THE ROLLING STONES: MICK JAGGER SI E’ RACCONTATO A VIRGIN RADIO - Media Key
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THE ROLLING STONES: MICK JAGGER SI E’ RACCONTATO A VIRGIN RADIO

Venerdì 10 luglio uscirà in tutto il mondo “Foreign Tongues”, il nuovo album dei Rolling Stones.

Il lavoro è stato presentato a Londra e Virgin Radio c’era: Sir Mick Jagger è stato intervistato da Paola Maugeri e alcuni passaggi estratti da questa chiacchierata andranno in onda giovedì 9, alla vigilia dell’uscita dell’album, nello Speciale “Best Rock – ROLLING STONES Foreign Tongues”.

Da oggi il video dell’intervista integrale è on-line su virginradio.it.

Questi alcuni passaggi:

PM: Allora, partiamo dal suo nuovo album, “Foreign Tongues”, un lavoro splendido, in uscita il 10 luglio, sedici giorni prima del suo compleanno. L’avete programmato, o è semplicemente la vita che sa?

MJ: È andata così, nient’altro. Ma sarà un bel regalo, in effetti. Abbiamo fatto dieci brani nuovi, registrati l’estate scorsa a Londra, e ne abbiamo usati quattro da registrazioni precedenti.  Quindi siamo a quattordici: è tanta musica. Qualcuno dirà che quattordici sono troppi. “Exile on Main Street” era un doppio album, ma è passato tantissimo tempo. Quando uscì, la gente disse: è dispersivo.  Capisci che voglio dire? Sai, è così lungo e difficile da affrontare.  Ma tutto questo significa solo che non puoi ascoltare quattordici canzoni in una volta sola.  Già nel 1972 era così.  E oggi la soglia di attenzione delle persone è molto più bassa.  Tutti vengono a parlarmi dei primi due, tre brani: capisco subito che hanno ascoltato solo quelli.

PM: Eppure, quando ascolti questo disco, senti che c’è un’urgenza creativa, una vibrazione rock inconfondibilmente vostra. Quel rock’n’roll esplosivo, come l’ha definito lei. Allora: quando una band smette di dover dimostrare qualcosa al mondo e comincia a farlo puramente per sé?

MJ: Beh, non è per sé. Cioè, ovviamente quando fai un progetto è prima di tutto per te stesso. Poi è per gli amici. Poi è per i critici, perché sono i primi ad ascoltarlo. E infine è per il pubblico più ampio. Quindi accontenta tutti. Ma prima devi accontentare te stesso. Esatto. Quando sei in una band, con un produttore, magari non ami ogni brano allo stesso modo. Ma il punto è creare una varietà di canzoni. È una rock band, insomma. Che alla fine che vuol dire? Il brano dei Rolling Stones più ascoltato in streaming è “Paint It Black”. E non è propriamente classic rock. Non ha niente a che vedere con quello che intendiamo per classic rock. Mostra i Rolling Stones nella loro vena esplorativa, con ritmi e sonorità mediorientali. Effettivamente questo album ha molti stili. C’è il rock, poi la ballata, il blues, e poi il country e il pop. Cerchiamo di coprire tutti questi territori. Se hai quattordici brani, è meglio che tu lo faccia.

PM: Il suo caro amico Tony King ha raccontato con quanta meticolosità lei si prende cura di sé stesso. Dice che si prende cura di sé, della sua persona, del suo personaggio: che canta ogni giorno, si allena ogni giorno. Vorrebbe condividere con noi un paio di queste pratiche?

MJ: Stamattina non ho avuto tempo di fare nessuna di quelle cose. Una meraviglia. Ho fatto giusto un paio di stretching, di corsa, per arrivare a questa intervista. Quindi non ho avuto tempo. È un po’ un mito, ecco. Ma sì, credo che tu debba farlo se vuoi durare a lungo. Devi allenarti. A vent’anni magari non serve. Ma se vuoi prenderti cura della voce, del corpo… tutti devono farlo. Ognuno ha una disciplina. Quindi sì, devi seguire una disciplina. Il che non significa diventarne fanatici. Quando stai per partire in tour, devi essere serissimo. E nei periodi intermedi, se stai facendo un disco, devi essere altrettanto serio. Perché un concerto è lì e poi è andato, capisci? E alla gente non importa davvero se canto bene o no. Nessuno dice mai: ha cantato benissimo. Né: ha cantato malissimo. Non dicono niente. E non lo recensiscono. Ma un disco è per sempre. Quindi devi farlo bene. È fondamentale arrivare alla registrazione con la voce in ottima forma.

PM: Sir Mick, io sono siciliana. E so che lei ama molto la mia terra. Mio nonno diceva sempre: la Sicilia o ti rifiuta, o ti entra nel sangue. Immagino che per lei sia la seconda.

MJ: Sì, sì. La Sicilia mi piace moltissimo. L’Italia mi piace moltissimo. Cioè, l’Italia piace a tutti. È difficile trovare qualcuno che dica di non amarla. Ma la Sicilia la trovo interessante per tanti motivi: ha una cultura speciale, ed è il crocevia di tante culture diverse. Questo la rende affascinante, storicamente così affascinante. E se lo sai, riesci a vederle, quelle cose. Se non lo sai, forse te le perdi. Devi documentarti un po’ sulla storia. Ho trovato la storia normanna della Sicilia davvero interessante, una cosa che prima non capivo bene. Tutto ciò che è stato costruito — le cattedrali, i castelli e così via— è frutto di una mescolanza straordinaria di architetture: una parte la ritrovi anche in Inghilterra, ma il resto, la parte moresca, da noi non esiste. Tutto questo. E poi, naturalmente, le testimonianze greche. Era da lì che veniva il vino preferito dei Greci.

Questa potente operazione rafforza il vitale rapporto che c’è tra il gruppo più importante della storia del rock e Virgin Radio.