Dal ristorante stellato Il Marin alla destinazione Ortica con ospitalità, all’interno della Tenuta Golfo Paradiso, per arrivare alla doppia anima street food di Nonno Giuan a Genova e all’area hospitality per le partite casalinghe della Sampdoria: una visione gastronomica che tiene insieme alta cucina, accoglienza e identità territoriale
Fare ed essere, quando si parla di cucina, si distinguono in una sola parola: identità. Per Marco Visciola la Liguria è una materia viva da interpretare, approfondire e restituire in forme diverse, senza disperderne la sostana. È da questa visione che prende forma un ecosistema gastronomico coerente e riconoscibile, capace di muoversi tra fine dining, ospitalità, agricoltura, ristorazione popolare e grandi numeri, mantenendo sempre saldo un legame profondo con Genova, con il suo mare e con il suo entroterra.
Al centro di questo racconto c’è Il Marin, il ristorante una Stella Michelin, affacciato sul Porto Antico di Genova, dove Visciola porta avanti una cucina di mare che affonda le radici nel DNA ligure e lo rilegge con tecnica contemporanea, sostenibilità, studio del pescato e una sensibilità ormai pienamente riconoscibile. Intorno a questa insegna si è sviluppato negli anni un progetto più ampio, che oggi supera i confini del ristorante gastronomico per diventare un vero sistema di ospitalità.
A Pieve Ligure, questo percorso trova una sua estensione naturale in Tenuta Golfo Paradiso, realtà immersa negli uliveti e affacciata sul mare, che accoglie il Ristorante Ortica e l’ospitalità di Casa Vittoria. Qui la cucina, firmata sempre da Visciola, ruota attorno a brace, terra e mare, mentre la destinazione si completa con un’idea di soggiorno e di esperienza che restituisce alla Riviera ligure una dimensione autentica, contemporanea e altamente attrattiva. A rafforzare questa direzione c’è anche il lavoro legato agli appezzamenti agricoli curati in collaborazione con giovani reti locali, ulteriore segnale di un progetto che tiene insieme ristorazione e territorio in modo concreto.
Accanto all’alta cucina e alla destinazione, Marco Visciola ha scelto di presidiare anche il versante più immediato e quotidiano del gusto con Nonno Giuan, progetto dedicato alla memoria familiare e alla cucina sincera, oggi presente con due indirizzi a Genova, tra il centro e Albaro. Un format che traduce il sapere gastronomico in un linguaggio accessibile, popolare e fortemente identitario, dove focaccette, bottega e gastronomia d’asporto diventano strumenti concreti per parlare tanto ai genovesi quanto ai turisti.
A completare questo universo c’è anche l’esperienza maturata dal 2018 ad oggi, nell’area hospitality dello stadio Luigi Ferraris all’interno della Tribuna Autorità e degli Sky Box in occasione delle partite casalinghe della U.C. Sampdoria, un contesto in cui la cucina di Visciola entra in dialogo con il pubblico, con l’evento sportivo e con una delle identità più riconoscibili della città.
Un tassello che conferma la capacità dello chef di muoversi con credibilità tra registri diversi, senza perdere qualità, visione e riconoscibilità.
A partire da questo nuovo capitolo, la Comunicazione & Press Office di Marco Visciola e dell’intero ecosistema che fa capo ai suoi progetti – Il Marin, Ortica, Casa Vittoria, Tenuta Golfo Paradiso, Nonno Giuan e l’hospitality firmata per la Sampdoria – è affidata all’agenzia guidata da Nadia Afragola. In continuità con il lavoro già sviluppato dall’agenzia su progetti ad alta identità, l’obiettivo sarà costruire una narrazion autorevole, capace di valorizzare allo stesso tempo il profilo dello chef, le singole insegne e la forza sistemica del progetto nel suo insieme.
L’agenzia seguirà il posizionamento strategico, le relazioni con la stampa, la valorizzazione dei menu, delle esperienze, dei progetti speciali e delle future evoluzioni del gruppo, con un focus preciso: raccontare Marco Visciola non soltanto come chef stellato, ma come interprete contemporaneo della Liguria e artefice di un modello capace di tenere insieme ristorazione d’autore, ospitalità, agricoltura e presidio urbano.
In una piazza come Genova, questo significa trasformare una costellazione di insegne in una visione forte, leggibile e distintiva, in grado di dare ancora più peso narrativo a un territorio che nella cucina può trovare una delle sue forme più evolute di racconto.

