Premio Cesare Zavattini/UnArchive 2026: nominata la giuria dell’XI edizione - Media Key
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Premio Cesare Zavattini/UnArchive 2026: nominata la giuria dell’XI edizione

Sara Fgaier presiederà la commissione chiamata a selezionare i nove progetti finalisti tra le 84 candidature ricevute. Al via il percorso dedicato ai giovani autori del cinema d’archivio.

Sarà Sara Fgaier — regista, montatrice e produttrice — a guidare la Giuria della XI Edizione del Premio Cesare Zavattini/UnArchive. Al suo fianco lavoreranno Riccardo Bolo (regista e sceneggiatore), Giovanna Boursier(regista e giornalista), Emily Jacir (artista e produttrice) e Luca Ricciardi(producer e manager culturale).

Spetterà alla giuria individuare nove progetti finalisti ed eventuali tre uditori, i cui autori otterranno l’accesso a un workshop di sviluppo e formazione in programma tra settembre e dicembre 2026. L’esito della selezione verrà reso noto durante la prima settimana di settembre.

Il bando della XI Edizione, conclusosi lo scorso 24 luglio, ha registrato la partecipazione di 84 proposte di cortometraggio focalizzate sul riuso creativo del found footage. Un risultato che conferma l’ampio interesse suscitato dall’iniziativa tra i filmmaker under 35.

Promosso dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ETS, il Premio punta ad avvicinare le giovani e i giovani autori alla riscoperta e alla valorizzazione del cinema d’archivio in chiave originale. A questo scopo, mette a disposizione gratuitamente il patrimonio audiovisivo dell’AAMOD e dei suoi partner, tra cui l’Archivio Luce, Home Movies e, da questa edizione, anche RAI Teche.

A conclusione del percorso formativo e a seguito di una sessione di pitch, la Giuria selezionerà i tre progetti vincitori e assegnerà la Menzione speciale della Giuria “Ansano Giannarelli”. Le opere dovranno essere realizzate tra gennaio e aprile 2027 e potranno avvalersi a titolo gratuito, per fini culturali, delle immagini di repertorio fornite dagli archivi partner o da altri archivi che concedano la liberatoria.

Oltre al supporto produttivo fornito dalla Fondazione AAMOD e post produttivo dall’Archivio Luce, per ciascun cortometraggio completato è previsto un premio di 2.000 euro.

Il Premio Cesare Zavattini è sostenuto da Cinecittà Luce e dal Nuovo Imaie, con la partnership di Home Movies e Teche Rai, e la collaborazione di: Cineteca Sarda, Archivio delle Memorie Migranti, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Premio Bookciak Azione!, Deriva Film, Officina Visioni, Associazione Cinema del reale, UCCA e FICC.

Media partner: Radio Radicale e Diari di Cineclub.

SARA FGAIER (Presidente)

Dopo gli studi di Storia e Critica del Cinema all’Università di Bologna, ha continuato la sua formazione cinematografica all’interno del laboratorio di regia di Marco Bellocchio, frequentando per un anno la scuola di Bobbio (2005-2006).

È l’unica italiana ad aver ricevuto il Premio Rolex per le Arti (2012-2013), che le ha permesso di collaborare per un anno con Walter Murch a New York.

Nel 2014, con l’episodio L’umile Italia (Giornate degli Autori), partecipa al film collettivo 9X10. Il suo cortometraggio successivo, Gli anni (2018, Orizzonti), vince l’EFA come Miglior Cortometraggio Europeo e il Nastro d’Argento per il Miglior cortometraggio documentario. Il film partecipa a oltre cento festival internazionali. Sulla terra leggeri (2024) è il suo primo lungometraggio, presentato in competizione ufficiale al Festival di Locarno e al BFI di Londra.

Tra i suoi altri lavori brevi: L’approdo (2013); Arturo (2014); La padrona mia(2016), videoclip per una canzone di Vinicio Capossela; Storia di un’amicizia(2018) di Fanny & Alexander, dieci cortometraggi per l’adattamento teatrale de L’amica geniale di Elena Ferrante.

Nel 2023 fonda la società di produzione indipendente “Limen”, dopo “Avventurosa”, creata con Pietro Marcello. Questa collaborazione, durata dieci anni (2005-2015), dà luogo a una serie di film, tra cui: La bocca del lupo(aiuto regista, montatrice e ricercatrice d’archivio), Bella e perduta(montatrice e produttrice), Il passaggio della linea (aiuto regista e

collaboratrice al montaggio) e Il Silenzio di Pelešjan (montatrice).

Nel frattempo, non ha smesso di collaborare, come montatrice, produttrice e ricercatrice d’archivio, anche con altri registi, tra cui: Aleksandr Sokurov, Gianfranco Rosi e Franco Maresco.

Dal 2010 ha deciso di consacrare una parte del suo tempo all’insegnamento in diverse scuole di cinema — tra cui la Zelig di Bolzano e il CSC di Palermo, dove è stata responsabile del corso di montaggio per cinque anni. Attualmente insegna all’Ecal di Losanna e al CSC di Roma.

GIOVANNA BOURSIER

Giovanna Boursier (Torino, 1966) è  giornalista e documentarista.

Per molto tempo collaboratrice dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza (ANCR) di Torino e dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio di Roma (AAMOD), è stata anche aiuto-regia in diversi documentari di Mimmo Calopresti (Pane pace Libertà, 1994; Tutto era Fiat, Canal Plus France, 1999).

Nel 1999 è tra gli intervistatori della USC Shoah Foundation di Steven Spielberg.

Nel 2001 è autrice e regista del documentario Signorina Fiat prodotto da AAMOD e vincitore del PREMIO CIPPUTI al XIX° Torino Film Festival, concorso DOC.

Nel 2004 coregista del documentario Storie di lotta e deportazione, della USC Shoah Foundation.

Dal 1998 collabora con la RAI, prima nei programmi di Anna Amendola La base e Diario Italiano, poi, dal 2001, diventa video-giornalista di REPORT, il più prestigioso programma di inchieste della televisione italiana, dove resta oltre vent’anni per poi collaborare, fino al 2022, come autrice, con Monica Maggioni nel programma Settestorie.  

Nel 2023 è autrice e sceneggiatrice del documentario Edith (3D produzioni) sulla scrittrice ungherese Edith Bruck, vincitore del NASTRO D’ARGENTO, Cinema del Reale, 2024.

Dal 2024 collabora con La7, e realizza inchieste per il programma  100 minuti di Alberto Nerazzini e Corrado Formigli.

RICCARDO BOLO

Nasce a Roma nel 1985. Dopo aver lasciato per due volte l’università, entra nella Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté” per studiare regia, diplomandosi nel 2013 con il cortometraggio “Tanabata”. Seguiranno il cortometraggio di fantascienza d’archivio “Blue Screen” (2017) – premio Zavattini, premio della giuria al Torino Film Festival e nomination come miglior cortometraggio ai Globi d’oro – e un piccolo film sui fantasmi, “What if birds aren’t singing, they’re screaming” (2019) – colpevolmente ignorato dalla critica. Nel tempo libero scrive, cammina e lavora come assistente alla regia. Ad oggi, ha vissuto in ventisette case diverse.

EMILY JACIR

Emily Jacir è un’artista visiva internazionale che vive e lavora tra Betlemme e Roma. La sua pratica interdisciplinare si articola in film, fotografia, installazione, performance, suono e testo. Il suo lavoro esplora le modalità in cui i movimenti individuali e collettivi si manifestano nel tempo e nello spazio pubblico, indagandone le implicazioni sull’esperienza fisica e sociale delle geografie e delle temporalità transmediterranee. Emily Jacir indaga storie di colonizzazione, relazione, traduzione, trasformazione, resistenza e movimento attraverso un approccio politico e biografico.  Attraverso una rigorosa ricerca storica e archivistica, lo stratificato corpo di opere di Jacir è radicato nella dimensione dell’incontro, della comunità e delle affiliazioni sociali. Negli ultimi vent’anni l’artista ha lavorato nel Sud Italia, principalmente nell’area del Salento, ma anche in Basilicata e in Sicilia. Per il suo lavoro più recente, We Ate the Wind, crea un’installazione cinematografica che combina materiali nuovi e d’archivio, affrontando questioni di visibilità e invisibilità, vicinanza e distanza, ospitalità ed esclusione, esplorando specifiche politiche migratorie e le loro conseguenze su individui e comunità o specifiche politiche migratorie e le loro conseguenze su individui e comunità.È stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui, recentemente, un dottorato onorario da parte di NCAD di Dublino, Irlanda; il premio of Arts and Letters dell’American Academy (2023); l’Andrew W. Mellon Rome Prize Fellowship presso l’American Academy di Roma (2015) e l’Alpert Award (2011). È la fondatrice di Dar Yusuf Nasri Jacir for Art and Research a Betlemme.

LUCA RICCIARDI

Luca Ricciardi (Roma, 1975) è producer e manager culturale. Dai primi anni Duemila opera a cavallo tra cinema e public history, maturando una consolidata esperienza nel coordinamento di attività culturali e produttive all’interno di enti profit e non profit del settore cinematografico e audiovisivo.

È specializzato nella valorizzazione degli archivi audiovisivi e nella progettazione di piattaforme integrate e sostenibili per la produzione culturale e il riuso del patrimonio. Svolge ruoli di responsabilità nella produzione documentaristica, nel coordinamento e nella direzione di eventi e festival, nello sviluppo di partnership istituzionali e nella gestione di risorse e team multidisciplinari.

Dal 2007 al 2016 ha lavorato come Head of Development per DocLab, sviluppando e realizzando documentari e programmi televisivi per il mercato italiano e internazionale.

Nel 2009 è stato eletto consigliere di amministrazione dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD), e nel 2016 è entrato a far parte del suo organo esecutivo, contribuendo in modo significativo al rilancio economico e culturale della Fondazione. In questo ambito si è occupato in particolare della progettazione e direzione di attività formative, produttive e festivaliere dedicate al riuso creativo degli archivi cinematografici. Dal 2018 al 2025 ha inoltre fatto parte della società di produzione FilmAffair, orientata alle nuove forme espressive del cinema documentario. Collabora costantemente come tutor e docente con scuole di cinema, corsi e workshop dedicati al documentario.