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‘Alien: Pianeta Terra’ è la nuova serie Disney+

‘Alien: Pianeta Terra’, una produzione FX dal produttore vincitore dell’Emmy Award Noah Hawley, arriva in Italia su Disney+ mercoledì 13 agosto con i primi due degli otto episodi disponibili, seguiti da uno a settimana ogni mercoledì.

Le nostre amate, e discusse, piattaforme di streaming riescono a portarci prodotti ambiziosi e di grande qualità. E così sempre più spesso capita che una serie tv diventi puro cinema. È il caso della sorprendente serie Alien: Pianeta Terra, una produzione FX dal produttore vincitore dell’Emmy Award Noah Hawley, in arrivo in Italia su Disney+ mercoledì 13 agosto con i primi due degli otto episodi disponibili, seguiti da uno a settimana ogni mercoledì. Il famoso franchise nato dal film di Ridley Scott del 1979 continua a riprodursi, proprio come lo xenomorfo al centro della storia. Qui diventa una serie. Ma è qualcosa di nuovo.

L’Alieno ha una presenza importante, è ancora più spaventoso e minaccioso, ma non c’è solo lui. La serie intende calarsi di più in quel mondo per ragionare su altri aspetti. Ad esempio, su quegli esseri artificiali che sono sempre stati una parte importante di Alien. Qui l’essere artificiale è protagonista. Si immagina che una mente umana possa essere trasportata in un corpo sintetico e dare vita a un nuovo tipo di essere: l’ibrido. “La mia ambizione è sempre stata quella che questo genere fosse qualcosa di più che intrattenimento”, ha raccontato il produttore Noah Hawley nella conferenza stampa internazionale. “Credo che la fantascienza abbia la responsabilità di parlare dei problemi che stiamo affrontando e di provare a immaginare un futuro in cui possiamo risolverli”.

Esseri umani pur non essendo umani. Un’intelligenza non artificiale, ma reale. Un modo per trovare una cura, per fermare la morte. Alien: Pianeta Terra prova a immaginare quale potrà essere il nostro futuro. “Se chiedi a chi ha inventato la tecnologia che usiamo oggi ti dirà che è stato influenzato dalla fantascienza, che al liceo era un nerd appassionato dalla sci-fi”, ha spiegato il produttore. “Il lavoro degli scrittori di fantascienza è progettare il futuro che potremo poi realizzare nel tempo. Viviamo delle fasi per cui le storie possono essere distopiche o più cariche di speranza. C’è 2001: Odissea nello spazio e poi c’è Star Wars e poi c’è Alien: in Star Wars guardi verso l’alto, in Alien verso il basso. La mia responsabilità nel portare Alien sul piccolo schermo è stata quella di creare una visione del futuro. Di porre domande su che cosa è umano e se l’umanità può sopravvivere ai suoi peccati. Magari possono portare un po’ di ottimismo al mondo”.

Si parla anche di capitalismo, ma in modo nuovo. “L’idea di Alien è che tutti i personaggi siano in balia di queste corporation senza nome e senza volto”, ragiona il produttore. “Nella nostra era le corporation hanno un volto, quello di giovani tecnocrati, che sono CEO famosi e miliardari. L’idea del capitalismo degli anni Settanta non sarebbe stata adatta al mondo in cui viviamo oggi. Una volta che l’analogia con Peter Pan emerge nel racconto, diventa chiaro che il CEO di questa tecnologia ibrida diventerà lui stesso Peter Pan”.

La giovane protagonista, Wendy (anche questo nome è mutuato da Peter Pan), interpretata da Sydney Chandler, è una bambina che si trova trasportata nel corpo, artificiale, di una giovane donna. “Credo che Noah sia stato bravo a creare un personaggio molto stratificato e concreto”, ha raccontato l’attrice. “Ho bilanciato i due aspetti, quello della bambina e dell’adulta, a seconda di chi mi trovavo di fronte mentre recitavo. Ogni attore porta un colore differente a questo lavoro e questo mi dava più informazioni su chi stessi interpretando. Avevo in mente l’immagine di due magneti che spingono in due direzioni opposte e che non potessi far incontrare perché la mente è conosciuta mentre il corpo è un territorio sconosciuto. È come se lei stesse cercando cosa ci fosse in mezzo”.