Giunta alla 28esima edizione, Webranking aiuta a misurare il grado di trasparenza della comunicazione corporate sui canali digitali delle aziende quotate, sulla base di oltre 270 criteri di valutazione che ogni anno evolvono in base al mutare delle esigenze del mercato. Webranking rappresenta la fondamentale base su cui impostare un lavoro più strategico.
Sono 29 i brand italiani monitorati quest’anno tra le 500 maggiori aziende europee per capitalizzazione, secondo l’indice STOXX All Europe 800. Il podio è interamente occupato da marchi italiani: Terna svetta con 95.3 punti (su un massimo di 100), seguita da Poste Italiane (94.1) e Snam (93.8). Il quarto posto di Eni (92.7) e il sesto di Generali (85.3) segnano il predominio tricolore nella Top 10, ma in senso assoluto l’Italia è solamente terza, superata nella classifica della trasparenza da Finlandia e Svezia.
Joakim Lundquist, CEO di Lundquist e responsabile della ricerca Webranking, spiega che “questo accade perché i Paesi del Nord Europa presentano risultati più omogenei, mentre in Italia la cultura della trasparenza è patrimonio specifico di alcune grandi aziende, che si piazzano ai primi posti, mentre ben 11 altre società italiane si trovano nelle ultime 100 posizioni”. Per questo, nonostante il punteggio medio di 53.7 sia superiore alla media europea di 48.4, l’Italia si trova alle spalle dei Paesi scandinavi.
In particolare, le eccellenze italiane si riscontrano nei campi della comunicazione verso candidati e dipendenti e della comunicazione di sostenibilità, mentre sono meno lusinghieri i risultati in tema di investor relations, con uno stile ancora troppo ancora legato alla rigidità dei report per analisti e un’evidente carenza nella capacità di evidenziare le informazioni più importanti.
Proprio l’eccessivo timore di non aderire perfettamente alla compliance rischia di rappresentare un’arma a doppio taglio, capace di frenare le aziende che pure si sforzano di comunicare nella maniera più efficace con i propri stakeholder. “In questo modo si tende a standardizzare la comunicazione, che quindi perde la sua funzione di distintività – continua Lundquist – Al contrario, oggi il pubblico è molto più informato ed esigente sui temi ESG, quindi è necessario lavorare in profondità sulla propria strategia, onde differenziarsi da peer e competitor anche attraverso esempi concreti”.

