Allestimento e grafica raccontano il dialogo tra immagini e parole, un incontro inclusivo ed emozionale tra letteratura e arte.
Dotdotdot ha progettato l’allestimento per la mostra Baj + Milton. Paradiso perduto. I paradossi della libertà alla BFF Gallery nell’headquarter di BFF Bank a Milano in Viale Scarampo.
La mostra, a cura di Maria Alicata e Giovanni Carrada e aperta fino al 17 ottobre, presenta 40 acqueforti realizzate da Enrico Baj per l’edizione del 1987 de Il Paradiso Perduto di John Milton (Mastrogiacomo Editore): nell’allestimento, grafica, interior design, cromie e perfino il respiro e la distanza che viene lasciata tra le opere contribuiscono attivamente alla costruzione del racconto espositivo, basato sul dialogo tra la parola scritta e l’opera pittorica.
I grandi fondi colorati che ospitano gli scritti associati a ciascuna opera – riecheggiando visivamente le incisioni – creano un dialogo diretto tra immagine e parola. Questo gioco reciproco conferisce pari importanza a entrambe le forme e sostiene in modo chiaro e inclusivo il concept curatoriale.
La mostra si apre con un elemento architettonico leggero: autoportante grazie alla sua forma sottilmente prismatica, questa partizione essenziale ed estremamente minimale accoglie i visitatori e guida il loro sguardo. Il sottile uso dell’oro nel profilo, richiamo alle cornici originali delle incisioni, introduce subito il tema centrale dell’integrazione tra scrittura e visione, tra Milton e Baj. Questo legame si rinnova nella sezione pensata per i bambini, guidata da una segnaletica narrativa composta da serpenti stilizzati – figura ricorrente nell’universo simbolico di Milton.
Al piano terra della BFF Gallery, l’allestimento si apre con un grande montaggio combinatorio dell’Apocalisse (1978–2001): un “puzzle aperto” composto da alcune delle oltre duecento sagome in legno che danno forma a quest’opera. Pensata da Baj come un work in progress, l’installazione intreccia pittura e collage in una narrazione che attraversa lo spazio e mette in scena gli archetipi del conflitto tra bene e male: serpenti, arcangeli, figure umane.
Una parete ospita il colophon e il testo curatoriale, mentre sulla sinistra prende forma il primo nucleo narrativo, centrato su simboli apocalittici – come gli occhi di Dio, serpenti e lucertole – che accompagna il visitatore verso il piano inferiore.
Qui sono esposte le quaranta acqueforti realizzate da Baj nel 1986 su invito di Roberto Sanesi, che ne selezionò e tradusse i versi. Pubblicate nel 1987 come libro d’artista, le incisioni offrono una lettura visiva dei testi di Milton e sono articolate in otto sezioni tematiche, ognuna dedicata a un “paradosso della libertà”. Libertà, male, tentazione e riscatto sono alcuni dei temi affrontati, in un continuo intreccio tra dimensione letteraria e rappresentazione figurativa.
Al termine di ciascuna sezione, una scheda di approfondimento mette a confronto la visione miltoniana con l’interpretazione artistica di Baj, invitando a un dialogo diretto tra i due linguaggi.
La mostra si conclude con un video che raccoglie diverse interpretazioni contemporanee dell’opera di Baj, offrendo uno sguardo collettivo e attuale su una ricerca artistica che continua a parlare al presente.

