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Il mio mentore si chiama AI

Un viaggio appassionante verso la conoscenza del nostro nuovo, prezioso ed esigente partner di lavoro.

Il libro di Susanna Sancassani, direttrice di MEDIT (Metodi e Tecnologie Innovative per la Didattica) al Politecnico di Milano e Daniela Casiraghi, project manager MEDIT, si focalizza su cosa comporti apprendere ad apprendere: una competenza fra le più richieste nelle principali ricerche internazionali sul futuro del lavoro, perché “in un mondo in continua trasformazione le abilità metacognitive consentono di abitare le crisi senza esserne travolti, di fronteggiare l’incertezza senza dissolversi, di reinventare continuamente il proprio posto nel mondo e contribuire a plasmare il mondo stesso”.

Il potere di imparare ha un approccio transdisciplinare che incrocia antropologia, epistemologia, pedagogia e psicologia. Solido nella metodologia, colto nell’esposizione, puntuale nell’analisi e stimolante nelle citazioni di alcuni maître à penser che hanno anticipato il tema e i suoi effetti sulla società, il libro ripercorre le tappe cruciali dell’apprendimento umano, dalle civiltà prive di scrittura all’avvento dell’AI. Racconta come la tecnologia abbia modificato i rapporti di potere; come i Large Language Models (LLM), i Large Reasoning Models (LRM) e l’AI agentica stiano alterando il nostro rapporto con il sapere, stimolando un’interazione uomo-macchina che non è più solo di consultazione ma di coworking. Ma attenzione, è bene ricordare che l’AI non è un oracolo cui delegare le nostre scelte, “è un mentore computazionale che può essere modellato, interrogato, contraddetto, un alleato cognitivo, insomma, che amplifica le possibilità solo se l’umano mantiene la regia del percorso, stabilisce i criteri, verifica le coerenze, decide come e quando farsi mettere alla prova”.

Un libro ricco di idee su cui fermarsi a riflettere, da leggere e rileggere, da fissare a mente come una bussola per orientarsi nelle conversazioni con l’AI.

Ma in un contesto digitale frammentato come l’attuale c’è un rischio: l’identità di chi apprende potrebbe diluirsi nel flusso di continui stimoli e suggerimenti. “La produzione di contenuti con AI tende a disintegrare la coerenza della voce personale, confondendo ciò che è nostro con ciò che è generato”. A questa possibile deriva risponde Vivaldo Moscatelli che suggerisce un “riancoraggio cognitivo”, ovvero alternare momenti di interazione con l’AI con fasi di riflessione analogica, scrittura personale, pensiero silenzioso, per creare e mantenere uno spazio epistemico privato in cui l’errore e il dubbio non siano corretti in automatico, ma esplorati attivamente. La seconda parte del libro sviluppa le sette fasi dell’apprendimento con la collaborazione di un AI in funzione di mentore: progettare, esplorare, rielaborare, applicare, discutere, produrre e consolidare la conoscenza appresa. Qui il libro offre prompt impeccabili per trarre il massimo, in termini di chiarezza e precisione, da ciascuna fase. Giunti all’ultima pagina, ecco una sorpresa: un QRcode che invita il lettore a seguire l’AIMOOK, un ambiente d’apprendimento accessibile online, inaspettatamente gratuito, che offre esercizi metacognitivi, infografiche, podcast e altre meraviglie, per passare dalla teoria all’azione.