono al rigore della geometria descrittiva, tra scorci prospettici e proiezioni assonometriche che l’artista immerge nel lirismo dei ricordi.
Le nuove opere esposte in questa mostra sono, infatti, riletture e reinterpretazioni recenti di iconografie dipinte da Cantàfora tra gli anni Settanta e Ottanta. Sono quasi dei D’apres alla maniera del Giorgio De Chirico autocitazionista, reminiscenze che l’artista inscrive in sfondi astratti di sapore vagamente neoplastico, quasi si trattasse di immagini incorniciate, istantanee di un futuro anteriore o, meglio, ipotesi di un passato continuamente attualizzato nelle forme di imponenti prospetti urbanistici e monumentali interni architettonici, scanditi da precise scansioni chiaroscurali.
In mostra ci saranno anche le prospettive parallele dai titoli enigmatici, tratti dalla Tempesta shakespeariana, che diverranno fonte di ispirazione dei capoversi dei racconti contenuti nel volume pubblicato da Einaudi nel 1988 “Quindici stanze per una casa”.

