A Palazzo Merulana la mostra di Giorgio Ortona “SENZA CORNICE con i contributi critici di Maria Grazia Calandrone, Plinio Perilli e Claudio Strinati - Media Key
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A Palazzo Merulana la mostra di Giorgio Ortona “SENZA CORNICE con i contributi critici di Maria Grazia Calandrone, Plinio Perilli e Claudio Strinati

“SENZA CORNICE con i contributi critici di Maria Grazia Calandrone, Plinio Perilli e Claudio Strinati

Dal 13 dicembre 2025 al I febbraio 2026, Palazzo Merulana, spazio espositivo sede della Fondazione Elena e Claudio Cerasi a Roma, gestito e valorizzato da CoopCulture, ospita “Senza cornice”,  mostra personale del pittore Giorgio Ortona.

L’esposizione propone una antologica in cui Ortona, architetto di formazione, con il suo linguaggio pittorico, preciso e sospeso allo stesso tempo, indaga la realtà attraverso scorci urbani, interni quotidiani e frammenti di città – in particolare della città di Roma – svuotati di presenza umana, ma carichi di una intensa e silenziosa densità emotiva.

Artista dalla visione internazionale, allievo di Antonio López García e del suo realismo, Ortona sviluppa una pittura realista attraversata da una spinta verso l’astrazione.  Gli sta stretta la classificazione di “pittore figurativo”. I suoi lavori  ritraggono paesaggi, figure e nature morte, tre generi della cosiddetta “arte figurativa” che egli considera pretesti per la sua arte, pretesti che toccano tutti le sue corde. E tutti nella sua produzione si distinguono per una poetica dell’incompiuto, che lascia spazio ad un continuo cambiamento.

In quest’ottica Ortona rivendica  “il coraggio di non incorniciare le sue tele”, esposte in mostra come se fossero parti di un cantiere edilizio, come se ci fossero dei ponteggi con impalcature che evocano un processo ancora in divenire, con ogni quadro ancora in costruzione. Il titolo della mostra,  “Senza cornice”, è dunque una dichiarazione di poetica: come nel suo metodo di lavoro –  in cui la tela resta aperta, resta viva – anche la sua pittura rifiuta la chiusura, invita lo sguardo a superare il perimetro dell’immagine. Le sue vedute di quartiere, finestre, stanze, oggetti comuni sono luoghi sospesi in un tempo che sembra essersi fermato. Una realtà osservata con attenzione, depurata, essenziale, ma mai fredda.


Non lasciatevi ingannare dall’apparente serenità delle sue immagini. Basti pensare ad un’opera su tutte, “Roma Rosa”, in cui il colore è tutt’altro che dolce e rassicurante, ma invece vuole essere, secondo le intenzioni dell’autore, potente e violento, sottolineato dalla scelta di utilizzare uno sguardo dall’alto, espediente ereditato dal maestro spagnolo Lopez Garcia.

Tutto è inquietudine e fermento, nervosismo dell’ossessione e dell’irrequietezza” scrive in uno dei testi critici, che accompagnano il percorso espositivo, la poetessa e scrittrice Maria Grazia Calandrone: “Vitalità, in una parola. Giorgio Ortona è il poeta del movimento figurativo e verbale, nel senso che i suoi quadri e i titoli dei suoi quadri possono cambiare nel tempo. Niente è cristallizzato, niente è fermo. E i titoli che Ortona impone ai quadri importano, perché completano l’opera visiva, spesso senza spiegarla, aggiungendo anzi a quello che si vede (e non si vede) mistero, ironia, malinconia, bellezza”.

“Cerco di mandare fuori strada non lo spettatore ma me stesso”.  Si racchiude in queste parole il manifesto della pittura di questo artista che nella vita, nel suo quotidiano, rifiuta il rituale.

Scrive lo storico dell’arte Claudio Strinati:  “Sicuramente e costantemente nei quadri c’è (verrebbe da dire “prima” ma non si può dato che le opere figurative sono ferme) uno spazio che sembra destinato alla perfetta definizione di sé e un altro concomitante destinato ad una altrettanto perfetta cancellazione. Il suo mondo è bello e le cancellazioni, che vi porta, non danno segnali di incompiutezza o imperfezione ma hanno una radice comune, quella degli strati o dei livelli della percezione che possono arrivare al grado zero e quando vi arrivano non generano tenebra e oscurità ma luce piena e insieme impenetrabile”.

Strinati sottolinea che ciò che meglio si percepisce nei suoi quadri è quello che potremmo definire la “forza dell’appoggio della materia pittorica sulla superficie dipinta”: “Appoggio in senso letterale. Da architetto Ortona costruisce sul serio, dipingendolo, lo spazio estetico, tanto che i suoi quadri contengono sempre in sé latente il processo della fabbricazione dell’immagine. Il problema che Ortona pone e risolve di volta in volta è quello del modo di manifestarsi delle immagini e del loro scomparire”.

Con queso spirito (definizione e cancellazione) Ortona parte dalla sua esplorazione di Roma, città d’adozione e crocevia di forme e memorie stratificate nei secoli, per estendere lo sguardo ad altri luoghi come Tripoli (sua città natale, nel 1960), Napoli, Palermo o Addis Abeba. Negli ultimi anni la sua ricerca include anche il tema dell’acqua, espresso dalla rappresentazione dei bagnanti o dai luoghi del turismo balneare, quali stabilimenti, piscine e spiagge. Il ritratto è rivolto sempre verso soggetti della vita urbana, ad esempio i turisti o gli atleti, e le nature morte, invece, attraverso i sacchi di cemento o materiale per l’edilizia

Questi paesaggi urbani, che, pur nella loro unicità, fanno venire alla mente le periferie del secondo dopoguerra di Renzo Vespignani, vengono attraversati da una medesima cifra stilistica: uno sguardo personale e riconoscibile, una lente soggettiva che restituisce un mondo sospeso tra realtà e visione.