I Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 rappresentano un laboratorio infrastrutturale senza precedenti, in cui il cemento si conferma protagonista delle grandi opere olimpiche, storiche e contemporanee. Dalla riqualificazione di impianti simbolo come lo Sliding Centre e lo Stadio del ghiaccio di Cortina, fino alle nuove infrastrutture sportive e di mobilità, il cemento non è solo materia prima: è il filo che lega passato e futuro delle grandi opere olimpiche, permettendo di valorizzare impianti storici e di costruire infrastrutture durature e sostenibili.
Come sottolinea l’architetto Fabio Saldini, Commissario di Governo e Amministratore delegato della Società Infrastrutture Milano Cortina in un’intervista rilasciata a IIC L’INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO, pubblicata nell’ultimo numero dedicato alle grandi opere in cemento realizzate nell’ultimo secolo in Italia per i Giochi Olimpici: “Fin dal masterplan di candidatura, la scelta dell’Italia è stata quella di riqualificare l’esistente, e questo si è fatto su alcune delle opere-icona di Milano Cortina 2026. Su tutti penso allo Sliding Centre di Cortina, una pista nata agli inizi del ‘900”.
Nel racconto olimpico italiano, il cemento accompagna l’evoluzione delle grandi opere come materiale capace di attraversare epoche e linguaggi architettonici. Alle Olimpiadi estive di Roma 1960, il Palazzetto dello Sport, il Palazzo dello Sport all’EUR e lo Stadio Flaminio di Pier Luigi Nervi diventano simboli di una stagione straordinaria dell’ingegneria italiana, affiancati da infrastrutture urbane ancora oggi strategiche come i ponti della cosiddetta “via Olimpica”.
Con Cortina 1956, il cemento dà forma agli impianti cardine degli sport invernali: lo Stadio del ghiaccio, la pista da bob e il trampolino Italia, opere che uniscono rigore strutturale e integrazione paesaggistica.
A Torino 2006, il calcestruzzo diventa invece strumento di reimpiego e trasformazione, con edifici come il Palazzo delle Mostre e il Salone B di Torino Esposizioni riconvertiti in sedi di gara e allenamento di sport invernali come pattinaggio e hockey sul ghiaccio.
Questa lunga tradizione trova continuità nei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026, dove il cemento consente di recuperare e rinnovare opere storiche di Cortina – dallo Stadio del ghiaccio alla pista da bob Eugenio Monti – e di realizzare nuove infrastrutture concepiti fin dall’origine per avere nuova vita a competizioni concluse. “Il cemento è stato indispensabile per realizzare in tempi record il villaggio olimpico, che poi diventerà housing sociale e uno studentato per il Politecnico e le università di Milano già dal prossimo anno accademico: qui la prefabbricazione ha consentito di accelerare il cantiere, adottando un’innovativa combinazione di colonne di acciaio riempite di calcestruzzo e solette armate”, scrive Tullia Iori, Storica dell’ingegneria e direttrice di IIC-Industria Italiana del Cemento, nel suo ultimo editoriale.
Un approccio che trova piena attuazione nel piano coordinato da Società Infrastrutture Milano Cortina (SIMICO), chiamata a realizzare 98 interventi tra opere sportive e di trasporto, per un investimento complessivo di 3,4 miliardi di euro. Opere in cemento pensate non come strutture effimere, ma come legacy permanente per i territori.

