Il packaging punto di forza del carrello sostenibile  - Media Key
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Il packaging punto di forza del carrello sostenibile 

Nel corso del tempo il carrello della spesa degli italiani è stato notoriamente al centro di un rilevante processo evolutivo, in sintonia con i frequenti cambiamenti che hanno modificato – in maniera a volte parziale e a volte radicale – gli stili di vita e le abitudini comportamentali dei consumatori finali.

Ora, secondo l’indagine ‘Stili di vita in trasformazione: gli italiani tra cibo, packaging e sostenibilità’ (condotta da Ipsos Doxa per Comieco e presentata a Parma in coincidenza con l’apertura della Paper Week 2026), nel carrello stesso è entrato un nuovo elemento: il packaging. La tipologia dei contenitori, infatti, è in grado di influenzare le scelte alimentari di chi fa la spesa o ordina cibo da asporto/delivery e cibi pronti.

Dall’indagine emerge che una quota non lontana dalla totalità degli user (98%)  prepara abitualmente i pasti in casa e che per 83 individui su 100 tale pratica ha addirittura una frequenza quotidiana.

Detto questo, va però sottolineata la progressiva ibridazione del modello di consumo.

Allo stato attuale poco meno della metà esatta del campione (49%) utilizza il delivery, quota che sale in maniera rilevante e arriva addirittura al 73% se si circoscrive l’analisi ai più giovani (fascia anagrafica 18/30 anni).

Il take-away coinvolge il 63% della popolazione e il consumo on-the-go, il cui sviluppo è agevolato dagli impegni fuori casa, dall’urbanizzazione e da quei ritmi frenetici che un tempo sarebbero stati definiti ‘il logorio della vita moderna’, chiama a sua volta in causa quasi una persona su due (48%).

E’ comunque lecito affermare che la ‘triade della convenienza’ (cibo pronto da supermercato, take-away, delivery) si è ormai insediata in pianta stabile negli orientamenti comportamentali degli italiani: questo non significa che abbia scalzato la tradizione, ma è innegabile che l’abbia affiancata. 

Come accennato, indipendentemente dalla routine quotidiana quell’imballaggio che, secondo gli artefici dell’indagine, è rimasto a lungo ‘invisibile’ nelle decisioni del consumatore è diventato un criterio di scelta consolidato: qualità e prezzo degli alimenti rimangono ancora i fattori determinanti per orientare le scelte (90%), ma la sostenibilità del prodotto influenza ormai il 77% degli italiani, la praticità dell’imballaggio (richiudibilità e porzionatura) il 75%, la tipologia di materiale il 72%. 

Carta e cartone, particolarmente diffusi nel settore alimentare (gastronomia,  supermercato, take away/delivery), sono apprezzati soprattutto per fattori come la riciclabilità (48%), la sostenibilità (37%) e la leggerezza (29%).

Ancora più specificamente, dalla ricerca emerge un dato che sembra in grado di illustrare meglio di altri il cambiamento di ruolo di cui il packaging è stato ed è protagonista. La stragrande maggioranza dei consumatori finali (96%), infatti, legge le istruzioni di conferimento sull’imballaggio: l’etichetta è diventata la prima fonte informativa su come fare la raccolta differenziata (citata dal 32% degli intervistati), prima ancora di Google (24%) e del sito del proprio Comune di riferimento (24%).

Sul fronte dei messaggi si manifesta un sostanziale bisogno di essenzialità: il più efficace è un semplice ma esaustivo ‘100% riciclabile’, mentre le certificazioni tecniche o claim come ‘carbon neutral’ non convincono del tutto gli acquirenti.

In altre parole, sul fondamentale versante della sostenibilità la confezione è arrivata a rappresentare il primo punto di contatto tra produttore e consumatore.

Cibo e packaging ribadiscono di costituire due filiere strategiche del Made in Italy e del processo di transizione ecologica: storicamente intrecciate fra loro, oggi appaiono ancora più connesse grazie ai comportamenti quotidiani dei consumatori. Va anche ricordato che l’industria alimentare e delle bevande rappresenta il 15,5% del giro d’affari complessivo della manifattura continentale ed è il primo settore manifatturiero dell’Unione Europea. Essa utilizza circa i due terzi degli imballaggi prodotti e immessi al consumo in Italia.

Per quanto concerne la raccolta differenziata, gli utenti finali del Bel Paese possono essere definiti virtuosi nelle intenzioni e pragmatici nei fatti. 

Quasi tre intervistati su quattro (74%) si auto-assegnano un voto alto (fra 8 e 10) in relazione alla capacità di effettuare la raccolta con procedure e modalità corrette. Sono però molto severi nel giudizio generale: solo uno su cinque (20% esatto) promuove gli italiani nel loro complesso. 

Anche se i comportamenti virtuosi sono diffusi, tendenza ovviamente positiva e apprezzabile, le eccezioni non mancano e va dato atto ai componenti del campione interpellato di essersi dimostrati sinceri: 88 individui su 100 hanno ammesso di aver fatto ricorso all’indifferenziato quando, ad esempio, hanno avuto dubbi sull’effettiva destinazione del materiale (fra i 18/30enni la quota sale al 94%); in 72 casi su 100 (85% nella fascia anagrafica testé citata) la motivazione è un banale ‘per fretta o comodità’.

La percentuale di chi non ha mai alcun dubbio sulle modalità di raccolta è comunque piuttosto bassa (4%); il 59% degli intervistati li ha ‘qualche volta’. 

In materia di imballaggio in carta e cartone, le perplessità più frequenti riguardano la destinazione finale di quelli sporchi di cibo e di quelli composti da più materiali (rispettivamente 24% e 22%).

Ricordiamo, in sintesi, che Comieco è il Consorzio nazionale che garantisce il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica provenienti dalla raccolta differenziata comunale.

La VI° edizione della Paper Week ha preso il via a Parma il 13 aprile: Comieco l’ha promossa in collaborazione con Federazione Carta e Grafica e Unirima e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ANCI, Utilitalia, RAI e TGR, con l’obiettivo primario di far conoscere gli impianti e le imprese industriali della filiera del riciclo di carta e cartone e di accendere i riflettori sulle ‘buone abitudini’. La Paper Week è supportata da una campagna pubblicitaria (‘Non ti incartare’, con protagonista il duo Ale e Franz) dedicata proprio a migliorare il corretto conferimento di carta e cartone, ponendo l’attenzione sugli errori più frequenti e su come evitarli.

L’evento si distingue per la sua natura partecipativa, con una rete di iniziative che prende forma grazie ai Paperweeker: cittadini, associazioni, designer, artisti,  scuole si attivano ogni anno spontaneamente nelle proprie comunità, contribuendo a costruire, insieme alle iniziative curate da Comieco, il calendario della settimana.

Quest’anno sono state previste circa 180 attività, tutte gratuite: laboratori in cui la carta si può trasformare in maschere, scenografie o paesaggi tridimensionali; corti cinematografici animati; workshop in cui il cartone per bevande diventa matrice per la stampa d’arte; iniziative inclusive che usano la carta come strumento di aggregazione; flash mob di piazza con i libri protagonisti. Una varietà di linguaggi e approcci che rappresenta lo spirito più autentico della Paper Week: informare in modo diretto, creativo e partecipato.