La collaborazione tra Arte Fiera e Fondazione Furla si rinnova dal 5 all’8 febbraio con un’opera inedita di Chalisée Naamani che intreccia scultura, performance e installazione, in cui i capi di abbigliamento diventano metafora di cura e archiviazione.
La pratica di Chalisée Naamani si sviluppa all’incrocio tra arte, moda e pubblicità, ambiti che l’artista analizza come sistemi di produzione di immagini, desideri e modelli identitari. Attraverso un linguaggio ibrido che attraversa scultura, performance, fotografia e tessile, Naamani indaga il modo in cui il corpo viene costruito, rappresentato e consumato nella cultura visiva contemporanea, facendo dell’abbigliamento un vero e proprio medium. Nei suoi lavori, l’abito non è mai un semplice oggetto funzionale, ma un’interfaccia simbolica: una superficie su cui si depositano narrazioni estetiche, sociali e politiche, simili a quelle che circolano nei linguaggi della moda e della comunicazione pubblicitaria. Elemento centrale della sua ricerca sono i ‘vêtements-images’, abiti concepiti come dipinti o sculture, non destinati a essere indossati ma a essere guardati. Stampati con immagini tratte da un archivio personale in costante trasformazione, questi capi rielaborano codici visivi provenienti dalla storia dell’arte, dalla pubblicità e dalla moda, rallentandone la circolazione e sottraendoli alla logica dell’immediatezza e del consumo. L’abito, da strumento di costruzione identitaria rapida e riconoscibile, si trasforma così in un’immagine-oggetto che chiede tempo, attenzione e interpretazione.
Con Wardrobe (2025), progetto inedito realizzato su invito della Fondazione Furla nell’ambito della collaborazione con l’edizione 2026 di Arte Fiera a Bologna (5-8 Feb), Naamani estende questa riflessione allo spazio architettonico e performativo. Pensata appositamente per il Padiglione de l’Esprit Nouveau, l’opera intreccia installazione, scultura e azione dal vivo, trasformando l’icona del modernismo lecorbusiano in un grande guardaroba. In questo contesto, la ‘machine à habiter’ diventa metafora di un sistema produttivo che, come la moda e la pubblicità, organizza il quotidiano attraverso gesti ripetuti, funzioni ottimizzate e immagini standardizzate. Un binario per appendere abiti attraversa l’edificio seguendone le geometrie razionali, fino a culminare in uno spazio in cui numerosi copriabiti in tweed bianco, identici e ordinatamente sospesi, costruiscono un ambiente sospeso tra magazzino, backstage e set. Per la prima volta nella pratica dell’artista, l’abito scompare, lasciando visibile solo la sua custodia. Questo slittamento concettuale – dal vestito al copriabito – apre una riflessione sul concetto stesso di ‘wardrobe’, inteso non solo come insieme di capi, ma come luogo di conservazione, protezione e archiviazione dei corpi e delle immagini.
Il tweed, materiale storicamente carico di riferimenti legati alla tradizione, alla classe e alla durata, sostituisce le immagini stampate tipiche dei lavori di Naamani. Apparentemente neutro, il tessuto rivela, invece, una memoria implicita che dialoga con i codici visivi della moda e con l’estetica controllata e seriale della pubblicità, mettendo in discussione l’idea di neutralità come valore. Al centro di questo scenario, l’artista attiva una performance basata su un gesto domestico e ripetitivo: stirare. Azione che richiama cura, attenzione e manutenzione, ma anche meccanicità e alienazione, lo stirare diventa qui un atto simbolico che mette in relazione corpo, lavoro e spazio. Inserito nel contesto del Padiglione, il gesto richiama la visione modernista della casa come macchina efficiente, ma allo stesso tempo ne rivela la dimensione affettiva e corporea, spesso rimossa dai discorsi funzionalisti.
Il ruolo della Fondazione Furla è centrale nel rendere possibile questo dialogo complesso tra linguaggi. Attraverso il programma di azioni dal vivo, curato da Bruna Roccasalva, la Fondazione si conferma come una piattaforma di produzione che sostiene pratiche capaci di interrogare criticamente i confini tra arte, moda e cultura visiva contemporanea.

