L’edizione 2026 dell’evento dedicato all’Intelligenza Artificiale ha brillato in termini di proposte e partecipazioni anche sul rapporto tra AI e Sport.
Nell’anno dominato dall’avvento dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina, doverosa una riflessione sulle recenti e sempre più frequenti applicazioni dell’AI all’ambito sportivo.
Così, nella seconda giornata dell’AI Festival (Milano, 21-22 Gen 2026), abbiamo intercettato due interventi di livello emersi a questo proposito: ‘Sport, big data analytics e AI, fra business, diritti, rischi e responsabilità’, tenuto dall’Avv. Paolo Marsilio, e ‘AllenIAmoci: la tutela dei bambini nello sport’. In questo secondo panel ben cinque gli speaker di alto profilo, a partire dall’Avv. Anna Cerbara che ha introdotto i suoi colleghi del gruppo.
Iniziamo, così, osservando più in dettaglio il parere dei due legali. “L’Intelligenza Artificiale sta silenziosamente rivoluzionando lo sport”, ha esordito l’Avv. Marsilio. “Gli ambiti applicativi per i key player come gli stakeholder, le business entity o chi pratica sport a livello amatoriale sono innumerevoli”, ha rimarcato. Esempi? Per l’attività sportiva strettamente intesa, l’AI è impiegata per il miglioramento delle performance, della tattica o della precisione nonché come supporto all’allenamento. In questo senso, ad esempio, stanno proliferando sistemi di analisi predittiva dei dati o l’utilizzo dei dispositivi wearable (es. smartwatch, smartband, smartglass).
Altro ambito è quello del consolidamento della fanbase e fan loyalty: l’AI viene usata per efficientare l’advertising, migliorare la customer experience relativa agli eventi oppure viene usata nel betting o dai broadcaster. In tema di impianti sportivi, vengono adoperate tecnologie per la sicurezza (tramite il riconoscimento facciale) o per la gestione dei flussi dei tifosi. E, ancora, estesa l’applicazione in tema salute (per es. per ridurre infortuni o accelerarne il recupero), di alimentazione, di doping (e suo contrasto) o per la pianificazione di eventi sportivi, nello scouting, nella negoziazione o nella contrattualistica. L’elenco potrebbe continuare. Ma se, da un lato, questo diffuso impiego dell’AI sta reinventando l’approccio alla pratica sportiva (e le attività a essa connesse), ha continuato Marsilio nel suo intervento, dall’altro cela criticità legali importanti. In questo senso, occorrerà attenzionare aspetti come la tutela dei dati personali, la titolarità dei diritti di sfruttamento commerciale, il diritto d’autore e la proprietà intellettuale.
Fermo quanto sopra, tuttavia, il tema, non del tutto chiarito dall’AI Act, che forse appare più incombente è la normazione della responsabilità, del diritto di rivalsa e dei danni risarcibili, al fine di evitare una frammentazione legislativa. “Attesa la velocità con cui i suddetti key player stanno ricorrendo all’AI è necessario fissare certezze a tutela di imprese e utenti finali”, ha poi concluso.
Nel panel dedicato alla tutela dei bambini nello sport, con esperti quali Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes, Massimo Cortinovis, Head of Digital LBA – Lega Basket Serie A, Michele Bianchi Co-Founder & COO di COSMO e Vito Di Gioia, ci siamo soffermati sullo speech d’apertura del panel, tenuto dall’Avv. Anna Cerbara di Sports & Law, come premesso. “Lo sport è uno degli ambiti in cui si sviluppa la personalità dell’individuo sin dalla tenera età e tale importanza gli è riconosciuta anche dalla Costituzione”, ha esordito la legale. “Le famiglie affidano alle società sportive – così come alla scuola – i propri figli confidando che al momento ludico si associ anche quello educativo. Pensiamo agli sport di squadra in cui i piccoli atleti si interfacciano con i loro coetanei, apprendendo valori come rispetto, uguaglianza, condivisione degli spazi, ascolto del prossimo e soprattutto il raggiungimento del risultato sportivo tramite la collaborazione gli uni con gli altri, che prevale sull’individualismo”, ha proseguito. “Proprio per la delicatezza dei soggetti coinvolti il Legislatore ha sentito l’esigenza di dettare normative ad hoc tra cui i decreti legislativi nn. 36/2021 e 39/2021, a cui hanno fatto seguito le successive disposizioni emanate dal CONI e, a livello internazionale da FIFA e UEFA, al fine di favorire il pieno sviluppo fisico, emotivo, sociale e intellettuale delle atlete e degli atleti, la loro effettiva partecipazione all’attività sportiva nonché la piena consapevolezza in capo ai tesserati in ordine ai propri diritti, doveri, responsabilità e tutele. Partendo da queste premesse, possiamo individuare le sfide che una società sportiva deve affrontare in materia di tutela delle persone nello sport, in particolare delle bambine e dei bambini”.
L’Avvocato elenca, così, alcuni punti chiave del loro operato:
1. Adozione di buone pratiche tra cui: creare un ambiente sano, sicuro e inclusivo; riservare a ogni tesserato attenzione, rispetto, impegno e dignità; prestare la dovuta attenzione a eventuali situazioni di disagio percepite o conosciute direttamente, segnalandole senza ritardo ai genitori e alla commissione safeguarding, formando nel contempo allenatori, dirigenti e volontari in tal senso; prevenire comportamenti e condotte potenzialmente lesive ed evitare commenti e valutazioni lesivi della dignità e della sensibilità della persona; prevenire concretamente i rischi di abuso, violenza e discriminazione; assicurare una rappresentanza paritaria di genere nonché l’inclusione;
2. Adozione di un idoneo modello safeguarding e di codici di condotta tramite i quali le società sportive devono interiorizzare e fare proprie le buone pratiche nonché i valori del safeguarding, investendo soprattutto sulla sensibilizzazione e sulla formazione, cose che spesso tendono a non essere perseguite per le scarsissime risorse a disposizione delle società sportive. A tale proposito è importante che i modelli siano effettivamente redatti sulla base della specifica realtà sportiva e non frutto di un mero copia incolla da altri modelli. Così come, nell’individuazione del responsabile safeguarding, è fondamentale che la società sportiva individui con cognizione di causa la persona di riferimento senza optare per scelte dettate dalla mera opportunità.
3. Ascolto e partecipazione del minore;
4. Accurati controlli sui soggetti che entrano in contatto con i minori, con richiesta di certificati di casellario giudiziale e dei carichi pendenti;
5. Costruzione di un sistema di segnalazione efficace in caso di abusi e comportamenti inadeguati, con cui sia garantita la tutela e non una potenziale ritorsione ai danni di chi segnala;
6. Attenta gestione dei social media e della comunicazione, al fine di proteggere la privacy dei minori e prevenire derive digitali (foto, commenti, esposizione mediatica).
Chiude poi il suo intervento così: “la tutela è una responsabilità trasversale, che richiede un impegno culturale, legale e operativo, con il focus specifico sulla vulnerabilità dell’infanzia”.
Hanno poi fatto seguito gli altri quattro speaker del panel, a partire da Paolo Ferrara, Direttore Generale di Terre des Hommes, la nota ONG internazionale nata nel ’60 per proteggere i minori da violenze, sfruttamento, abusi e discriminazioni.
Ricerche dimostrano, infatti, che il 66% dei ragazzi vede il web come luogo di violenza, in primis per revenge porn e cyberbullismo. E pare che almeno 1 giovane su 2 abbia chiesto aiuto a un’AI per un problema sentimentale, di salute o psicologico. La sicurezza va, così, potenziata e la Fondazione punta molto anche sulla formazione di operatori delle società sportive, per garantire l’applicazione delle policy a loro tutela.
Ha ricordato, infine, che per sensibilizzare gli adolescenti sul tema della violenza online, la Fondazione ha siglato un protocollo triennale di collaborazione con la Polizia di Stato. Con lo scopo di prevenire alcuni reati digitali, che coinvolgano minori come vittime o autori inconsapevoli.
Insomma, questa terza edizione dell’AI Festival tenutasi interamente nell’edificio Roentgen dell’Università Bocconi di Milano, come nei due casi precedenti, ha dato una nuova linea guida allo sviluppo dell’AI internazionale. Oltre 10.000, poi, le presenze registrate al termine, con più di 120 tra sponsor, espositori e partner e 200 speaker: un summit internazionale che da Milano rilancia le nuove regole del gioco nel mondo dell’AI.
Ideato e organizzato da Search On Media Group e da WMF – We Make Future, è emerso, infine, un filo conduttore tra tutti gli interventi, dunque anche tra quelli da noi individuati: “l’Intelligenza Artificiale non agisce da sola, ma segue una direzione e ogni direzione nasce da una scelta umana”, ha dichiarato al termine del Festival Cosmano Lombardo, Founder e CEO di Search On Media Group e ideatore di AI Festival e WMF. “Nell’Agentic Era, (l’Agentic AI, ricordiamolo, è un tipo di Intelligenza Artificiale autonoma, ndr) la sfida non è più solo tecnologica ma di sistema: è fondamentale unire le forze tra ricerca, imprese e istituzioni, non solo a livello italiano ma in un’ottica di coesione europea, affinché l’AI sia compresa e utilizzata con consapevolezza per il benessere sociale”, ha concluso Lombardo, forte dell’evidente successo di questa edizione.

