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Oltre la pubblicità

Il Cinema d’impresa non è uno spot e non è semplice comunicazione aziendale. È un racconto che permette di entrare nella vita delle imprese.

“Il Cinema d’impresa non è uno spot e non è semplice comunicazione aziendale. È un racconto, spesso sorprendente, che permette di entrare nella vita delle imprese e di scoprire le persone, le storie e i valori che le animano”. Ecco che cos’è il Premio Film Impresa, spiegato dalle parole del Presidente Giampaolo Letta. Ideato e realizzato da Unindustria con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia, Confindustria e Circuito Cinema, il premio è andato in scena dal 2 al 4 marzo al Cinema Quattro Fontane di Roma. Assistere al Premio Film Impresa è il modo migliore per capire chi è davvero un’azienda e come comunica. “Comunicare e raccontare significa definirsi”, ha spiegato il Direttore Artistico Mario Sesti. “È un principio cinematografico. Non puoi raccontare se non hai una tua identità”.

Tutti i premiati

Il Premio Miglior Film d’Impresa – Area Narrativa a cura di Umana è stato assegnato a Il viaggio è appena iniziato di Riccardo Calamandrei, prodotto dalla Cooperativa Trasporti di Riolo Terme. La Menzione Speciale Area Narrativa Umana è stata attribuita a Punti nascosti di Beatrice Baldacci, produzione Giffoni Innovation Hub e Anemone Film. Il Premio Miglior Film d’Impresa – Area Documentaria a cura di UniCredit è stato assegnato a Storia di una leggenda. Pininfarina di Flavia Triggiani e Marina Loi, prodotto da Flair Media Production e Rai Documentari per Pininfarina. Il Premio Miglior Film d’Impresa – Area Innovation, Image & Sound a cura di Almaviva Group è stato assegnato a L’archivio del domani di Giulio Pipitone, prodotto dalla sede Lombardia del Centro Sperimentale di Cinematografia per Fondazione EOS. Il Premio alla migliore musica originale, promosso da Caterina Caselli e Sugar Publishing, è stato assegnato a Raffaele Petrucci per la colonna sonora del film Pane Amore e Libertà di Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti. Menzione Speciale per la migliore canzone originale Sugar Publishing a Enel per il brano Eroi interpretato da Fiorella Mannoia nella produzione Enel. L’energia delle emozioni. La Menzione Speciale della Platea Competente è andata a Il ritmo della mezzaluna di Mirko Rodio prodotto dalla sede Lombardia del Centro Sperimentale di Cinematografia per SITE – Società italiana talassemie ed emoglobinopatie. Il Premio Alice nella Città Film Impresa, che è stato assegnato a COSPLAI di Anna Coccoli, prodotto da Anica Academy ETS in collaborazione con Anomalia Media e Steti Produzioni. Sono stati consegnati anche il Premio Speciale Film Impresa Unindustria alla Maison Hermès per il progetto ‘Grand Tour degli Affreschi’ e il film Reviving Saint Benedict’s Frescoes in Naples | Hermès Footsteps Across The World, diretto da Frédéric Laffont, il Premio Speciale alla Creatività al regista Giuseppe Tornatore per il docufilm Brunello, il visionario garbato e il Premio Film Impresa per il Made in Italy a Brunello Cucinelli. I premi speciali sono andati anche a Sergio Castellitto, Presidente di Giuria, e a Pif, che ha ricevuto il Premio Edison Ermanno Olmi.

Ferrovie dello Stato

Tra i film presentati hanno avuto un evento a sé quelli di due grandi brand. Il primo è stato Andata e Ritorno, il film realizzato da Gruppo Creativo Multimedia per il Gruppo FS, scritto e diretto da Roberto Campagna ed Elena De Rosa. Va bene va bene così di Vasco Rossi è il filo conduttore perfetto per una serie di storie di viaggiatori, legate dalla passione, dall’arte, dallo sport e dal lavoro .Soprattutto per quella di Alex, un ragazzo con la sindrome di Down che ogni mattina si alza, segue alla perfezione gli orari in cui deve uscire, prendere il treno e andare al lavoro. “Va bene va bene così” sembra un mantra da ripetere soprattutto a se stesso. Ma possono dirlo tutti gli altri protagonisti del film. “Esiste una tirannia della distanza”, riflette Alessandra Calise Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne Gruppo FS. “Spesso i posti di periferia sono lontani dai centri nevralgici. Ma, grazie al fatto che la rete funziona, questa distanza è alleviata. È anche una distanza culturale, perché, stando lontani dalle cose, a volte si perde la voglia. Con questo film raccontiamo come riusciamo ad abbattere molte barriere, anche culturali”. “Quando nel film entrano i loghi, entrano per caso: abbiamo pensato all’emozione delle storie” spiega la regista Elena De Rosa. “Il treno e le stazioni ci sono sempre”, aggiunge Campagna. “Ma non hai mai l’idea di assistere a uno spot”.

Lavazza

Il secondo evento speciale è stato Nuvola, il docufilm ideato da Virginio Briatore, con direzione creativa di Francesca Molteni e regia di Luca Caon, prodotto da Muse Factory of Projects. Racconta Nuvola, un progetto architettonico destinato a restare nel tempo, che comunica più che mai chi vuole essere oggi il brand torinese. È un progetto di rigenerazione urbana, con un grande senso per la comunità. Francesca Molteni, autrice, regista e fondatrice della cdp, ci ha raccontato il senso del film. “C’è stata una lunga frequentazione di Nuvola e quello che le sta intorno”, ha spiegato. “È Aurora, un quartiere molto particolare di Torino. Abbiamo voluto raccontare chi si è trovato a vivere questo posto senza per forza essere parte di Lavazza. Qui si cerca di includere, e non escludere, tutto quello che non è impresa”. Le imprese che operano sul territorio ne fanno parte, diventano parte del paesaggio. Nuvola non ha chiuso l’impresa in se stessa, ma l’ha aperta alla collettività. Nuvola ha creato una destinazione: vengono a vederla persone da tutto il mondo. “L’architettura non è astratta, ma diventa il luogo della comunità, una nuova piazza”, ha aggiunto Francesca Molteni.

L’Area Narrativa

Iniziamo il racconto dell’Area Narrativa dal vincitore, Il viaggio è appena iniziato di Riccardo Calamandrei, prodotto dalla Cooperativa Trasporti di Riolo Terme. È un film che ha preso spunto proprio dal Premio Film impresa per raccontare un mosaico di storie. “Abbiamo cercato di costruire un corto che potesse far riflettere le persone sul valore della nostra impresa”, ha spiegato Calamandrei. “Abbiamo utilizzato solo attori letteralmente presi dalla strada”. È nato così quello che a tutti gli effetti è un road movie. A brillare in questa sezione sono stati due film della cdp Save The Cut, entrambi caratterizzati dall’unità di tempo e luogo nel racconto, un ottimo lavoro sugli attori e un tocco leggero e ironico. In Mario in tHERApia, di Alessio Lauria, girato per Hera, lo smaltimento dei rifiuti viene trattato in forma di commedia, con il formato di una webserie velocissima. Mario è un uomo che è in analisi per sopportare i cattivi comportamenti della gente in materia di raccolta dei rifiuti. Il primo giorno – generazione talento di Daniele Barbiero, è un corto girato per ELIS e Poste Italiane. È un dialogo simpatico e pieno di sorprese – in ascensore – tra una junior al primo giorno e un senior. Tra figuracce e chiarimenti si valorizza il senso di lavorare insieme. E si capisce che “parlare è un bisogno ma ascoltare è un’arte”, come diceva Goethe. Ci hanno colpito anche due film dedicati alla violenza economica, una prevaricazione legata al gender gap. Punti nascosti di Beatrice Baldacci, prodotto da Giffoni Innovation Hub e Anemone Film, con protagonista Paola Sotgiu, è un film in cui le storie di due donne si legano: chi ha vissuto una violenza economica sa riconoscerla se accade agli altri. E così arriva un aiuto, fino a una catarsi finale. “L’azienda decide di abbracciare un discorso diverso dallo spot”, ha spiegato Luigi Sales, Head of Original Productions di Giffoni Hub. “E vogliamo rompere la logica, tipica dello spot pubblicitario, della continua approvazione. Io faccio approvare la sceneggiatura, ma poi il risultato lo faccio vedere solo alla fine. È un percorso diverso da quello dell’agenzia pubblicitaria. Qui comprano un autore di cinema e devono crederci”. Pane Amore e Libertà di Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti, prodotto da Guasco per Magazzini Gabrielli, vede in scena un fratello e una sorella che giocano alla spesa, ma riprendono i comportamenti del padre e della madre: lui la critica pesantemente, lei piange in silenzio. I bambini ascoltano e ripetono le cose, anche se per gioco. “Il controllo sulla spesa è una forma di abuso. I nostri figli ci guardano”, è il messaggio.

L’Area Documentaria

Il miglior film dell’Area Documentaria a cura di UniCredit è Storia di una leggenda. Pininfarina di Flavia Triggiani e Marina Loi, prodotto da Flair Media Production e Rai Documentari per Pininfarina, un brand che è sinonimo di design, eleganza ed estetica a livello internazionale. Le sue linee semplici e sinuose sono inconfondibili. Pinin Farina era un genio del marketing: esclusa l’Italia, in quanto paese sconfitto, nel salone di Parigi nel dopoguerra, andò davanti al palazzo e parcheggiò lì le auto disegnate da lui, in modo che tutti le vedessero. Arriverà a disegnare le Ferrari. Mario Sesti ci fa notare che i Farina avevano delle facce da cinema; sarebbero potuti essere degli attori che interpretavano se stessi in un film di finzione. Pinin poteva essere l’attore di un certo cinema francese degli anni Cinquanta e Sessanta. Ci ha colpito molto anche La Proiezione di Giovanni Bedeschi e Massimo Tafi, prodotto da Bedeschi Film per Confindustria Intellect. È un film che si svolge in una sala cinematografica, come quelle in cui venivano proiettati i cinegiornali, e che profuma di cinema dall’inizio alla fine. Confindustria Intellect, è la branchia di Confindustria che si occupa di tutto quello che è comunicazione: così su uno schermo scorrono settant’anni di storia d’Italia e della comunicazione italiana. “Abbiamo cercato di raccontare ad altri imprenditori cosa c’è stato dietro i cambiamenti sociali”, ha raccontato Massimo Tafi. “Una Storia d’Italia dal ‘46 a oggi, cercando di far vedere che lavoro c’è stato dietro questa componente di Confindustria”. Il set è un cinema. “Raccontando la storia della comunicazione e delle imprese che fanno parte di Confindustria Intellect, lo abbiamo ambientato nel teatro dove sono stati proiettati tanti cinegiornali che comunicavano il percorso fatto da queste persone”. E così scorrono immagini di decenni, dal Carosello al Branded Entertainment di oggi, che sono cose molto vicine, dal cinegiornale alle piattaforme di streaming, e passano le pubblicità storiche, da “Chiamami Peroni sarò la tua bionda” a “La Milano da bere” dell’Amaro Ramazzotti. È storia della pubblicità anche Non ci vuole un pennello grande… di Graziano Menegazzo per Pennelli Cinghiale. È un film che viaggia indietro nel tempo fino alla nascita di un’azienda che è sempre stata per tutti soprattutto rispetto e famiglia. Ma il clou arriva quando si parla dello storico spot degli anni Ottanta. Ce lo racconta Francesco Papi, che interpretava il vigile e che per la famosa battuta “non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello” fu doppiato. Enzo De Toma, che arrivava in bici con un enorme pennello sulle spalle, in realtà non sapeva andare in bicicletta. Così, nei campi lunghi, fu usata una controfigura. E alla bici furono applicate delle rotelle per i campi stretti.

PFI Explore

L’Area PFI Explore è dedicata ai film fuori concorso. È qui che abbiamo visto La libertà è movimento di Igor Borghi, prodotto da Think Cattleya per Autostrade per l’Italia. È uno spot, ma è così capace di legare messaggio, musica e immagini che si può considerare un mini film di un minuto. È accompagnato della nota canzone di Giorgio Gaber, La libertà. Nel film le immagini di bambini che giocano con le macchinine su una strada immaginaria si fondono con quelle delle strade vere, il film corporate si fonde con lo spot consumer. Igor Borghi è bravissimo nello sposare musica e immagini. Ed è sempre lui il regista di Enel. L’energia delle emozioni, prodotto da Buddy Film per Enel Italia: anche qui c’è uno spot che è anche un film di un minuto e vive di immagini e musica. E in cui c’è una canzone che parla da sola, Eroi di Fiorella Mannoia, composta per l’occasione, per raccontare le storie della gente comune, dell’ordinario che diventa straordinario. Fuori concorso c’è anche il corto I nostri primi 120 anni di Emanuele Del Greco, prodotto da Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, Direzione Corporate Affairs, Communication & Sustainability, in cui si è cercato di condensare 120 anni in 120 secondi, e in cui vediamo Alberto Sordi e Monica Vitti, Totò e Peppino, le gioie del calcio e i dolori delle tragedie. Ma ci ha colpito particolarmente Tanti auguri, di Samuel di Marzo (Pathos per Olidata), con un grande Alessandro Haber, struggente nel ruolo di un padre anziano e solo che aspetta il figlio. E con un twist ending doloroso e inquietante. È invece lieve e ottimista Tutto il tempo del mondo di Daniele Barbiero (MP Film & PRO Format Comunicazione per Takeda Italia) che parla di malattie rare. In scena c’è Enzo Miccio, che fa se stesso, ma costruisce un personaggio classico del cinema americano, il cinico e insensibile che cambia idea.