La Regina Elisabetta II di Windsor è venuta a mancare lo scorso anno. Un anno dopo, The Crown, la magnifica serie che ha accompagnato la storia del suo lungo regno, arriva alla conclusione. Sembra un tempismo perfetto: la fine di un’era, televisivamente parlando, poco dopo la fine di un’era, quella di una delle regine più amate e longeve. È allora il momento di tornare, per l’ultima volta, su questa serie unica per tributarle il giusto omaggio. Che va ovviamente a Peter Morgan, creatore di uno dei prodotti più di successo di questa golden age della serialità. Da quando è arrivata su Netflix nel 2016, la serie The Crown ha vinto e ha ricevuto nomination per numerosi premi, tra cui quindici nomination ai BAFTA, dieci nomination ai Golden Globe (di cui quattro vittorie), sessantanove nomination agli Emmy in cinque stagioni (con ventuno vittorie in quattro stagioni) e altri ancora. Vedere la conclusione di questa storia è emozionante e allo stesso tempo doloroso, per il vuoto che lascerà. E, ovviamente, anche per quello che accade in questa ultima stagione.
La Regina riflette sul futuro della monarchia
La storia è nota. La relazione che sboccia tra la Principessa Diana e Dodi Al-Fayed, per una serie di fatalità, sfocia nel tragico incidente di Parigi e in tutto quello che comporta nel mondo della Regina e della Famiglia Reale. Dopo questi tragici fatti il principe William, un adolescente timido e schivo. cerca di reintegrarsi nella vita all’Eton College. Tutto questo mentre la monarchia deve cavalcare l’onda dell’opinione pubblica. Con l’avvicinarsi del suo Giubileo d’Oro, la Regina riflette sul futuro della monarchia, che vedrà il matrimonio di Carlo e Camilla e l’inizio di una nuova favola reale tra William e Kate.
Carlo e Diana, due rette parallele destinate a non incontrarsi
È la serie su Elisabetta II, la Regina, The Crown. Ma non solo: come dice il titolo, è una serie sulla Corona, sull’istituzione, e su tutto quello che comporta, una serie di regole a cui la Regina stessa deve sottostare. È una serie su tutto quello che ruota intorno alla Corona. Nella prima parte della sesta stagione di The Crown al centro, insieme a lei, ci sono Carlo e Diana. Ormai divorziati, sono due mondi opposti, due rette parallele destinate a non incontrarsi mai più. Lady D era un ossimoro: aristocratica ma amata dal popolo, elitaria ma vicina agli ultimi, adulta ma anche bambina. Anche Carlo però è un ossimoro quando, dopo aver detto di considerare quella con Diana una guerra, le chiede di essere sua amica. Vedere in scena Carlo fa un effetto davvero particolare perché sappiamo che quel ragazzo che un tempo era impacciato oggi è il Re d’Inghilterra, e questo lo fa vedere sotto un’altra luce. Il ritratto che ne fa The Crown è sempre quello di un uomo non amato dalla sua famiglia, trattato con sufficienza dalla madre, la Regina, una figura rispetto alla quale, ancora adesso che è Re, nella vita reale, appare in ombra.
Entrare dentro quelle fotografie
Quelle due rette parallele destinate a non incontrarsi, quei due personaggi, sono sempre vissuti e arrivati a noi soprattutto attraverso l’immagine, la fotografia. È così che questa storia, negli anni ’90, è stata trasmessa al mondo. Con le foto: rubate, posate, create ad arte, studiate. E in questo senso è geniale il punto di vista dell’episodio 2, che parte dalla storia di due fotografi, un paparazzo e un ritrattista di corte, per raccontare in modo ancora più netto quei due mondi ormai distanti tra loro. E allora il fotografo rampante disposto a tutto per avere l’immagine perfetta e il ritrattista mite e rispettoso che ci raccontano le loro storie sono il simbolo di quei due stili opposti: Saint-Tropez e la Scozia, gli scandali e la dignità. E quell’episodio ci porta alla costruzione di due immagini simbolo: il primo scatto rubato del bacio tra Diana e Dodi e quello studiato di Carlo al fiume con i due figli. Per raccontare questo pezzo di storia dei reali inglesi, Peter Morgan coglie proprio il linguaggio con cui è stato narrato, quello fotografico. Parte dalle foto, ma entra dentro quelle fotografie, le anima, ne racconta la storia, il prima e il dopo, il significato intimo. È così per le foto di cui sopra, ma anche con la famosa immagine di Diana in Bosnia sui siti con le mine antiuomo. Morgan ci fa capire che la famiglia reale, in quegli anni, non è stata ciò che è stata, ma l’immagine che è stata riportata e che è arrivata a noi. C’è chi ha definito The Crown 6 una telenovela: ma gli anni ’90 dei reali inglesi sono stato questo, storie d’amore e gossip.
Il cortocircuito: The Crown e The Queen si incrociano
Ma c’è un’altra chiave di lettura con cui vedere questa ultima stagione di The Crown, ed è il rapporto con The Queen, il film del 2006 di Stephen Frears che proprio Peter Morgan aveva scritto. È da quando è iniziata The Crown che aspettavamo il momento del cortocircuito, in cui l’autore si sarebbe trovato a raccontare di nuovo la storia che in quel film aveva narrato in maniera perfetta. Nell’episodio 4, The Crown e The Queen si incrociano, dialogano, si avvicinano per riallontanarsi. La storia è quella dei giorni dopo la morte di Lady Diana e a Dodi Al-Fayed, giorni in cui la Regina è stata molto restia nel comunicare, verso l’esterno, qualsiasi manifestazione di dolore per la morte dell’ex nuora. The Queen si svolge tra il castello di Balmoral e gli uffici del numero 10 di Downing Street, tra la residenza della Regina Elisabetta e quella del Primo Ministro Tony Blair. È lui, insieme alla Regina, il grande protagonista della storia. È lui che suggerisce a Elisabetta l’opportunità di celebrare adeguatamente Diana, è lui a coniare la felice espressione, la “Principessa del Popolo”, che in tre parole fissava immediatamente le qualità di Diana e riusciva a unire la sua nobiltà con le persone comuni d’Inghilterra. Il perché è presto detto: The Queen faceva parte di una trilogia dedicata da Peter Morgan a Tony Blair, tre film pensati per la Tv di cui quello centrale è diventato, grazie a regia e attori, un grande film per il grande schermo. L’alterigia con cui Helen Mirren mette in scena la Regina suggerisce distacco, quasi fastidio, per dover affrontare una questione che non si aspettava e anche la lontananza con Diana, figlia del dolore che aveva causato alla famiglia e alla sua reputazione.
Tony Blair è sullo sfondo, è Carlo a perorare la causa di Diana
In The Crown tutto è diverso. Non è più il film su Tony Blair. E non è neanche solo il film sulla Regina, perché la serie è sulla Corona, e quindi su tutta la Famiglia Reale. L’episodio 4 allora diventa una storia corale, con Tony Blair solo sullo sfondo. Perché, appunto, è un’altra storia e quella è stata già raccontata. In questa è soprattutto il Principe Carlo a perorare la causa di Diana. Visibilmente commosso, addolorato per la perdita, è lui a spiegare alla sua famiglia il senso di celebrare Diana. “È sempre stato difficile per voi capire il legame che Diana ha sempre avuto con le persone. Ma il fatto che sia inspiegabile non deve spingerci a negarlo”. Quell’espressione, “la Principessa del Popolo”, qui non viene pronunciata. Ma il senso di quello che vuole dire Carlo è proprio questo. Forse troppo tardi, Carlo ha capito Diana. Forse troppo tardi, si è anche pentito dei suoi comportamenti. E il mea culpa è anche personale. “Lo ammetto, l’ho delusa molto in vita. Ma ora voglio rimediare”. Tony Blair, il grande protagonista di The Queen, qui entra in scena solo dopo mezz’ora, da politico, pragmatico e risoluto. Una volta ricevuto l’ok della Regina alle celebrazioni, muove la sua macchina organizzativa per coinvolgere le persone, da uomo di governo, da uomo d’azione. Ma non si vede, in questo episodio della serie, il suo impegno nel convincere la Regina, non si sente, dalle sue parole, come abbiamo detto, la sua definizione “Principessa del Popolo”.
I dolori del giovane William
Conseguenze, l’episodio 4 della stagione 6, è allora un mosaico, una moltiplicazione di punti di vista, il racconto di una perdita visto attraverso varie sensibilità. Tra questi c’è quello del Principe William, colui che un giorno diventerà Re, e che in quel momento è ancora un adolescente timido e schivo. La testa bassa, le cuffie sempre sulle orecchie per isolarsi dal mondo, per evadere la realtà. William non capisce: ha perso la madre e prova un dolore unico, ma sembra che tutti provino questo dolore che dovrebbe essere solo suo e della sua famiglia. E a lui la cosa non va.
La regina è incapace di prendersi cura del Paese
Che poi è lo stesso sentimento. o quasi, che prova la Regina, un sentimento umano. “L’intero Paese si comporta in modo strano e serve che io debba contribuire a calmare le acque”, dice Elisabetta. Quello che accomuna però The Crown e The Queen sono le critiche che arrivano dalla stampa e dall’opinione pubblica, e pure dai suoi figli. “La Regina è incapace di prendersi cura del Paese come è stata incapace di prendersi cura di noi”. Intanto sui giornali, nel Paese, si parla di indifferenza, riluttanza, incapacità. La gente chiede empatia. La Regina pensa che sia spettacolo, esibizionismo. È coerente con tutto quello che ci ha sempre detto in tutte queste stagioni di The Crown. È un ruolo difficile, dove a volte si tratta di non agire piuttosto che agire. E questo non è facile.
Quel dialogo con il caro estinto
The Queen era un film diretto, schietto, spietato, cinico. Al contrario l’episodio 4 di The Crown è meno freddo, più emotivo, più empatico. The Queen era molto realistico; The Crown, invece, viaggia nell’onirico e nell’immaginifico, con quei dialoghi tra chi è in vita e il caro estinto, che in fondo è un dialogo con sé stessi, con la propria coscienza. Carlo parla con Diana. Mohammed Al-Fayed con il figlio Dodi. E finalmente possono dire le cose che non hanno mai detto loro in vita. “Sei sempre stata la più amata tra tutti noi”, dice Carlo immaginando di parlare con Diana. “Sarà più facile per tutti adesso. Ammettilo. Ci hai pensato anche tu”, risponde lei. Ed è Carlo che, tra sé e sé, pensa questa cosa e la dice a sé stesso. E così, in un’opera che è più emotiva, cambia anche la Regina. Imelda Staunton, l’Elisabetta di The Crown (dopo le grandi interpretazioni di Claire Foy e Olivia Colman nelle stagioni precedenti) è una Regina meno altera di quella di Helen Mirren, la protagonista di The Queen. È più terrena, più empatica. In questo episodio la vediamo più volte commuoversi, vediamo i suoi occhi velati dal pianto.
Peter Morgan immagina sentimenti, ragioni ed emozioni
Arrivati alla fine di questa serie maestosa, abbiamo capito davvero qual è il talento di Peter Morgan. È quello di prendere fatti che sono noti – e quelli degli anni ’90 sono i più conosciuti, documentati da foto, articoli di giornale, video, libri – e provare a entrarci dentro, a immaginare sentimenti, ragioni, emozioni dei protagonisti. Quello che si agita dentro i personaggi è proprio quello che non sapremo mai. È un lavoro eccezionale. Perché, se Morgan non è stato nelle stanze di Buckingham Palace ad ascoltare quelle conversazioni molto private, le ha immaginate, ricostruite, sognate. E così, anche se quello che vediamo non è tutto vero, è almeno verosimile. Ed è tutto così accurato e credibile che abbiamo davvero la sensazione di assistere alla vita dei reali, di entrare nelle loro stanze. E di ascoltare la Regina, a colloquio con Tony Blair, dire: “Credo sia difficile essere a metà delle cose. O si è dentro o si è fuori”.

