Lo scorso 23 settembre la sostenibilità e l’innovazione nel settore vitivinicolo sono state al centro di ‘Habitat’, appuntamento promosso da Argea, uno dei principali Gruppi italiani che operano in tale mercato.
Al centro del dibattito c’era l’ecodesign, inteso come approccio innovativo finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti a 360°, ovvero dalla progettazione al contenuto della bottiglia: le scelte relative a vetro, etichetta e packaging possono portare a una produzione più sostenibile, con ripercussioni positive per l’intera filiera.
“Come azienda leader, che esporta la maggior parte della propria produzione nel mondo, avvertiamo la responsabilità di guidare il settore verso un futuro più sostenibile”, spiega Massimo Romani,
Amministratore Delegato di Argea:
“le nuove generazioni di consumatori, sempre più attente all’impatto ambientale e sociale, chiedono un impegno concreto e i risultati raggiunti dimostrano che competitività e responsabilità possono convivere, creando valore per l’impresa, per i territori e per il mercato globale”.
Durante ‘Habitat’ è stato presentato il nuovo Gualdo di Poderi dal Nespoli, primo vino dell’azienda certificato biosimbiotico, prodotto in 10.000 bottiglie. Il progetto unisce viticoltura rigenerativa, valorizzazione del territorio e packaging sostenibile: capsula, tappo, etichetta e bottiglia sono stati progettati per ridurre l’impatto ambientale, con un alleggerimento del vetro del 16% rispetto agli standard.
Dall’incontro è anche emersa l’attenzione rivolta dai consumatori finali, con particolare riferimento alle giovani generazioni, ai valori ambientali e sociali. “Nell’ambito della GDO”, sottolinea Daniele Colombo, Wine & Spirits Category Manager di Esselunga, “la sostenibilità è un tema complesso da quantificare. Non esiste una categoria specifica dedicata ai ‘prodotti sostenibili’ e gran parte del valore si genera a monte, nella fase produttiva: per renderlo percepibile serve un impegno condiviso lungo tutta la filiera”.
A parere di Alessandro Rossi, National Category Manager Wine di Partesa,
“oggi come oggi la sostenibilità del vino non è più un dettaglio, ma un criterio che potrebbe cambiare il mondo della ristorazione. Sono sempre più numerosi i ristoranti che scelgono vini biologici, biodinamici o certificati, nonché bottiglie leggere o formati alternativi che riducono i costi e l’impatto ambientale. Ma serve comunicazione: non bastano i tecnicismi, occorre un linguaggio semplice, emozionale e trasparente”.
In occasione di ‘Habitat’, Argea ha anche presentato il Report di Sostenibilità 2024, che evidenzia risultati su quattro direttrici: filiera, terra, persone e direzione. L’86% dei fornitori di vino risulta qualificato ESG (contro il 65% dell’anno precedente) e oltre il 60% del vino acquistato passa dal Patto di Sostenibilità della filiera, che oggi coinvolge 26 cantine. L’azienda ha acquistato il 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili, ridotto i consumi del 7,3% in un anno e aderito alla Science Based Targets Initiative. Sul versante delle risorse umane le ore di formazione sono state oltre 5.600, di cui circa la metà dedicate a salute e sicurezza, mentre su quello del packaging il tasso di riciclo ha raggiunto il 70% per le bottiglie, il 40% per i cartoni e il 50% per i tappi. Con l’adozione degli ESRS (European Sustainability Reporting Standards), Argea si colloca tra le prime aziende italiane del vino a operare in linea con la CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive).

