Cannes, la Palma d’Oro è Cristian Mungiu - Media Key
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Cannes, la Palma d’Oro è Cristian Mungiu

Il regista romeno vince 19 anni dopo ‘4 mesi, 3 settimane, 2 giorni’, con ‘Fjord’. Il Grand Prix è stato assegnato a ‘Minotaur’ di Andrej Zvyagintsev, regista dissidente russo.

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. E così il regista romeno Cristian Mungiu torna a vincere la Palma d’Oro al Festival di Cannes 19 anni dopo quella del suo film d’esordio, lo scioccante 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni.

La Palma d’Oro di questa 79esima edizione è Fjord, una storia che parla di uno scontro di civiltà, di integrazione e di migrazioni. È la storia di una famiglia. Lui è romeno (Sebastian Stan), lei è norvegese (Renate Reinsve) e sono i genitori di 5 figli. Vengono messi sotto accusa perché su uno di loro viene trovato un livido. È una storia che parla di educazione, pregiudizi, religione e che, dalla stampa italiana, è stata accostata alla storia della nostra ‘famiglia nel bosco’. Ma è una storia che ci parla in fondo di Europa e della difficile integrazione tra i vari popoli. Nell’assistere alle vicende di una famiglia romena che vive in Norvegia viviamo il contrasto tra le loro tradizioni religiose e la laicità dei Paesi del Nord Europa. Fjord è un film storia che vive di grandi interpretazioni, valorizzate dalla macchina da presa fissa e che, grazie alle parole, vuole ascoltare le ragioni di tutti. Tra queste interpretazioni svetta quella di Renate Reinsve, per il terzo anno protagonista di un film premiato, dopo La peggior persona del mondo e Sentimental Value. Una vera portafortuna. Ma anche una grandissima attrice. Si chiude, quindi, nel suo segno un festival senza film italiani, il che non vuol dire che il cinema italiano non sia in salute: molte delle opere che qui sarebbero state in concorso, come quelle di Nanni Moretti e Mario Martone, semplicemente non erano pronte. Quella numero 79 sarà anche un’edizione che passerà alla storia per i tanti, troppi premi ex aequo. Perché assegnare dei premi a tanti artisti contemporaneamente vuol dire non avere una direzione precisa. E la giuria, presieduta dal regista coreano Park Chan-wook, è parsa poco decisa.

GRAND PRIX: MINOTAUR DI ANDREJ ZVYAGINTSEV

I premi, in ogni caso, sembrano dare un segnale, come se questo Festival di Cannes volesse puntare una luce su questa Europa fragile, divisa e tormentata. Il Grand Prix è stato assegnato a Minotaur di Andrej Zvyagintsev, regista dissidente russo. È la storia di un uomo che scopre il tradimento della moglie. È un imprenditore nel mondo dei trasporti e gli viene richiesta da Mosca una lista di dipendenti da arruolare per la guerra in Ucraina. Siamo nel 2022 e, sullo sfondo della vicenda personale, il regista russo parla di guerra, potere e corruzione. L’appello sul palco a Putin a fermare il massacro in Ucraina non ha lasciato dubbi.

MIGLIOR REGIA: JAVIER CALVO E JAVIER AMBROSSI CON LA BOLA NEGRA E PAWEL PAWLIKOWSKI CON FATHERLAND

Il Premio per la Miglior Regia è stato assegnato a Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra e a Pawel Pawlikowski con Fatherland. Tra i premi ex aequo è quello che ha fatto più discutere, perché si tratta di opere molto distanti fra loro. Fatherland racconta il viaggio dello scrittore tedesco Thomas Mann in Germania nel 1949, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, accompagnato dalla figlia Erika. È un film che continua il racconto del regista polacco dell’Europa del dopoguerra dopo Ida e Cold War e riflette sul ruolo della cultura nella formazione di una nuova Europa, che è quella di allora ma anche quella di oggi. Fatherland è girato in bianco e nero e in un formato quadrato che serve a creare un senso di oppressione nello spettatore. Hanns Zischler è Thomas Mann, la bravissima attrice tedesca Sandra Hüller (Anatomia di una caduta, La zona d’interesse) è la figlia Erika. La bola negra è tratto da un romanzo incompiuto di Federico Garcia Lorca. Al centro della storia ci sono un combattente per la Repubblica fatto prigioniero dai Franchisti, che fa innamorare il suo carceriere, e il nipote di un nazionalista fascista che trova il testo perduto di Garcia Lorca e scopre l’omosessualità del nonno. Nel film ci sono anche Penelope Cruz e Glenn Close. Il film ha, però, diviso la critica.

MIGLIOR ATTORE: EMMANUEL MACCHIA E VALENTIN CAMPAGNE PER COWARD DI LUKAS DHONT

Il premio per il Miglior Attore è un altro ex aequo, ed è stato conferito a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont, un altro film che ha diviso la critica. Anche Coward parla di omosessualità. Racconta l’amore di due soldati, sul fronte belga, durante la Prima Guerra Mondiale: uno di loro è attratto dall’altro, a cui è stato chiesto di organizzare degli spettacoli in cui si traveste da donna per sollevare il morale delle truppe. È stato scritto che è un film che procede indeciso tra il tema dell’attrazione e quello dell’orrore della guerra.

MIGLIOR ATTRICE: VIRGINIE EFIRA E OKAMOTO TAO PER SOUDAIN DI HAMAGUCHI RYUSUKE

Anche il Premio alla Miglior Attrice è stato assegnato ex aequo, e anche qui si tratta di due attrici che recitano nello stesso film. È come se, in entrambi i casi, si sia pensato alle interpretazioni dei due protagonisti e delle due protagoniste come a una simbiosi, a qualcosa di inscindibile nell’economia del film. Le migliori attrici sono Virginie Efira e Okamoto Tao per Soudain di Hamaguchi Ryusuke. La storia si svolge in un istituto di degenza per anziani e malati di Alzheimer, e le due attrici sono in scena nei panni della direttrice dell’istituto e di una regista teatrale: le due donne si incontrano in occasione di uno spettacolo sui manicomi. Soudain è uno di quei film che riescono a tirare fuori la verità dei loro personaggi e che riescono a vivere e a trasmettere senso soprattutto attraverso le parole

MIGLIOR SCENEGGIATURA: NOTRE SALUT DI EMMANUELLE MARRE

Anche il film premiato per la Miglior Sceneggiatura ci parla dell’Europa. Di quella di ieri. Ma è dai tempi della Divina Commedia che sappiamo che si parla del passato per parlare del presente. E allora Notre salut di Emmanuelle Marre ci fa riflettere anche sull’oggi. È la storia di un ingegnere che si trova sempre più coinvolto nel governo collaborazionista di Vichy, nella Francia occupata dai nazisti. Noutre salut è il titolo del suo libro e lui è convinto che possa rendere più efficiente l’amministrazione. È una storia di ignavia, una storia vera che è quella dei bisnonni del regista. Completano il palmares, il Prix della Giuria a Valeska Grisebach per L’avventura sognata, il premio per il Miglior Corto all’argentino Para los contrincantes di Federico Luis e la Camera d’or (opera prima) è Ben’Imana di Marie Clémentine Dusabejambo.

EL SER QUERIDO DI RODRIGO SOROGOYEN CONQUISTA TUTTI

Non lo trovate in questo elenco dei premiati, ma è uno dei film che ha convinto tutti. E non vediamo l’ora di vederlo in sala in Italia, dove sarà distribuito da Movies Inspired. È El Ser Querido del regista spagnolo Rodrigo Sorogoyen, autore di film come As Bestas e della serie Dieci capodanni. È la storia di un regista, un padre che non vede la figlia da anni. Ha una nuova famiglia, a New York, ma torna a Madrid per girare un film e chiedere alla figlia di esserne la protagonista. È la stessa trama di Sentimental Value, ma ogni storia cambia a seconda di chi la gira. E qui il racconto che vediamo diventa quello del film che i due stanno girando, tra bianco e nero e colore, tra realtà e finzione, e con gli attori in primi e primissimi piani. Il protagonista è Javier Bardem, davvero bravissimo, e si è parlato di lui a lungo come candidato al premio per il miglior attore.

AMARGA NAVIDAD DI PEDRO ALMODOVAR, AUTORE SEMPRE DI GRAN CLASSE

Nessun premio anche per Pedro Almodovar, il regista spagnolo più noto al mondo, qui in gara con Amarga Navidad, il film che è già nelle nostre sale distribuito da Warner Bros. Oltre a venire dalla Spagna, il film di Almodovar ha in comune con quello di Sorogoyen una delle protagoniste femminili e il fatto di essere un’altra opera metacinematografica, cioè un film nel film. Incrocia, infatti, due storie: la prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, nel 2004, durante le feste di dicembre; la seconda, nel 2026, ha per protagonista Raúl, un regista che sta scrivendo la sceneggiatura di un film, che è storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Amarga Navidad è un film sull’arte di raccontare, sulla crisi d’ispirazione, sul tornare indietro e riscrivere le storie. Almodovar lo fa dire proprio ai suoi personaggi: è un film minore. Ma lo ameremo, così come ci piacciono i film minori di Bergman e Fellini.

ISABELLE HUPPERT È LA PROTAGONISTA DI HISTOIRES PARALLÈLES

E realtà e finzione, vita e cinema si incrociano anche in Histoires Parallèles, il film che l’iraniano Asghar Farhadi ha girato in Francia. È il remake del capitolo 6 del Decalogo di Kieslowski, con echi de La finestra sul cortile di Hitchcock. Due persone, tra cui una scrittrice in cerca di ispirazione (una grande Isabelle Huppert), spiano una famiglia dall’altro lato della strada, facendo congetture sulla loro via. Ma loro sono dei rumoristi al lavoro per un film…

JAMES GRAY, UN AMERICANO A CANNES

È naturale che si sia parlato molto dell’assenza degli italiani. Ma un dato del recente Festival di Cannes è l’assenza del grande cinema americano, quello di Hollywood, per capirci. Pare che Hollywood non ami più particolarmente i festival perché un’accoglienza negativa a una manifestazione di questo tipo rischia di avere troppa risonanza e rovinare le campagne di marketing. Un americano in concorso c’era ed è James Gray, un regista che a Cannes è di casa: il suo Paper Tiger è il sesto film presentato sulla Croisette. E quello in cui il regista di origine ebrea ucraina torna a raccontare un mondo che conosce, la piccola borghesia di origine ebraica di New York. Ambientato nel Queens, nel 1996, è la storia di due fratelli che si gettano nell’affare della bonifica di un canale inquinato. Gray continua a raccontare quel mondo fatto di poliziotti, criminali russi, di mariti e mogli, di affetti e diffidenze. Paper Tiger è un film di genere, un poliziesco con momenti di dramma e un cast che può permettersi Adam Driver, Miles Teller e Scarlett Johansson.

LÉA SEYDOUX E ADÈLE EXARCHOPOULOS ANCORA A CANNES

Sì, il cinema è anche e soprattutto le sue star, i suoi corpi e i suoi volti. Quelli che avevano illuminato il Festival di Cannes del 2013, con il film La vita di Adèle di Kechiche, erano quelli di Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos. Le due attrici sono tornate a Cannes, stavolta non insieme, per presentare i loro nuovi film. In Gentle Monsters, di Marie Kreutzer, Léa Seydoux è la moglie di un regista accusato di pedofilia. La storia è raccontata dal suo punto di vista per farci capire il peso che hanno gli uomini sulla vita delle donne. Adèle Exarchopoulos è la protagonista di Garance di Jeanne Herry, nel ruolo di un’attrice di scarso successo, alcolizzata e sola, che si muove tra teatro, doppiaggio e feste per bambini. Trova l’amore, ma anche la prova che le condizioni del suo fegato non sono buone.

HIROKAZU KORE-EDA E IL SUO SHEEP IN THE BOX

Tornando al cinema giapponese, non c’è stato solo Hamaguchi, ma anche Hirokazu Kore-eda, che con il suo nuovo film, Sheep In The Box, ha diviso. Al centro c’è una coppia che ha perso un figlio e vive tra i sensi di colpa. Siamo in un futuro non lontano ed è possibile creare delle copie esatte dei defunti. La coppia decide di farlo, come accadeva in AI di Spielberg, e anche questa storia è vista dal punto di vista del bambino.

JOHN TRAVOLTA, PETER JACKSON E BARBRA STREISAND, LE PALME ALLA CARRIERA

Non è del tutto vero che il cinema hollywoodiano è mancato da Cannes. È stato anche il Festival di John Travolta, di Peter Jackson e Barbra Streisand, premiati con la Palma d’Oro alla carriera. Se l’attrice di Come eravamo non è potuta essere presente, Travolta ha presentato il suo esordio da regista, Volo notturno per Los Angeles, ed è salito a ritirare il premio con la bellissima figlia. Peter Jackson ha, invece, parlato della produzione del nuovo film The Hunt For Gollum, che torna nel mondo de Il Signore degli Anelli e sarà diretto da Andy Serkis, l’attore che, con la performance capture, ha dato vita a Gollum. “L’Intelligenza Artificiale? Se non rovina le creatività è solo un effetto speciale”, ha dichiarato. Prima di chiudere ci sono due curiosità. A noi italiani, che amiamo il calcio, piacerà molto un film che è stato presentato nella sezione Cannes Premiere. È The Match, il documentario che ci fa rivivere la partita Argentina-Inghilterra dei Mondiali del Messico del 1986, quella della famosa ‘mano di Dio’ di Diego Armando Maradona, rievocata anche in un grande film di Paolo Sorrentino. È la storia di una partita che è stata molto più di una partita, giocata mentre le due nazioni erano appena state in guerra per le Isole Falklands, e che per gli argentini è stata una vera e propria rivincita della sconfitta in quel conflitto. E poi, pur in assenza di film italiani, è da segnalare che, tra le opere sostenute dal bando per le coproduzioni della Roma Lazio Film Commission, a Cannes è stato presentato, nella sezione Midnight Screenings, il film Roma Elastica di Bertrand Mandico, con protagonista Marion Cotillard, girato a Roma, a Cinecittà.