“DESIGN DELLA CURA”: LA SECONDA EDIZIONE DEL VOLUME IDEATO DA DAVIDE E DANIELE RAMPELLO NATO PER RIDISEGNARE E CONDIVIDERE UNA RINNOVATA VISIONE DEL FARE - Media Key
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“DESIGN DELLA CURA”: LA SECONDA EDIZIONE DEL VOLUME IDEATO DA DAVIDE E DANIELE RAMPELLO NATO PER RIDISEGNARE E CONDIVIDERE UNA RINNOVATA VISIONE DEL FARE

Una riflessione approfondita sulla cura come gesto quotidiano e di responsabilità condivisa, raccontata in 12 dialoghi con personalità come Peppe Vessicchio, Luciano Gualzetti, Sara Doris ed Ersilia Vaudo Scarpetta, e arricchita da reportage fotografici e straordinarie storie di artigianato e cultura italiana.

«La cura è la capacità di intuire il presente e generare memoria confortati dal senso del tutto».

È da questa consapevolezza che prende forma la seconda edizione di Design della Cura, il progetto ideato da Rampello & Partners, con testi di Davide e Daniele Rampello, e presentato oggi al Refettorio Ambrosiano, spazio nato proprio da un’idea di Davide Rampello e Massimo Bottura per trasformare il gesto quotidiano in responsabilità verso l’altro.

Alla presenza degli autori e di alcuni protagonisti del volume – tra cui Luciano Gualzetti, Sara Doris ed Enrica Mormile, moglie di Peppe Vessicchio – l’incontro si è trasformato in un momento di confronto capace di andare oltre la dimensione editoriale, aprendo una riflessione condivisa sul significato delle scelte individuali e sul valore della cura come principio capace di unire pensiero e azione.

Se la prima edizione aveva delineato un campo di indagine, questo nuovo capitolo ne approfondisce l’asse centrale – il rapporto tra identità, progetto e responsabilità – ampliandone le prospettive. Accanto alle conversazioni con figure del design, della cultura, della scienza e dell’arte, trovano spazio le testimonianze del team di Rampello & Partners, chiamato a raccontare come questo approccio orienti i processi creativi e le decisioni operative quotidiane. Il volume intreccia parole e immagini attraverso il reportage fotografico firmato da Gabriele D’Agostino, un focus dedicato alla Bottega di Betti — realtà in cui la sapienza manuale dialoga con il tempo — e un percorso tra territori e sapori che restituisce al cibo la sua dimensione culturale prima ancora che gastronomica.

Il libro diventa così un racconto stratificato, dove pensiero e materia sono legati indissolubilmente e dove la cura non viene più solo raccontata, ma esercitata e condivisa.

«La cura non è un concetto astratto», scrive Davide Rampello nel volume, «ma un esercizio quotidiano di responsabilità. È un patto che tiene insieme ciò che siamo e ciò che scegliamo di fare». In questa prospettiva il design non coincide con la forma, ma con la direzione che si decide di imprimere alle azioni.

I nuovi dialoghi confermano questa visione. Se Luciano Gualzetti riporta il discorso alla dimensione sociale, ricordando che la fragilità non è un margine ma parte integrante della comunità, Michele De Lucchi riflette sul progetto come un atto di responsabilità verso chi abita gli spazi, una presa di posizione prima ancora che una scelta formale. Con Ersilia Vaudo Scarpetta la cura si misura con il desiderio di conoscere, come rispetto per ciò che ancora non comprendiamo, mentre Peppe Vessicchio riconduce tutto alla pratica dell’ascolto, condizione silenziosa di ogni armonia. Nella riflessione di Corrado Assenza, infine, il gesto preciso e la memoria del gusto restituiscono alla materia una dimensione etica, e lo sguardo di Gian Piero Brunetta richiama la responsabilità del racconto nel costruire immaginari condivisi.

Questi straordinari racconti — insieme agli interventi di altre personalità che hanno preso parte al progetto come Giulio Cappellini, Maurizio Dallocchio, Sara Doris, Gianvito Fanelli, Harald Gasser e Marco Carlo Passarotti — sono disponibili in forma integrale sul sito di Rampello & Partners, estendendo il confronto oltre le pagine del libro.

«Se abbiamo iniziato questo percorso per ridefinire il senso del fare, oggi sentiamo il dovere di renderlo condiviso. La cura deve diventare un criterio con cui leggere il presente e costruire il futuro, dentro e fuori il nostro lavoro». aggiunge Daniele Rampello.

Le 165 pagine del nuovo Design della Cura non intendono offrire risposte definitive, ma invitare a una scelta consapevole: assumersi la responsabilità del proprio gesto, riconoscendo che ogni progetto, quando è autentico, è sempre una forma di cura.