A cento anni dalla nascita di Fabio Mauri, tra le figure più radicali e influenti dell’arte italiana del secondo Novecento, il Comune dell’Aquila e il MAXXI presentano Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila, mostra a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, tra i progetti più attesi nell’ambito dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Artista, scrittore e intellettuale, Mauri ha sviluppato una ricerca unica sul rapporto tra immagine, ideologia e memoria storica, indagando in particolare i meccanismi attraverso cui le rappresentazioni influenzano la coscienza individuale e collettiva.
“Con questa mostra L’Aquila compie un gesto di riconoscenza verso Fabio Mauri, che ha dato molto alla città in qualità di artista, intellettuale e docente”, dichiara Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila. “Grazie a Maurizio Cattelan e Marta Papini, viene celebrata la sua ricerca artistica e il ruolo che ha avuto nella formazione di generazioni di studenti e della città.”
In programma al MAXXI L’Aquila dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, l’esposizione ripercorre il ventennio trascorso da Mauri all’Aquila, dal 1979 al 1999, periodo in cui ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti, costruendo un legame profondo con il territorio, gli studenti e i suoi abitanti.
Attraverso una selezione di opere realizzate durante gli anni aquilani, il percorso restituisce la forza critica della sua ricerca, oggi più che mai attuale.
“Al MAXXI L’Aquila abbiamo accolto con entusiasmo l’idea dei curatori di celebrare Fabio Mauri nel centenario della nascita e di farlo proprio nella città che è stata parte attiva del suo percorso creativo”, dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI. “Il museo riveste così, ancora una volta, la funzione di luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente.”
Fabio Mauri, Copertina Io sono un ariano, 2009, Edizioni Volume!, Lampi di stampa, Courtesy Fabio Mauri Estate
La disposizione delle opere all’interno degli spazi di Palazzo Ardinghelli non segue un ordine cronologico o filologico, ma si articola come una sequenza di immagini che si sedimentano nella mente del visitatore attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti.
Fulcro della mostra è Io sono un ariano, ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, pubblicato nell’anno della sua scomparsa. Composto quasi interamente da immagini, «una filiera di idee nate come successione di altre», il volume assume la forma di un diario visivo in cui l’artista sembra affermare «Io ho fatto, sul serio, esperienza della vita» come riportato nell’introduzione del libro. La presenza integrale del libro crea così un’esperienza, non solo attraverso le opere, ma anche nella vita stessa di Fabio Mauri.
L’allestimento trae ispirazione proprio da questa grande partitura visiva e dalla sua dimensione confessionale e autobiografica.
“Fabio Mauri ha interrogato con straordinaria lucidità il rapporto tra simboli, narrazioni e apparati visivi”, dichiarano i curatori Maurizio Cattelan e Marta Papini. “Con questa mostra vogliamo restituire l’attualità di quel discorso, a partire dal valore decisivo che le immagini assumono nella sua produzione e, in modo particolare, in Io sono un ariano, dove diventano una forma di pensiero, testimonianza e responsabilità dello sguardo.”
Sebbene concepite tra i trenta e i quarant’anni fa, le opere in mostra si confrontano con temi di grande attualità: la posizione ambigua e di confine dell’Europa, luogo «non più di idillio che di sterminio, perfettamente idonea a entrambi» nelle parole dell’artista; il rapporto tra arte e politica; la memoria e le rimozioni delle atrocità della guerra; l’espiazione di colpe individuali e collettive; il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia fascista e non solo. Ogni opera mette il pubblico in una posizione scomoda, rendendolo al tempo stesso testimone e complice degli orrori e degli oblii della Storia.
Accanto alle opere scultoree e installative – come Muro d’Europa / La barca (1979), Entarkete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995) e La Resa (2002) – il progetto accoglie due performance emblematiche della ricerca di Mauri: Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989), presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13), e Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971), realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e riportata in scena dopo quasi trent’anni.
In un presente segnato da conflitti e tensioni ideologiche, il lavoro di Fabio Mauri riafferma la propria urgenza e assume un forte valore simbolico e civile, interrogando il ruolo dell’immagine come strumento di potere e persuasione, e la responsabilità dello spettatore di fronte alla Storia.

