Celebrare un compleanno non è un’impresa difficile, se si sa con esattezza quante sono le candeline da spegnere: è un po’ più complicato quando gli anniversari sono più di uno, in una volta sola!
È quello che sta capitando, nel 2024, all’emittenza audiovisiva pubblica: 70 anni dalla prima trasmissione televisiva (1954), addirittura 100 dalle prime emissioni radiofoniche (1924), 80 dalla nascita ufficiale dell’acronimo Rai (1944).
Premesso che di ricorrenze ce ne sarebbero anche altre, è comunque evidente che il compleanno che più ha colpito l’immaginario collettivo – e al quale una testata come Tv Key non poteva non dedicare un doveroso omaggio – è il primo di quelli citati.
Sono le 11 del mattino del 3 gennaio 1954 quando Fulvia Colombo (che quattro anni dopo sarà anche sul palco di Sanremo per annunciare ai telespettatori, al fianco di Gianni Agus, che Domenico Modugno e Johnny Dorelli hanno vinto il Festival con Nel blu dipinto di blu) pronuncia una frase entrata nella storia: “la Rai – Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive”. Con le dovute proporzioni la si può paragonare al celebre “è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità” con cui Neil Armstrong accompagnerà, quindici anni dopo, il suo primo passo sulla superficie lunare (evento che, ça va sans dire, fa parte dell’immenso, straordinario, ineguagliabile patrimonio storico rappresentato dagli archivi Rai).
Quelle poche parole, all’atto pratico diffuse e udite in non più di sei o sette regioni ma idealmente rivolte a tutto il Paese, sono anch’esse storiche: a diversi anni di distanza rispetto a Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania e Unione Sovietica, l’Italia si allinea agli altri grandi Paesi del mondo e dà il via a un’avventura meravigliosa, fatta di programmi indimenticabili e di personaggi che il pubblico ha spesso considerato come membri della propria famiglia.
Non proveremo nemmeno a fare un elenco completo (non abbiamo a disposizione cento pagine…), ma ci sembra eloquente il fatto che, se volessimo stilarlo, non servirebbero neanche i nomi e cognomi completi: dire semplicemente Mike, Corrado, Pippo, Sandra e Raimondo, Raffaella o ancora – con un brusco salto alla stretta attualità – Fiore e Ama significa visualizzare in un attimo i volti di chi ha tenuto compagnia a varie generazioni di italiani.
Il concetto non vale certo solo per il mondo dello spettacolo: figure come quelle di Cesare Zavattini, Sergio Zavoli, Maurizio Costanzo, Enzo Biagi, David Sassoli, Piero Angela hanno dato lustro al giornalismo televisivo e alla divulgazione culturale. Per non parlare della programmazione, che ha abbracciato tutto lo scibile umano: intrattenimento, informazione, cronaca, sport, musica, programmi per l’infanzia, cultura, arte, cinema, animazione, sceneggiati/fiction e via di questo lunghissimo passo.
Gli anni Cinquanta/ Sessanta
La crescita di quelle che oggi si chiamerebbero ‘connessioni’ è molto rapida: già alla fine del 1954 il Programma Nazionale (l’attuale Rai 1) raggiunge il 58% della popolazione, mentre risale al 1961/1962 la copertura di tutto il territorio della Penisola. Anche gli abbonamenti registrano un incremento notevole: nel primo anno sono circa 24mila (ed entrano nella storia del costume i raduni di massa nei bar di quartiere che hanno già l’’apparecchio’, per assistere a qualche grande evento sportivo o alla puntata settimanale di Lascia o Raddoppia), a metà del decennio successivo si arriva già intorno ai 6 milioni. Per i primi tre anni o poco più le trasmissioni non superano le quattro ore quotidiane (iniziano a metà pomeriggio con La Tv dei ragazzi e terminano, dopo un’interruzione ‘monoscopica’, con il telegiornale e il programma serale) e sono prive di pubblicità. Su quest’ultimo fronte la svolta arriva nel 1957, quando comincia la ventennale era di Carosello. Il mix fra spot, sketch e spettacolo di varietà consegna alla storia della Tv ‘testimonial’ animati come Calimero (Mira Lanza), Caballero e Carmencita (Lavazza) o il già celebre Topo Gigio (Pavesini), ma anche grandissimi nomi del cinema, dello spettacolo e del teatro: si pensi a Ernesto Calindri che beve Cynar ‘contro il logorio della vita moderna’, a Virna Lisi che ‘con quella bocca può dire ciò che vuole’ (claim del dentifricio Chlorodont), a Gino Bramieri con le sue ‘scenette’ per Moplen… e a decine e decine di altri esempi simili!
La grande popolarità di cui il mezzo gode fin dall’inizio è riconducibile all’ampio spettro di proposte: il fatto che l’intrattenimento svolga un ruolo di primo piano (Studio Uno, Il Musichiere, Canzonissima, i telequiz) non impedisce di assegnare al servizio pubblico anche e soprattutto il compito di informare, educare e diffondere cultura.
Indimenticabile, in quest’ottica, è il programma Non è mai troppo tardi, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e andato in onda dal 1960 al 1968. Con competenza, affabilità e semplicità espositiva il maestro Alberto Manzi conduce quasi 500 puntate, fornendo un contributo notevole all’unificazione culturale e linguistica del Paese (il tasso di analfabetismo, in un’Italia risorta solo tre lustri prima dalle macerie della Seconda guerra mondiale, era ancora molto elevato): si calcola che circa un milione e mezzo di persone abbia ottenuto la licenza elementare seguendo le sue lezioni, anche senza frequentare la scuola dell’obbligo. Inoltre, secondo i primi sondaggi dell’epoca, il 70% di chi aveva accesso al mezzo dichiarò di seguire e apprezzare quotidianamente il telegiornale.
Oltre che all’entertainment e all’informazione, la menzione d’onore va ovviamente allo sport, da sette decenni uno dei cavalli di battaglia della Rai. La prima puntata de La domenica sportiva, il programma più longevo della storia televisiva italiana, va in onda la sera stessa del 3 gennaio 1954: all’attaccante dell’Inter Sergio Brighenti, che poche ore prima aveva segnato tre gol al Palermo, viene concesso l’onore di essere il primo ospite. Il primo, per inciso, di una serie lunghissima e prestigiosa: fra i primi ‘scoop’ c’è un’intervista al ‘Campionissimo’ Fausto Coppi, mentre la millesima puntata, negli anni ’70, verrà celebrata con un sondaggio volto a eleggere il miglior atleta italiano di sempre (per la cronaca, il velocista Livio Berruti si impone davanti al pugile Nino Benvenuti).
Sport, intrattenimento e informazione rappresentano il clou dell’offerta per tutti gli anni ’60 (alla fine del 1961, tra l’altro, vede la luce il Secondo Canale), caratterizzati anche dalla diretta di eventi di enorme interesse nazionale e internazionale (dalle esequie funebri di Papa Giovanni XXIII alla conquista della Luna). È clamoroso, inoltre, il successo di pubblico e di gradimento dei cosiddetti ‘sceneggiati’, antesignani dell’attuale fiction: si tratta spesso della trasposizione di celebri opere letterarie (I promessi sposi, La Cittadella, La freccia nera), ma non mancano i primi, riuscitissimi tentativi nel campo del giallo e del poliziesco (Coralba, Lungo il fiume e sull’acqua) o addirittura della fantascienza (A come Andromeda) e del paranormale (Belfagor o il fantasma del Louvre rende insonni le notti dei più giovani e anche di qualche adulto).
Gli anni Settanta/ Ottanta
A caratterizzare il decennio successivo è la Riforma del 1975, che indica i principi fondamentali del servizio pubblico (indipendenza, obiettività e apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali) e, fra le altre cose, sancisce il passaggio del controllo sia della Rai sia della concessionaria Sipra (l’attuale Rai Pubblicità, denominazione assunta nel 2013) dal Governo al Parlamento.
La seconda metà del decennio stesso registra due eventi importanti: l’avvento del colore (1977) e la nascita della Terza Rete (oggi Rai 3), che dal dicembre 1979 diffonde programmi sia regionali sia su scala nazionale. Quanto alle trasmissioni che hanno fatto epoca, spiccano la trasposizione dei romanzi di Emilio Salgari incentrati sul personaggio di Sandokan e soprattutto Portobello, in onda dal 1977 sull’attuale Rai 2: riunendo vecchi commilitoni, compagni di scuola ed ex-fidanzati, l’indimenticabile Enzo Tortora lancia di fatto un format che nei decenni successivi diventerà popolarissimo non solo in casa Rai (Carràmba! Che sorpresa) ma anche dall’altra parte del duopolio (C’è posta per te).
Gli anni ’80 accolgono il lancio di Televideo, l’introduzione dei sottotitoli per i non udenti e il varo dell’indagine Auditel… ma è chiaro che a caratterizzare questo decennio è soprattutto un altro fattore: la trasformazione dell’emittenza commerciale privata in generale e di Fininvest in particolare in un soggetto in grado di togliere per sempre alla Rai la posizione di monopolista.
A quel punto cambiano totalmente le regole del gioco: se il ruolo di operatore esclusivo del mercato televisivo la preservava dai rischi delle sfide competitive, garantendole un rilevante potere contrattuale anche nei rapporti con gli spender pubblicitari, ora l’azienda è costretta a cambiare strategia e, in quest’ottica, le va riconosciuto il merito di non aver messo da parte i suoi doveri istituzionali e di aver continuato a dare un prezioso contributo alla costruzione del background sociale e culturale del Paese.
Anche sul fronte commerciale la capacità di reazione all’avvento dei competitor privati è significativa. I 300 miliardi di lire di fatturato pubblicitario del 1983 (anno in cui Italia 1 entra a far parte di Fininvest, portando in dote 75 miliardi di pubblicità tabellare da aggiungere ai 160 di Canale 5… giusto per chiarire fino a che punto era cambiato lo scenario!) diventano 360 l’anno successivo, poco meno di 600 al giro di boa di metà decennio e circa 1.000 al momento di accogliere l’arrivo degli anni ’90.
Fra i programmi cult del periodo (ottobre 1983/giugno 1985) ce n’è uno degno di nota non solo per il suo grande successo ma anche perché testimonia la disponibilità della Rai a non ‘snobbare’ la concorrenza, ovvero a prendere anche ispirazione da eventuali idee valide. Canale 5 si ‘inventa’, con risultati più che soddisfacenti, la copertura di una fascia fino a quel momento trascurata come quella della tarda mattinata/primo pomeriggio? Si può fare altrettanto, soprattutto se si ha in casa una certa Raffaella Carrà.
Nasce così Pronto, Raffaella?, contenitore quotidiano in onda dalle 12 alle 14:20 (con una pausa per il Telegiornale) basato su canzoni e balletti ma anche e soprattutto – qui sta la sua componente innovativa – sul rapporto diretto con il pubblico a casa, ovvero su telefonate, quiz e giochi a premi. Fra questi ultimi diventa celeberrimo il tentativo dei telespettatori di indovinare il numero esatto di fagioli contenuti nel vaso di vetro mostrato dalla conduttrice: il montepremi sale alle stelle… e l’audience anche (se qualche lettore di Media Key si ricorda il gioco, gli togliamo anche la curiosità: i fagioli erano 10.944!).
Per inciso, la sostanziale leggerezza del programma ha un’importante e serissima eccezione: la prima intervista in studio concessa alla televisione italiana da Madre Teresa di Calcutta.
Oltre allo sport (nel 1982 gli Azzurri – nel vero senso della parola, perché possono essere ammirati ‘a colori’ – vincono i Mondiali di Calcio e le loro sfide con Argentina, Brasile e Germania inchiodano tutto il Paese davanti al televisore), continuano a far saltare il banco dell’audience anche le ‘serie Tv’ – il termine ‘fiction’ non è ancora di uso comune – e, a riguardo, è impossibile non citare La Piovra: dieci stagioni scaglionate in diciassette anni (1984/2001) e ascolti sempre altissimi, conditi da qualche polemica sull’opportunità di fornire un’immagine parzialmente stereotipata e negativa del Paese.
Gli anni Novanta e il terzo millennio
A metà anni ’90 cominciano a diffondersi termini e concetti (internet, connessione, interazione) destinati a condizionare irreversibilmente, qualche tempo dopo, la vita di qualunque azienda e di ogni individuo. La Rai non perde tempo: nel febbraio 1996, due anni e mezzo prima della nascita di Google, fa il suo ingresso in Rete inaugurando il sito ufficiale www.rai.it (sotto la Presidenza di Letizia Moratti, prima donna a ricoprire tale carica) e a fine 1997 lancia i primi tre canali tematici digitali via satellite, conseguenza di una fase sperimentale avviata già da alcuni anni. Sul versante commerciale l’azienda si riprende in fretta dalle difficoltà legate alla Guerra del Golfo e alla conseguente contrazione della spesa pubblicitaria: i 1.500 miliardi fatturati nel 1995 diventano 2.500 intorno al 1999/2000.
Sia nell’ultimo decennio del XX secolo sia nei primi due del nuovo millennio continuano ad arrivare grandi soddisfazioni su tutti i fronti fin qui citati, con format a volte storici e a volte innovativi. Oltre agli innumerevoli big event sportivi, all’informazione, alla notevole rivalutazione della fascia preserale o, ancora, a fiori all’occhiello come il Festival di Sanremo (le cinque edizioni del 2020/2024, con la Direzione Artistica di Amadeus, frantumano vari record di audience e di share) va citata nuovamente Rai Fiction, che assume tale denominazione nel 1997 e alla quale si devono serie che definire ‘di successo’ è estremamente riduttivo (basterà ricordare Il commissario Montalbano, Il maresciallo Rocca, Don Matteo).
Nel 2003 il Consiglio di Amministrazione approva la costituzione dell’Associazione italiana per lo sviluppo del digitale terrestre: è il preludio al lancio della prima offerta RAI sulla nuova piattaforma (gennaio 2004) e, più in generale, all’inizio di una nuova era per l’intero scenario televisivo italiano.
Quella che opera nel mercato del XXI secolo, ossia nell’epoca dell’innovazione tecnologica, del satellite, di internet, del digitale terrestre e della convergenza multimediale, è ovviamente una Rai profondamente mutata rispetto al 1924 (data di nascita dell’Unione radiofonica italiana), al 1926 (costituzione della concessionaria Sipra), al 1927 (anno in cui vede la luce l’EIAR – Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), al 1944 (viene coniato il nome Rai, acronimo di Radio Audizioni Italiane), al 1954 (la denominazione cambia parzialmente e diventa Rai − Radiotelevisione Italiana) e così via.
In una dozzina d’anni, dal 1999 al 2010, nascono numerosi canali tematici: in ordine cronologico vedono la luce Rai Sport, Rai News 24, Rai Movie, Rai Premium, Rai YoYo, Rai Gulp, Rai 4, Rai Storia, Rai Scuola e Rai 5. Si potrebbe continuare citando i canali regionali, quelli internazionali (Rai Italia e Rai World Premium), Rai 4K (per l’alta definizione), la piattaforma RaiPlay… ma il concetto ci sembra già chiaro: bisogna avere gusti molto, ma molto di nicchia per non trovare assolutamente nulla di adeguato a soddisfare le proprie esigenze informative!
A livello di organigramma, nel 2018 viene ripristinata la carica di Amministratore Delegato, non utilizzata addirittura dal 1971: il primo a ricoprirla è Fabrizio Salini, cui succederanno Carlo Fuortes nel 2021 e Roberto Sergio nel 2023.
Sguardo verso il futuro
“Memoria, orgoglio, responsabilità: sono queste”, afferma lo stesso Roberto Sergio, “le tre parole chiave che in questo periodo di festeggiamenti ci riconducono ai valori fondanti e al concetto stesso di servizio pubblico. La memoria di quello che la Rai ha saputo fare per sostenere e supportare la crescita del ‘sapere’ nel nostro Paese; l’orgoglio di essere la più grande azienda culturale italiana, pilastro del pluralismo e della democrazia nonché motore dell’industria audiovisiva nazionale; la responsabilità di continuare a esserlo concretamente anche in futuro. Questi settant’anni e queste tre parole ci indicano la strada da percorrere: intendiamo continuare a contribuire alla costruzione dell’identità nazionale, consentendo ai cittadini di riconoscersi dentro una memoria che appartiene a tutti, e vogliamo mantenere – in un mercato radicalmente mutato e molto più competitivo rispetto al passato – il ruolo di leader in termini di ascolti, di evoluzione tecnologica e di innovazione di prodotto. Riteniamo doveroso ringraziare di cuore le donne e gli uomini che hanno reso grande la Rai in questi settant’anni e tutti coloro che ancora oggi, con dedizione e passione, consentono all’azienda di posizionarsi come uno dei più grandi e influenti servizi pubblici radiotelevisivi e multimediali d’Europa”.
Oltre a porgere a sua volta i ringraziamenti di rito “a tutti i dipendenti del servizio pubblico, ognuno dei quali può fare la differenza e contribuire, con impegno ed entusiasmo, a scrivere la storia”, il Presidente della Rai Marinella Soldi sottolinea che con questa ricorrenza “celebriamo la nostra tradizione proiettandoci verso nuove sfide.
Innovazione, transizione digitale, sostenibilità, inclusione e parità sono i nostri obiettivi per una Rai che sia ‘di tutti’, orgogliosa del proprio passato e in grado di parlare anche ai giovani”.

