Da circa venticinque anni la Fondazione Mondo Digitale ETS è conosciuta in Italia e in Europa per l’impegno nel sostenere i valori culturali essenziali per una società della conoscenza inclusiva che ponga gli individui e il pianeta al centro del proprio sviluppo. Per realizzare questa mission si è fatta promotrice di volta in volta di alleanze collaborative basate sul modello di “Educazione per la vita”, con scuole, università, organizzazioni e aziende, in base a un obiettivo comune. Il frutto di questo lavoro porta a raggiungere ogni anno 150 mila persone, con più di 50 progetti attivi in Italia e nel mondo, oltre 200 partner.
Dal 2023 è iniziata una trasformazione importante: come ETS, Ente del Terzo Settore, la Fondazione è iscritta al RUNTS e nella lista dei beneficiari del cinque per mille. Un’evoluzione armoniosa rispetto alla sua storia: è nata come Consorzio Gioventù Digitale nel 2001 su iniziativa dell’allora assessora del Comune di Roma Mariella Gramaglia e ideata, nella sua missione strategica, dal prof. Alfonso Molina, da allora suo direttore scientifico. Oggi vede alla direzione Mirta Michilli e alla presidenza Renato Brunetti. Dopo la campagna per la raccolta del 5×1000 è iniziato un processo in più fasi in collaborazione con lo scrittore e creativo Paolo Iabichino. Alla fine di questo percorso è stato sintetizzato il pay off “diritto alla conoscenza”. Uno slogan che sintetizza il modello di educazione per la vita del direttore scientifico Alfonso Molina, che lavora affinché chiunque possa conoscere, formarsi, apprendere, crescere in relazione a sé stesso e in comunanza con la collettività. Dunque, la conoscenza fra i diritti fondamentali dell’uomo.
Dal mito di Prometeo, che sfidò gli dei per portare il fuoco della conoscenza all’umanità, nasceva il nostro logo originario: ora l’omino è posto al centro dell’ovale che rappresenta il mondo e che ricorda la centralità dell’elemento umano in un’era di rapido avanzamento tecnologico. Spiega il grafico Sergio Stenco, che collabora storicamente con diverse realtà no profit: “In questo caso ho voluto agire nel senso della semplificazione e dell’armonia. Rispetto ai colori, il tradizionale amaranto rimane la cifra distintiva dell’immagine dell’organizzazione, accanto a una gamma di colori a disposizione che colpiscono chi guarda”.

