Esce "Il potere della transilienza", il nuovo saggio di Riccarda Zezza che trasforma la vita privata nel più grande acceleratore di competenze - Media Key
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Esce “Il potere della transilienza”, il nuovo saggio di Riccarda Zezza che trasforma la vita privata nel più grande acceleratore di competenze

Edito da Franco Angeli, il nuovo libro dell’autrice – che presenta dati raccolti in 10 anni con il coinvolgimento di oltre 70.000 persone – smonta il falso mito della divisione tra vita e lavoro, dimostrando scientificamente come genitorialità, cura, passioni e momenti di crisi siano le vere “business school” del futuro.

Per anni abbiamo considerato la vita personale come un “fuori-campo” del lavoro, un altrove da proteggere o nascondere per non intaccare l’idea di performance. Siamo stati abituati a vivere la nostra identità con la “logica della scarsità”, come se fosse una torta a spicchi in cui il tempo e l’energia dati alla famiglia vengono inevitabilmente sottratti alla carriera. Ma se questa divisione fosse non solo falsa, ma profondamente dannosa?

Arriva in libreria “Il potere della transilienza“, il nuovo libro di Riccarda Zezza edito da Franco Angeli. Con la prestigiosa prefazione di Tomas Chamorro-Premuzic, professore di psicologia organizzativa alla UCL e Columbia University, il saggio accende i riflettori su un concetto rivoluzionario destinato a cambiare per sempre le regole della crescita personale e professionale. Strutturato in cinque capitoli, il volume accompagna i lettori in un percorso pratico e trasformativo. Al suo interno, solide basi scientifiche e neurobiologiche si alternano a strumenti operativi da testare da subito, come le “Role Map” e le “Life Map”, utili per mappare i propri ruoli e scoprire i propri talenti nascosti. A dare vita e concretezza alla teoria vi sono decine di storie, dati e casi reali raccolti in anni di ricerca dall’Osservatorio Lifeed – realtà fondata dalla stessa Riccarda Zezza – in contesti estremamente diversi tra loro: dalle aule di formazione aziendale al volontariato, dalle donne del carcere di Rebibbia alle madri di bambini neurodivergenti, fino alle professioniste over 50 e alle giovani con disturbi alimentari. Il testo è inoltre arricchito da innumerevoli voci e testimonianze dirette di persone che hanno già sperimentato la transilienza nel loro quotidiano, dimostrando, con le loro riflessioni personali, come sia davvero possibile sbloccare un inaspettato “capitale identitario” e trasferirlo ovunque serva.

Che cos’è la transilienza?

Accolta come neologismo nell’Enciclopedia Treccani nel 2023, la transilienza è “la meta-competenza che consente di trasferire intenzionalmente risorse (competenze, comportamenti, significati, energie) tra i propri ruoli. In media, ogni adulto ha 5,4 ruoli attivi ogni giorno (ad esempio: figlio, compagno, genitore, amico, volontario, ecc). Il lavoro occupa gran parte del nostro tempo, ma pesa solo per il 42% sulla nostra identità totale; il restante 58% vive altrove, nelle relazioni, nelle passioni e nelle appartenenze. La transilienza ci insegna che non dobbiamo aggiungere competenze esterne, ma riconoscere e ridistribuire quelle che già possediamo. Un genitore che gestisce priorità multiple sviluppa infatti capacità di negoziazione, chi assiste un anziano allena la gestione dell’incertezza, e un volontario affina doti di leadership. Sono queste le competenze più strategiche e richieste oggi dai contesti complessi.

Dalla resilienza alla transilienza

In un’epoca segnata da cambiamenti continui, l’autrice ci spiega perché la tanto celebrata “resilienza” non basta più: la resilienza punta a resistere e a “tornare come prima” dopo un urto, ma le sfide del XXI secolo ci impongono di trasformarci. La transilienza permette di superare il concetto di sopravvivenza per abbracciare l’espansione dell’identità, portando le risorse apprese nelle transizioni di vita (una malattia, una separazione, un trasloco) a vantaggio di tutti gli altri ruoli, lavoro compreso.

Non si può tornare a vedere la complessità come un peso una volta che si è capito che è una risorsa. Non si può tornare a vivere “a pezzi” una volta che ci si è visti interi. La libertà che la transilienza rende possibile non è fare tutto o essere ovunque: è non sentirsi definiti da un solo ruolo, da una sola versione di sé stessi. Mostrare con fiducia, a noi stessi e al mondo, tutte le parti di noi non è l’espressione di un grande ego, non è un atto di vanità: è una presa di responsabilità rispetto a tutto ciò che possiamo essere e fare”. commenta Riccarda Zezza.

Per saperne di più sul libro: https://www.francoangeli.it/Libro/Il-potere-della-transilienza-Trasferire-le-competenze-tra-i-ruoli-della-vita?Id=30557