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Sky Inclusion Days – Josefa Idem e Giorgia Minzoni hanno parlato al panel “Tutto il fiato che serve: la forza delle donne nello sport” dal Teatro Dal Verme

Josefa Idem, campionessa olimpica, Giorgia Minzoni, canoista, hanno partecipato oggi al panel “Tutto il fiato che serve: la forza delle donne nello sport” moderato daFederica Lodi, giornalista di Sky Sport, nell’ambito degli Sky Inclusion Days. Di seguito un estratto del suo intervento al Teatro dal Verme di Milano.

JOSEFA IDEM

Longevità nello sport – Mi avvicino a questo tema partendo da uno sguardo sulla preparazione degli adulti nel momento in cui devono allenare i giovani atleti. Per farlo bene, devono essere bravi allenatori con un grande spessore umano, empatia e preparazione nelle tempistiche, non bisogna fare pressioni. Molti atleti arrivano a burn out a causa di allenatori che hanno concezioni superate, che fanno un po’ parte del passato. La gente ci insegna molte cose che possiamo fare per essere bravi allenatori. Ritengo che la preparazione degli adulti sia essenziale per essere bravi allenatori.

Il passato – Da me è partito un approccio molto giocoso allo sport. Non ero considerata un talento e per me è stata una grande fortuna. Ero piccola, magra, cadevo sempre in acqua. Nessuno si occupava di sviluppare il mio talento, dato che ero ambiziosa cercavo di andare forte come le mie amiche con le risorse che avevo. Nasce da lì la mia tecnica efficace. In Italia, l’allenamento con mio marito è diventato il nostro progetto di vita. Tutti gli anni ci ponevamo degli obiettivi per capire quali altri limiti superare. Attraverso la curiosità e la voglia di provarci abbiamo smentito la scienza.

La gravidanza – C’erano da combattere molti stereotipi. La gravidanza è parte integrante del nostro percorso. Le persone mi hanno dato della matta, ma l’ho fatto seguita da una ginecologa che mi ha detto cosa poter fare e cosa no. È stata una gran bella avventura.

I figli – Nei periodi di preparazione ci sono stati dei momenti – gli anni olimpici – in cui eravamo più assenti. Credo che non sia stato sempre semplice, ma neanche troppo difficile perché è stato compensato da momenti intensi di condivisione, paesi visitati… Ogni tanto ne parlano e quindi penso siano stare grandi esperienze senza dubbio.

GIORGIA MINZONI

Allenare le ragazze della paracanoa – Per me è soprattutto un accompagnare e aiutare a trovare un’autonomia attraverso lo sport. Ho scelto questa professione perché permette di aiutare a trovare una nuova vita attraverso lo sport. La prima volta che sono entrata nel mio club di Ferrara, ho trovato due protesi sul pontile – parliamo degli anni Novanta – e per me è stato straordinario. Il fatto che si svolga questo sport in un ambiente naturale accresce ancor di più il suo valore. La natura aiuta in questo. Per una persona sulla sedia a rotelle, riuscire a guidare una barca in maniera autonoma fa crescere l’autostima e la voglia di fare.