La 6a biennale svizzera del territorio, organizzata da Istituto Internazionale di Architettura con la direzione dell'architetta Ludovica Molo, in scena a Villa Saroli a Lugano - Media Key
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La 6a biennale svizzera del territorio, organizzata da Istituto Internazionale di Architettura con la direzione dell’architetta Ludovica Molo, in scena a Villa Saroli a Lugano

Una riflessione collettiva e multidisciplinare attorno all’architettura come cura, manutenzione, ascolto dell’esistente, in alternativa a un’architettura di consumo, demolizione e costruzione.

Opening 1-3 ottobre 2026: tre giornate di Simposio con figure di rilievo internazionale, 10 installazioni di progettiste e progettisti emergenti selezionati/e da un comitato di prestigio, una passeggiata culturale, e altre attività partecipative e aperte al pubblico.

Una manifestazione che ha il suo fulcro a Villa Saroli ed è diffusa sul territorio ticinese, con eventi che si svolgono tra Mendrisio, Bellinzona e Lugano.

La 6a biennale svizzera del territorio apre le porte di Villa Saroli a Lugano rinnovando il suo approccio multidisciplinare.

L’appuntamento è organizzato da Istituto Internazionale di Architettura con la direzione dell’architetta Ludovica Molo e un comitato di accompagnamento composto, per questa edizione, da Heike Biechteler, Marc Frochaux, Cyril Veillon e Ariane Widmer.

Un evento che dal 2016 stimola il dibattito sull’architettura in relazione alle trasformazioni sociali e economiche del territorio che modellano la società contemporanea. Anche quest’anno la biennale coinvolge figure di spicco della scena internazionale, dalla progettazione, all’urbanistica e all’architettura del paesaggio, dall’economia, alla cultura del territorio.

Titolo di questa nuova edizione “HANDLE WITH CARE”: un invito molto attuale a riflettere sull’urgenza di un’architettura responsabile, incentrata sulla cura, che ripara, mantiene e rigenera, attraverso l’ascolto dei luoghi e del preesistente e il coinvolgimento delle comunità. Un’alternativa complessa alla via più facile del demolire e costruire, canoni di un’architettura di consumo del territorio e delle risorse.

Esplorare e riflettere con le installazioni e il Simposio

La cura come atto di resistenza che ha in sé il potere di un cambiamento concreto, è la sfida lanciata dalla biennale a professioniste e professionisti di tutte le età e da ogni parte del mondo, tramite una call for Action. Il risultato sono 10 installazioni, alcune di natura performativa, esposte nel parco di Villa Saroli, sede di Istituto Internazionale di Architettura. Le installazioni, coerentemente con il tema della biennale incentrato sul dialogo fra passato e presente, tessono interessanti relazioni con lo storico edificio che unisce stile eclettico e decori Liberty. I lavori sono stati selezionati da un prestigioso comitato internazionale, composto da David Barragán, Laura Brenni, Catherine Gay, Marc Frochaux, Khensani Jurczok-de Klerk, Adrien Meuwly, Anna Puigjaner e Xu Tiantian.

«La biennale, fin dalla prima edizione, è un luogo di incontro e di scambio, dove valori e conoscenze si intrecciano e si condividono. Dal 2022, con l’introduzione delle call, si trasforma anche in uno spazio di sperimentazione, attraverso cui vogliamo nutrire questo incontro, amplificando le voci di giovani emergenti e accogliendo gruppi che,

arrivando da fuori, si lasciano contagiare dalla creatività che questo luogo custodisce, vivendo insieme per alcuni giorni e animando il parco, la villa e il territorio circostante. In modo diretto e intuitivo, questa esperienza è capace di avvicinare la società civile al potere dell’immaginazione», racconta Ludovica Molo.

Colonna portante della biennale è il Simposio, che attraversa il tema da prospettive differenti e complementari. Dal dibattito sull’architettura pura alle implicazioni politiche del territorio, fino a riflessioni più trasversali sul concetto di cura. Accanto alle sessioni tradizionali, trovano spazio anche forme di confronto più aperte ma non meno dense sul piano teorico, come la promenade in diverse zone di Bellinzona: un simposio in movimento, scandito da interventi e conversazioni en plein air.

A integrare e arricchire il Simposio, sono anche le presentazioni in modalità Pecha Kucha, un formato dinamico che prevede 20 slide di 20 secondi ciascuna. A selezionarle, un secondo comitato curatoriale, con Nina Bassoli, Heike Biechteler, Sophie Delhay, Débora Mesa Molina, John Palmesino e Sascha Roesler.

«I Pecha Kucha rappresentano la forza della ricerca libera, non necessariamente accademica, a sostegno di chi muove i primi passi in questo ambito», sottolinea Ludovica Molo.

Una manifestazione aperta e diffusa

Le attività in programma si muovono fra Lugano, Mendrisio e Bellinzona, animando la “Città Ticino” in linea con la filosofia della biennale svizzera del territorio.

Giovedì 1° ottobre una conferenza di apertura all’Accademia di Architettura di Mendrisio. Una serata di dibattito interno al mondo dell’architettura e della progettazione, dedicata ai valori di responsabilità politica e civile della disciplina, su temi fondamentali quali l’abitare, il riuso e la partecipazione della cittadinanza. L’evento è pensato e costruito insieme alle studentesse e agli studenti dell’associazione studentesca.

Venerdì 2 ottobre la giornata organizzata in collaborazione con il Dipartimento del territorio del Canton Ticino e la Città di Bellinzona, si apre con una passeggiata urbana nei luoghi che più rappresentano la trasformazione della città, dalle frange industriali agli spazi pubblici, dalle aree di rinaturazione ai nuovi poli abitativi e scolastici. Il percorso si

conclude al Bagno pubblico di Bellinzona, progettato dall’architetto Aurelio Galfetti con Flora Ruchat-Roncati e Ivo Trümpy alla fine degli anni Sessanta, creando un ideale collegamento con la sessione pomeridiana: il Simposio si terrà infatti presso la sede dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), sua ultima opera. Questa giornata propone una riflessione sulla vocazione di un territorio particolare, ponte fra nord e sud Europa, collocato tra la metropoli lombarda e il resto della Svizzera, caratterizzato da dinamiche complesse ed equilibri fragili. Due tavole rotonde per interrogarsi su queste condizioni, immaginare la vocazione futura del territorio e individuare gli strumenti con cui agire nel presente.

La sera, inaugurazione dei progetti nel parco di Villa Saroli. Nel parco della Villa saranno svelate le 10 installazioni selezionate che resteranno visibili al pubblico fino al 28 novembre.

«Il valore aggiunto delle Action selezionate per questa edizione è inoltre il dialogo che si stabilisce tra loro: una conversazione tra linguaggi diversi che attraversa il parco», osserva Ludovica Molo.

Sabato 3 ottobre il Simposio si trasferisce a Lugano, tra il Consolato Generale d’Italia e Villa Saroli, per una giornata dedicata al tema del “care” con la partecipazione di relatori e relatrici internazionali. Lecture, case study, dialoghi e le presentazioni selezionate dalla Call for Pecha Kucha si alternano nel corso della giornata, portando esperienze e prospettive nazionali e internazionali sul tema. La serata si conclude a Villa Saroli, dove le installazioni si attivano attraverso momenti performativi e prosegue con un momento conviviale aperto, in continuità con lo spirito partecipativo che attraversa l’intera manifestazione.

Tre giornate intense in cui Villa Saroli si trasforma in un laboratorio aperto, animato da atelier, workshop, installazioni visitabili fin dal primo giorno e altri appuntamenti diffusi. Un’occasione per sperimentare come la cura del territorio passi anche attraverso le pratiche dell’incontro, dello scambio e della costruzione di una dimensione collettiva.

«Questa edizione consolida la formula di un festival di architettura capace di portare contributi rilevanti al territorio — di conoscenza e di stimolo — e al contempo di aprirsi alle riflessioni internazionali più attuali», conclude Ludovica Molo.