‘Carosello In Love’: su Rai 1 la storia della pubblicità - Media Key
Salta al contenuto
InterneMedia KeyTV Key

‘Carosello In Love’: su Rai 1 la storia della pubblicità

‘Carosello In Love’, il film di Jacopo Bonvicini prodotto da Groenlandia, che vedremo su Rai 1 domenica 30 novembre, attraversa quasi 20 anni di storia della tv italiana, dal 1956 al 1978.

“A nanna dopo Carosello”. C’è chi questa frase se l’è sentita dire e chi ha avuto nonni o genitori che gliel’hanno raccontata. Carosello è stato un fenomeno di costume per almeno tre generazioni ed è stata l’alba della pubblicità in Italia. Ora quest’era è raccontata da Carosello In Love, il film di Jacopo Bonvicini prodotto da Groenlandia, che vedremo su Rai 1 domenica 30 novembre. Il film attraversa quasi 20 anni di storia della tv italiana, dal 1956 al 1978, quando Carosello chiuse per lasciare spazio a un altro tipo di pubblicità, quella americana, quella di 30’ in cui il prodotto aveva spazio per tutta la sua durata. La storia di questo format viene rivissuta attraverso quella di due personaggi, Laura (Ludovica Martino) e Mario (Giacomo Giorgio), una neoassunta che diventa un’autrice e un regista che si sente tagliato per il cinema, ma farà la storia della pubblicità.

Con Carosello In Love la Rai celebra se stessa. Carosello è la storia della televisione italiana, la storia della pubblicità, ma anche la storia di un intero Paese che stava cambiando. “Carosello non è stato solo un programma, ma un fenomeno di costume” ha spiegato Luigi Mariniello, Capostruttura Rai. “È stato un linguaggio unico, dove la pubblicità diventava racconto, un laboratorio in cui attori e registi, alcuni molto famosi, hanno avuto la possibilità di sperimentare. Ha creato personaggi, modi di dire, tormentoni. Che sono ancora nell’immaginario di tutti”. “Il momento di sperimentazione linguistica di Carosello è stato uno spartiacque del mondo dell’audiovisivo”, ha aggiunto Matteo Rovere, CEO di Groenlandia. “Grandi artisti e intellettuali si avvicinavano al mondo commerciale, quello che mia nonna chiamava la réclame, un eco del Carosello. È un racconto che rimarrà iconico”.

In quegli anni Carosello non era solo tivù. Era dappertutto, nei discorsi tra le persone, nei detti popolari, nei nostri usi. “Abbiamo lavorato per provare a entrare in un tempo in cui la tv era un fattore aggregante, di comunione, in un momento in cui certe frasi, certi slogan, un certo modo di stare nella società stavano prendendo piede”, ha raccontato il regista Jacopo Bonvicini. “È stato un fenomeno culturale e di massa”, ha aggiunto uno degli sceneggiatori, Armando Festa. “Avevo un nonno che parlava con frasi di Carosello. È stato un fenomeno enorme perché è stato un format che esiste soltanto in Italia. Erano cortometraggi di due minuti e mezzo, alla fine dei quali veniva messo il prodotto. Ha anticipato il discorso delle serie, perché il commissario della Brillantina Linetti aveva un racconto che continuava a puntate”.

Così, a puntate, sulla televisione in bianco e nero scorrevano dei brand che hanno fatto la storia.  “Falqui. Basta la parola”, “Vecchia Romagna Etichetta Nera, il brandy che crea un’atmosfera”, “Cynar, contro il logorio della vita moderna”, “Dou Dou Dou Dou Dou, Doufour”. E personaggi animati iconici, come Caballero e Carmencita e Calimero. E ancora, grandi attori come Nino Manfredi e Raffaella Carrà. “Abbiamo raccontato il passaggio dal Carosello didattico a quello dell’intrattenimento, i tormentoni, l’arrivo dell’animazione e il Carosello della chiusura”, ha raccontato Armando Festa. Nel 1976, intanto, Carosello aveva raggiunto 20 milioni di spettatori ed era entrato nei cuori di almeno 3 generazioni. Quelli che andavano “a nanna dopo Carosello” sono stati tanti. E a quel mondo vogliono bene. Carosello In Love è un film da vedere. Piacerà a tutti. Ma chi, da anni, fa pubblicità e vive di pubblicità, lo guarderà con occhi ancora diversi.