Sport, vita e valori sono al centro del racconto di Lele Adani, ospite nella nuova puntata del podcast “One More Time” di Luca Casadei (OnePodcast), disponibile da oggi, venerdì 27 settembre, su OnePodcast e su tutte le principali piattaforme di streaming audio.
Lele Adani ripercorre con Luca la sua vita e i momenti salienti della sua carriera di calciatore, fino al successo come commentatore sportivo. Partendo dal rapporto con i genitori, che lo hanno sempre sostenuto nel suo sogno, e con il fratello, l’ex calciatore ricorda il suo esordio nella squadra di paese fino all’arrivo in Serie A, tra soddisfazioni, episodi comici e momenti di paura in cui non si è sentito all’altezza della situazione. Racconta di quando ha smesso di giocare e di come è cominciata la sua nuova carriera da commentatore calcistico, un modo per lui di restituire qualcosa allo sport che tanto gli ha dato nel corso della sua vita, sia a livello professionale che umano, regalandogli amicizie sincere e durature. Infine, si sofferma sulla nascita della sua carriera sul web e, in particolare, sull’esperienza della Bobo TV e sul suo rapporto con Bobo Vieri, rivelandosi un uomo sensibile e aperto all’ascolto.
Sugli esordi della sua carriera racconta: «La prima squadra era tipo promozione, quindi erano proprio le giovanili della squadra del mio paese. Sono andato, ma non ho mai sognato di fare la Serie A. Più passava il tempo e più sognavo di vivere di calcio, non di guadagnare tanti soldi o di diventare conosciuto. No, io sognavo di vivere di calcio. Durante la mia adolescenza, l’amore per il calcio mi ha portato a rinunciare serenamente alla discoteca, alle ragazze: la mia priorità era giocare. Ho fatto il primo anno di giovanissimi e gli osservatori venivano a guardarti. Un giorno mio papà ha detto: “Allora è ufficiale, Daniele va al Modena, Simone va al Bologna”; da lì è cominciato il nostro percorso in squadre più evolute chiaramente».
Sui momenti in cui non si è sentito all’altezza della situazione, come l’esordio nel Modena e quello in Nazionale: «L’unica volta in cui veramente ho avuto paura e mi sono sentito inadeguato è stato il giorno dell’esordio tra i professionisti nell’ottobre del ’91, avevo 17 anni. Era troppo per me, erano troppo i compagni, erano troppo i richiami, era troppo vedere la gente, l’adrenalina che girava nello spogliatoio. Dal momento in cui è cominciata la partita, non vedevo l’ora che finisse. La gente ha applaudito e io ho sentito che l’applauso era perché ero giovane, però non ho fatto una grande partita. Ero teso. Lì mi sono sentito inadeguato […] Sono poi stato convocato in Nazionale e anche lì c’è stato un momento dove ancora mi sono sentito inadeguato, ovvero l’esordio nel 2000, perché sono entrato e di fianco a me giocava Paolo Maldini, per me una leggenda, un’ispirazione, una cosa molto più grande di me. Gli passavo il pallone e io, mentre accadeva questo, ancora una volta speravo finisse la partita. “Tu non sei come lui” pensavo».
Adani ripercorre anche l’episodio in cui ha fatto “sparire” la Coppa Italia, vinta con la Fiorentina nel 2001: «Vinciamo la Coppa Italia, siamo tutti contenti. Facciamo festa nello spogliatoio e portiamo questa Coppa in un ristorante di Firenze. La mettiamo in mezzo e tutti quanti, famiglie e amici, ceniamo. Si fa festa e si va avanti fino alle due, tre di notte. C’è superficialità nella gestione della Coppa. Io poi l’ho presa e l’ho portata a casa. Ho chiamato la mia amica e siamo stati a casa con la Coppa in mezzo a noi. Immaginati anche a livello di libido… Quando il giorno dopo, di mattina, si sono svegliati tutti e messaggiavano: “Dove è finita la coppa” io a mezzogiorno ho detto: “ce l’ho io, la custodisco io” e l’ho portata negli spogliatoi. Per me e per la mia amica quello è stato il nostro momento magico, è stata una cosa pazza che forse allora si poteva fare, adesso sarebbe impossibile».
Sul suo rapporto con Bobo Vieri: «Eravamo avversari e poi dopo, quando sono arrivato all’Inter, ci siamo conosciuti. Lui è una persona molto intelligente, secondo me. Ha un’umanità che non mostra. Le sue bambine, che io amo, hanno tirato fuori quel lato di lui che noi abbiamo conosciuto, ma che magari fuori si vedeva meno. È una persona veramente con valori, di una dolcezza non manifestata. Il suo silenzio molte volte, nel suo tormento interiore, fa trapelare anche una riflessione volta al bene».
Sulla Bobo TV e sulla lite con Bobo Vieri: «Nasce la Bobo TV in questo momento di lockdown, quando eravamo tutti chiusi in casa. A un certo punto l’evoluzione è andare su Twitch e Bobo mi dice: “Io ho bisogno di te per fare una cosa che sarà unica”. Poi mettiamo Ventola e la gente vuole Cassano. Comincia, cresce, evolve, viene fatta la canzone. Riusciamo a fare i teatri. Secondo me la Bobo TV era di tutti. Questa cosa è cambiata dentro di lui, non sentiva più il trasporto per la Bobo TV, non gli piaceva più così com’era. Tanto è vero che ha detto a Staffelli: “andava cambiato”. Se dovevamo cambiare, perché nessuno sapeva? […] Io ci sono sempre stato non per business, ma perché condividendo tra amici è nata una cosa unica. Se lui venisse da me ora e mi chiedesse di vederci, accetterei. Chi sono io per non andare? Sarei disponibile ad ascoltare, ma lui sarebbe disposto a fare altrettanto?».
Sulle persone che sente vicine nel mondo del calcio: «Tra le persone che sento molto vicine, uno è Fabio Rossitto che ha giocato con me alla Fiorentina, l’altro è Matías Almeyda. Io ho tre, quattro, cinque persone e per loro mi butterei nel fuoco: De Zerbi è uno di questi e anche Silvio Baldini. Cassano e Ventola sono due ragazzi molto diversi da me: puoi essere diverso nella forma e anche nella conduzione della vita, ma unito nei valori».

